Oltre 400 immigrati hanno manifestato davanti alla Prefettura di Reggio Calabria per chiedere condizioni di vita dignitose e permessi di soggiorno per poter lavorare. Ma la maggior parte degli immigrati, raccoglitori di arance, sopravvivono sotto il giogo infame dei caporali al soldo della ‘ndrangheta.
di Roberto Calabrò – 7 gennaio 2010
da www.repubblica.it
Rosarno, solo piccole novità positive. Ma resta la piaga dello sfruttamento
I fatti di Rosarno, un monito da non dimenticare
Ricordare quanto accaduto un anno fa a Rosarno è importante perchè quei fatti ancora oggi rappresentano un monito da tener ben presente. Non proporre modelli alternativi allo sfruttamento dei lavoratori stagionali e al degrado in cui sono costretti a vivere significa assumersi una grande responsabilità circa le conseguenze che ne possono scaturire. Conseguenze che danneggiano tutti, i migranti ma anche la comunità locale.
Laura Boldrini – 5 gennaio 2010
da http://boldrini.blogautore.repubblica.it
A Rosarno ricomincia la stagione delle arance, mentre nulla è cambiato
Nel corso di quest’anno non c’è mai stato un dopo-Rosarno: non è mai stata impostata una nuova legislazione sull’immigrazione, nuove regole che consentano l’emersione dei lavoratori stranieri dall’economia dello sfruttamento e del ricatto imposto dai caporali.
di Davide Galati – 22 novembre 2010
da http://vociglobali.it
Dossier: a Rosarno 20 anni di soprusi sui neri. Spari nel ‘90, duplice omicidio due anni dopo
Giovedì a Roma un convegno organizzato da tutte le associazioni antirazziste.
Il rapporto illustrato anche ad una delegazione del Parlamento Ue in Calabria.
Che la ‘ndrangheta sia lì, attorno ai campi dove si raccolgono arance e mandarini, senza neanche il fastidio di nascondersi, è cosa risaputa. E che a sparare contro i neri ridotti in schiavitù siano sempre loro delle ‘ndrine, affinché “gli schiavi” si pieghino alle condizioni disumane alle quali sono costrettti e non si azzardino a protestare, è altrettanto noto. Ma poi è di dominio pubblico anche il fatto che le fucilate contro gruppi di immigrati, non sono soltanto un “gioioso passatempo” dei rampolli della mafia, che sparano per “farsi le ossa” e farsi conoscere, ma rappresentano una strategia terroristica che a Rosarno funziona dal 1990, fin dai primi flussi migratori dei manovali provenienti dall’Africa. Tutto nell’indifferenza generale.
di Carlo Ciavoni – 15 febbraio 2010
da www.repubblica.it

