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I video «inchiodano» la questura

Ieri rilasciati gli ultimi due arrestati nella notte di sabato, per loro c'è l'obbligo di firma. Manganellate «gratuite», insulti ai giovani che protestavano contro l'apertura di una sede di Forza Nuova a Bergamo. Mentre i neofascisti, «protetti» dal cordone di polizia e carabinieri, sfilavano con caschi e bastoni. Guidati dal loro leader, l'europarlamentare Roberto Fiore. Ecco cosa è accaduto sabato pomeriggio nel capoluogo orobico Le immagini dimostrano le cariche indiscriminate contro i manifestanti.

Una volta si sarebbe detto «carta canta». Oggi, con le nuove tecnologie, a parlare non sono più fogli ingialliti, ma video, blog, pagine internet. E per parlare, parlano eccome. Di più, denunciano, con le loro immagini, quello che realmente è accaduto sabato scorso a Bergamo. E dicono chiaro che, al di là delle strumentalizzazioni politico-giornalistiche che già sono state fatte, ancora una volta si è assistito, perlomeno, a un vergognoso «doppiopesismo» delle cosiddette «forze dell'ordine».
Che, da un lato, hanno caricato indiscriminatamente, con una violenza che ricorda da vicino i giorni del G8 di Genova, i manifestanti antifascisti che protestavano in piazza contro l'apertura, nel quartiere più multietnico di Bergamo, di una sede del partito neofascista Forza Nuova. Il bilancio della giornata, cinquantanove persone portate in questura e alla caserma dei carabinieri. I più, liberati in nottata. Gli ultimi due arrestati, rilasciati ieri, con l'obbligo di firma due volte alla settimana. Dall'altro, poco prima, hanno «accompagnato» cento-duecento loschi figuri nella loro «camminata» per le vie della città, con il loro armamentario di caschi, bastoni e i soliti vecchi slogan che puzzano di Ventennio. Schierati a falange, caschi in testa, bastoni tra le mani, i forzanovisti hanno potuto sfilare tranquillamente, protetti da un nutrito cordone della polizia, urlando i loro «boia chi molla» indisturbati. Roba da portarli tutti in caserma, con l'accusa di apologia di fascismo in base alla legge Scelba del 1952, ancora in vigore, ma troppe volte dimenticata.
Ieri il coordinamento antifascista di Bergamo ha indetto una conferenza stampa in una sala del palazzo comunale orobico per dire la sua. Per spiegare che l'antifascismo deve essere nel dna di qualsiasi forza democratica che voglia governare la città. Che una sede di Forza Nuova in un quartiere abitato da tantissimi immigrati, che convivono civilmente con gli autoctoni, è un'offesa alla città, e un pericolo per la tanto decantata sicurezza di cui i nostri politici si riempiono la bocca. E, soprattutto, per denunciare i pestaggi della polizia. A livello politico, gli unici a difendere i ragazzi picchiati sabato sono il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer e il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, che hanno chiesto al ministro degli Interni Roberto Maroni di «chiarire immediatamente le responsabilità istituzionali di quanto accaduto».
Ma a parlare, ancora più delle testimonianze, sono i video, girati da cineamatori, ragazzi col telefonino, semplici passanti. Che raccontano di una violenza inaudita, gratuita, «spiegabile» solo con le parole di un funzionario della Digos, che avrebbe ammesso che «il clima è cambiato, non c'è più un governo di centrosinistra». Quindi, protetti dalle alte sfere, ci si può lasciare andare a cose simili. E allora è possibile compiere rastrellamenti a casaccio, portando in questura chiunque sia «colpevole» di essere presente in quel luogo e in quel momento. Si può urlare a una ragazza, che manifestava con il suo fidanzato, «zecca, puttana», prima di tirarle una manganellata sulla schiena. E ci si può permettere anche di mettere il proprio anfibio sulla testa di un ragazzo a terra, dopo averlo colpito col manganello, e apostrofarlo con un «gentilissimo» «Stai zitto pezzo di merda». Il tutto, quando il più dei manifestanti se n'era già andato a casa, e i pochi che restavano stavano raggiungendo le loro automobili per andarsene. Non regge quindi la «scusa» che le cariche sarebbero state fatte per impedire che i due opposti cortei venissero a contatto. No, perché i neofascisti a quel punto, soddisfatti per il trattamento loro riservato, se ne stavano già al calduccio delle loro case. E non si parli neppure di vetrine sfasciate, fionde, bastoni e tirapugni trovati addosso ai manifestanti. Che a Bergamo, sabato, le uniche cose ad «andare in frantumi» sono state le teste dei manifestanti «massaggiati» dai manganelli della polizia. Che non si è fermata neppure davanti a ragazzi con le mani alzate, che urlavano «basta, smettetela». Anzi, si sono pure fatti aiutare nella loro azione da alcuni figuri con il viso coperto dal passamontagna, ma ben visibili in alcuni video, che, accanto ai poliziotti, si sono divertiti a prendere a mazzate i ragazzi che protestavano.
Del resto, Bergamo (città e provincia) è in campagna elettorale, e certo non si può lasciare mano libera a «delinquenti» che vorrebbero scorrazzare liberi per la città a urlare che «essere fascisti è reato». Meglio difenderli, i fascisti, che qualche voto magari lo portano. Benvenuti a Bergamo, padania, Italia.


Alessandro Braga

da www.ilmanifesto.it - 3 marzo 2009
segnalato da www.obiettivo.info/FabioNews





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11 dicembre 2009