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Sinistra: la svolta di Chianciano
Tornare da Chianciano e vederne il resoconto dei media è sorprendente e disarmante. Non so se si tratti di superficialità, se vi sia della mala fede o se notizie riservate, a me ignote, possano aver ribaltato i fatti accaduti nel paesino toscano, ma è chiaro che chi ha scritto o detto la gran parte delle parole spese sul seminario dei cosiddetti Vendoliani non è stato lì.
Provo a riepilogare i fatti. Nichi Vendola apre con un intervento di circa un’ora il seminario di Rifondazione per la Sinistra, l’area nata dopo il congresso di Rifondazione Comunista di luglio per raccogliere i militanti della mozione Vendola. Interpreta e spiega quanto avvenuto dal congresso ad oggi e ribadisce la propria uscita dal PRC, per avviare immediatamente il processo costituente di un nuovo soggetto politico che possa riunire la sinistra. Le sue parole, sebbene convinte e convincenti, sono tranquille e moderate, prende tempo, non sa ancora come i militanti reagiranno e cosa diranno negli interventi dei due giorni toscani. Viene tuttavia interrotto più volte dagli applausi e una breve standing ovation accoglie le sue ultime parole sulla sinistra che verrà.
Il dibattito ha inizio e durerà due mezze giornate abbondanti, ci sono più di 700 militanti iscritti al PRC e saliranno sul palco volti noti e meno noti, da Franco Giordano a Titti De Simone, da Gennaro Migliore a Betta Piccolotti, da Piero Sansonetti ad Alì Rashid. Ma le televisioni sono andate via, impegnate a lanciare nei vari TG nazionali la notizia che Vendola ha fondato l’RPS con la stella! Un nuovo soggetto, un nuovo partito! Peccato si trattasse invece della sigla dell’area vendoliana che proprio in quel seminario doveva sciogliersi, con l’uscita dal partito, per dare vita ad un nuovo movimento che traghettasse nel giro di qualche mese al soggetto politico di cui sopra. Pazienza.
Così si susseguono gli interventi. Alcuni sono critici, chiedono di non uscire dal partito e di portare avanti la lotta interna al PRC per modificare la linea di Paolo Ferrero e costruire il nuovo soggetto con maggiore calma. Molti, la grande maggioranza, intervengono per dare pieno sostegno a Nichi e spiegano come sui territori questa esigenza sia più forte che mai, come l’assenza della sinistra in un periodo come questo sia devastante. Alcuni chiedono persino un’accelerazione, vogliono tempi stretti e un piano d’azione chiaro e condiviso. Poche, rispetto alle previsioni, le parole polemiche verso gli ex-vendoliani che rimangono e verso Ferrero, più grande la voglia di creare un soggetto che unisca, anziché dividere. Con il paradosso, certo, di dividersi dal PRC per iniziare. Un passaggio inevitabile ormai, secondo i più. Ed eccoci all’ultimo intervento, prima della chiusura di Vendola. E’ una ragazza dei Giovani Comunisti, che, commossa ed entusiasta, ringrazia Nichi e dice che è un giorno bellissimo in cui non c’è spazio per rancori e divisioni, un giorno in cui nasce una speranza per la sinistra e per i tanti deboli e oppressi che ne hanno bisogno.
Sono le 12,15 di domenica 25 gennaio e il presidente della Regione Puglia, ora forte dell’appoggio di quasi tutta la platea, sa che tutti si aspettano un discorso da leader del neonato movimento e non delude i militanti della sua area. Annuncia il delicato passaggio politico che vede subito la partenza del Movimento per la Sinistra e che approderà, con il contributo della base e con i tempi necessari, al sospirato soggetto politico. Senza saltare l’appuntamento elettorale delle Europee e delle Amministrative, ma senza fare di questi turni un punto di arrivo né un banco di prova. Annuncia un cammino lungo e partecipato, in cui si procederà con il metodo delle primarie su tutto, candidati e programma: una testa, un voto. A partire dall’elezione del gruppo di coordinamento che guiderà questa fase di transizione. Un nuovo soggetto che potrebbe non essere un partito ma qualcosa di nuovo, un qualcosa a cui avvicinarsi per approssimazioni successive, senza ricette predefinite e soprattutto senza minestre riscaldate, né Arcobaleni né partitini autoreferenziali. E poi via, come un fiume in piena Nichi snocciola un discorso vero, programmatico, di sinistra. Parla dei tanti oppressi e delle tante solitudini che saranno il faro dell’iniziativa politica del neonato movimento, dai Palestinesi ai lavoratori, dai disabili agli immigrati. E sui lavoratori spende la parte più lunga del suo intervento, promettendo sostegno alla CGIL e allo sciopero del 13 febbraio e denunciando il silenzio assordante del PD e dell’Italia dei Valori su questo tema. Non risparmia critiche alla maggioranza e all’opposizione, ma neppure si sottrae ad argomenti da sempre scomodi per comunisti ed ex-comunisti: attacca chi a sinistra non ha il coraggio di condannare ad esempio il Muro di Berlino e il regime di Cuba. E annuncia una Sinistra che metta al centro la libertà, che non è certo la libertà del PdL, la libertà del liberismo, ma quella vera, che si accompagna con la giustizia sociale. E’ interrotto ripetutamente da lunghi applausi, soprattutto sui passaggi che riguardano Gaza e quelli che toccano il mondo del lavoro e della riforma dei contratti. E alla fine la standing ovation è lunga, convinta e commossa.
Ecco, di questo avrebbero potuto parlare i media, anziché annunciare litigi sui nomi del partito, battaglie sul patrimonio di PRC e attriti tra Vendola e Bertinotti. Non che questo non possa avvenire, ma a Chianciano non ve n’è stata traccia. Si è trattato di un confronto e di una festa, qualcuno l’ha chiamata scissione gentile, qualcun altro ha chiesto di non chiamarla scissione, perché un giorno ci si ritroverà. Una cosa è certa, era un pezzo che non si vedeva così tanto entusiasmo tra il popolo della sinistra.
Stefano Moro
Abassavoce - 28 gennaio 2009