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Dalla battaglia per l'acqua alla campagna anti-privati
Un programma dei movimenti per i beni comuni.
Onda e beni comuni, un binomio che è possibile. Per riprendersi il futuro, come recita lo slogan del secondo forum dei movimenti per l'acqua pubblica, che si concluderà oggi ad Aprilia. Per moltiplicare le vertenze, i tanti granelli di sabbia che i comitati in tutta Italia stanno inserendo nei meccanismi finanziari delle società per azioni che gestiscono acqua, rifiuti ed energia. Dopo la nascita del coordinamento degli enti locali, ieri si sono incontrati i protagonisti dei movimenti, quelle cittadine e cittadini che dal Trentino alla Sicilia stanno contestando la privatizzazione dell'acqua nata con la legge Galli e che ora Tremonti e Berlusconi vorrebbero ampliare ed estendere.
L'apertura del Forum ieri è stata dedicata a mettere insieme, almeno simbolicamente, le tante battaglie per i beni comuni. Silvia, studentessa del movimento studentesco dell'Onda, ha raccontato perché migliaia di ragazzi si ostinino a difendere scuola, ricerca e futuro.
Alex Zanotelli, missionario comboniano, che vive ed opera nella Napoli profonda dei quartieri spagnoli, ha spiegato lucidamente cosa sia la battaglia per i beni comuni e la democrazia. «È bastato che una specie di mago Merlino si presentasse a luglio nelle televisioni e con una specie di bacchetta magica annunciasse che i rifiuti erano spariti perché nessuno ne parlasse più», ha detto. «Ma ci stanno uccidendo, con un disastro ecologico senza precedenti - spiega - Saranno le fasce deboli, i sei milioni di poveri denunciati dalla Caritas a pagare i costi delle privatizzazioni». E conclude con uno scenario che spiega cosa sia in gioco: «Se oggi abbiamo 50 milioni di persone che muoiono di fame, domani avremo cento milioni di persone che moriranno di sete».
È un paese lontano dalle veline di stato quello che si svela quando le centinaia di militanti dei comitati per l'acqua pubblica iniziano a raccontare la loro battaglia per i beni comuni. Ricorsi, contestazioni, autoriduzioni, pressione sui consigli comunali. I cittadini diventano giuristi, decostruiscono gli imperi finanziari di Veolia, Suez, Acea, Iride, Hera e delle tante società per azioni che dal 2000 si sono appropriate in silenzio della vita quotidiana stessa, dell'acqua e dell'aria. «La nostra è una guerriglia giuridica», raccontano da Arezzo. «Da una parte stiamo preparando un ricorso che dimostri l'illegittimità della privatizzazione, basata su gare senza evidenza pubblica - racconta Stefano Melucci del comitato aretino - facendo si che alcuni comuni riescano a presentare atti formali, chiedendo il ritorno alla gestione pubblica». Ma accanto alla contestazione delle gare che hanno affidato gli ambiti idrici alle società per azioni, «ad Arezzo stiamo sommergendo il gestore privato con tanti altri ricorsi, contestando, ad esempio, il principio della quota fissa».
Ad Aprilia, che ospita il Forum, sanno bene che significa affrontare un colosso delle dimensioni della multinazionale Veolia. Settemila ricorsi, settemila famiglie che continuano da due anni a pagare le bollette al comune, mantenendo la tariffa pubblica e respingendo le fatture di Acqualatina, la spa mista controllata dall'azienda francese. «Noi cerchiamo di far capire alle persone cosa sia la privatizzazione - ha detto Alberto De Monaco del comitato di Aprilia - partendo proprio dalle bollette che le famiglie ricevono». Di fronte ad aumenti che arrivano anche al 300% appare chiaro a tutti cosa intenda per servizio pubblico una società privata, con sede a migliaia di chilometri. «Per bloccare il carro armato delle spa dobbiamo togliere loro il terreno sotto - ha spiegato - che per loro è quella bolletta, è il fatturato». Smontare la privatizzazione dal basso significa questo, significa contestare dal basso, costruendo il movimento a partire dai cittadini.
I tanti gruppi di lavoro che stanno elaborando la piattaforma nazionale che oggi verrà discussa dall'assemblea plenaria raccontano la diversità dei conflitti, ma che hanno il comune denominatore di difesa delle realtà locali. «Si scrive acqua, si legge democrazia», è il titolo di uno seminari più affollati, che spiega quali sono i percorsi per arrivare alla ripubblicizzazione. Ma la battaglia per l'acqua passa anche per il piccolo Rio Fergia umbro, oggi sotto attacco dalle industrie delle acque minerali. «Abbiamo vinto i tanti ricorsi presentati contro la Rocchetta e la Idrea - racconta Sauro Vitali, del comitato Rio Fergia di Gualdo Tadino - ed ora stiamo aspettando che venga bloccato l'emungimento dei pozzi». Una battaglia che si ricollega con quella della privatizzazione, visto che la portata degli acquedotti di mezza provincia di Perugia è stata ridotta drammaticamente proprio a causa dell'estrazione delle acque minerali. Durante il forum si poi parlato anche di qualità delle acque, descrivendo quel disastro ambientale, conseguenza dell'industrializzazione senza regole e della gestione criminale dei rifiuti, che allarmava Zanotelli. Anche in questo caso sono i cittadini e i comitati che stanno affrontando le tante battaglie legali per riappropriarsi del futuro, per contrastare quello stesso liberismo che oggi mostra la fragilità della crisi finanziaria, che è anche il preludio della crisi ambientale e sociale.
«Le tante vertenze si incontrano ad Aprilia per arrivare ad una piattaforma condivisa», spiega Marco Bersani di Attac. Un percorso che oggi porterà al lancio di campagne nazionali contro tutte le privatizzazioni, per difendere i beni comuni e il futuro. Magari con un referendum contro la 133, come ha chiesto Zanotelli, o con il rafforzamento delle centinaia di lotte che uniscono comuni, cittadini e lavoratori. Sarà un'onda che cresce, giorno per giorno, nel paese. 7000 In tanti da due anni ad Aprilia continuano a respingere le bollette di Acqualatina, e a pagare le tariffe precedenti la privatizzazione e il conseguente aumento delle bollette
Andrea Palladino
da www.ilmanifesto.it - 23 Novembre 2008
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