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"Do la carne a un euro ai pensionati in bolletta"

L'iniziativa di un ristoratore

E adesso provate voi a mangiare tutti i giorni, per un mese intero, spremendo da una pensione che non arriva a 400 euro i soldi per il cibo quotidiano.

«Io, per quel che posso, dò una mano a chi non ce la fa. É poco? Io ci provo. Eppure, certe sere sono io a vergognarmi quando consegno la vaschetta doppia porzione di carne a 2 euro. Mi vergogno perché, alla fine, dò troppo poco a quelle persone, gente che ha dignità da vendere, che entra qui dentro e mi spiega perché non ce la fa neanche a mettere da parte i soldi per magiare».

Mario Sasso è un sessantaduenne a cui la vita ha regalato più di qualche soddisfazione. Ha due ristoranti (uno a Torino e uno a Pino), un avviatissimo commercio di prodotti per l’edilizia e tanta voglia di fare. «Un giorno, mentre ero dalle parti di piazza santa Giulia ho visto un mio vecchio conoscente che rovistava nell’immondizia. Era uno che un tempo stava bene, ma non aveva un lavoro fisso. L’ho aspettato un po’ lontano e gli ho parlato. Mi ha raccontato che sua moglie era malatissima, che aveva una pensione da 200 euro. Che la vita con lui era stata grama. E se n’è andato dicendomi una frase che, per me, è stata come una coltellata al cuore: ”Caro Sasso, sapesse da quanto tempo io non so neanche più che gusto abbia la carne”. Ecco, quel giorno ho capito che avrei dovuto fare qualcosa per la gente più sfortunata di me».

E così, a fine marzo, è partito con la sua iniziativa. Ogni sera, dalle 17 alle 18,30, al suo ristorante di Torino, «Il grappolo», di via Cigliano, zona corso Belgio, consegna ai pensionati che bussano alla sua porta una vaschetta di carne. Bollito o rolata che sia. Doppia porzione. Si paga soltanto 2 euro per 300 o 400 grammi di muscolo, cucinato dal cuoco del locale: cibo che potrebbe tranquillamente finire sui tavoli, servito clienti di quel posto, raffinato ed elegante, a non meno di 10 /12 euro a porzione.

Sasso, adesso spiega che, come massimo, «prepariamo 40 porzioni: venti vaschette in tutto». «A volte vanno via tutte. Altre non ne consegniamo più di e sei, sette oppure dieci. Ma chi vien qui è gente cha davvero bisogno. Sono persone anziani che si fermano a parlare. Che, a fatica, ci narrano i loro piccoli e grandi drammi» raccontano al locale.

L’iniziativa, che lui avrebbe voluto interamente gratuita («ma non ci è stato possibile realizzare per ragioni di carattere fiscale») al ristorante costa dai 20 ai 30 euro al giorno. «Non vado in miseria per questo» insiste Sasso. Che, adesso, lancia anche una provocazione. Un appello ai tanti ristoratori della città. «Saremmo o no in mille a fare questo mestiere in città? Benissimo. Se tutti quanti, ogni sera, preparassero non dico dieci, ma tre o cinque porzioni da consegnare a prezzo simbolico a chi ne ha bisogno, in questa città staremmo tutti un po’ meglio. Specialmente gli anziani e quelli che fanno i salti mortali per non morire di fame». Un’ottima idea.

Lodovico Poletto

da www.lastampa.info - 3 luglio 2008





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11 dicembre 2009