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Partito unico, la sola alternativa
In occasione degli Stati Generali è stato commesso un grosso errore: il processo costituente doveva essere condito di partecipazione, di apertura. Al popolo della sinistra che vuole unità, vera e credibile, è stato invece consegnato un patto federativo, un pacchetto di partiti uniti da un simbolo insapore ed inodore e del tutto autoreferenziale.
Extraparlamentari, la sinistra italiana è fuori dal parlamento. E adesso? La domanda come un' eco si riproduce in tutto il paese. Chi preoccupato, chi entusiasta, chi indifferente di fronte alla grande sconfitta. Molti militanti sono ancora storditi dai postumi, altri puntano il dito accusando ed arrivando a varie conclusioni, come quella di un ritorno alla lotta armata.
Rifondazione si interroghi, i Verdi scelgano la loro strada, Sd proponga e rilanci nuove costituenti. Ma, in fondo, tutti sappiamo che la strada da percorrere dovrebbe essere un'altra.
I valori della sinistra sono irrinunciabili per il nostro paese, questo è certo, ma adesso occorre interrogarsi su quale strada percorrere per raggiungere una rappresentanza credibile.
Un grosso errore, a mio parere, è stato fatto in occasione degli Stati Generali della Sinistra, da quel momento il processo costituente doveva essere condito di partecipazione, di apertura. Il popolo della sinistra vuole unità, vera e credibile, invece gli è stato consegnato un patto federativo, un pacchetto di partiti uniti da un simbolo insapore ed inodore.
Stati Generali, un significato forte per un processo politico disegnato debole in partenza.
Si era parlato di aprire le "case della sinistra", di costituire i comitati della Sinistra Arcobaleno, ma a chi era rivolto l'appello? Ai partiti che organizzavano la campagna elettorale, alla sommatoria dei gruppi dirigenti. Un percorso sbagliato, che si è avviato dai partiti e si è arenato nei partiti.
Ora occorre ripartire, rimboccarsi le maniche e riaprire il cantiere.
L'unica costituente credibile è quella di un partito unico che raccolga e dia cittadinanza a tutte le anime della sinistra, riconoscendole senza provare a cancellarle.
Molti giovani come il sottoscritto avevano meno di dieci anni quando c'è stata la "svolta della Bolognina", altri non hanno neppure conosciuto la tessera del PDS, se non le ultime.
Non ho vissuto il Partito Comunista Italiano, ma conosco e rispetto naturalmente quella storia e quella cultura che ha partecipato alla costituzione della Repubblica.
Ma conosco molto bene i valori del socialismo attuale, ad esempio, di quello praticato da Zapatero in Spagna, per il riconoscimento dei diritti civili, per la laicità della Stato, contro l'omofobia e per il rispetto del ruolo della donna, contro le disuguaglianze sociali, ecc.
Il mio riferimento, quindi, è il socialismo europeo, è la cultura comunista italiana. Non entro in contraddizione perché quello che vedo è il presente senza voltarmi indietro, né con rabbia, né con nostalgia. I valori della sinistra sono tanti ed hanno bisogno di essere aggiornati e riletti, ed anche chi non ha mai avuto tessere, ha il sacrosanto diritto di portare il suo contributo.
Il processo unitario deve avere quindi la forma dell'acqua, ed il contenitore deve essere plasmato da tutti coloro che credono nei valori della sinistra.
Le assemblee di Firenze e Roma sono la prova che possiamo iniziare un percorso fuori dai partiti, che a mio parere devono solo garantire la sostenibilità del progetto senza metterci le mani.
Pensiamo in grande e iniziamo nuovamente a sognare. Ma che siano sogni realizzabili.
In tutta la penisola occorre ripartire dal rapporto con i cittadini, con assemblee, manifestazioni e luoghi di confronto e discussione. Costruire un network unico di associazioni, movimenti e partiti, in tutti i luoghi, ognuno con la propria identità ma tutti uniti sotto un'unica bandiera.
C'è tanta voglia di partecipazione che viene soppressa. Lanciamo le primarie, o inventiamoci un altro strumento di partecipazione, per la scelta della leadership.
Attiviamo da subito un profondo ricambio generazionale, ponendo come parola d'ordine la meritocrazia. Modifichiamo il linguaggio incomprensibile da Novecento, soprattutto per i giovani che non riescono a capire i messaggi.
Nel grande arcipelago della sinistra italiana ci sono anche troppi giornali o settimanali, non è il caso di unire le forze e di far nascere un nuovo grande quotidiano di qualità e di informazione indipendente? Non sarebbe un primo grande segnale di cambiamento?
Sono sicuro che tutto questo ha bisogno di tempo e per chi è ancorato in alcuni porti sicuri e riparati questa è fantapolitica. Eppure c'è davvero bisogno di cambiamenti, altrimenti ci sarà nuovamente una sconfitta nel futuro della sinistra. Altro che falce e martello.
Andrea Cortese
da www.aprileonline.info - 24 aprile 2008