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Base di Vicenza, prosegue la lotta
I cittadini contrari all'ampliamento della caserma Ederle hanno bloccato l'ingresso degli operai che devono bonificare l'area, azione propedeutica all'inizio dei lavori. Durante l'iniziativa un militare ha investito un manifestante, fuggendo senza soccorrerlo
L'appuntamento di martedì sera, davanti alla caserma vicentina Ederle, è stato organizzato in opposizione alla illegittima bonifica che un paese straniero vuole condurre su un territorio demaniale italiano senza alcuna autorizzazione scritta, senza una concessione documentata. Si è quindi deciso di bloccare gli operai provenienti da Firenze che hanno il compito di monitoraggio sulla zona, la quale, una volta "pulita" dagli ordigni post bellici, potrà essere colonizzata dal progetto militare americano. E' in questo contesto di mobilitazione che, verso le 22, un sottoufficiale dell'Aeronautica italiana ha forzato il blocco dei manifestanti investendo il giovane Francesco Parin, per poi scappare omettendo il soccorso. Questi i fatti, che vanno ricordati solo per evidenziare il clima che intorno al "caso" Vicenza si è venuto a determinare. Ora, invece, resta la questione pratica. Oltre che quella politica, naturalmente.
Del progetto militare Usa si è sempre parlato nei termini, mistificanti, di un ampliamento della struttura già esistente: siccome c'è già una base, tutto ciò che viene costruito intorno è un ampliamento. Niente di più falso, perché il piano americano si tradurrebbe in una edificazione ex novo piuttosto imponente. Altro aspetto preoccupante, poi, è che non è mai stato presentato un progetto che permettesse di capire le proporzioni di questa operazione che si denomina - impropriamente- ampliamento.
Altra questione aperta è quella della presenza di un presunto accordo fra il nostro paese e gli Usa in merito appunto al piano americano. Fino ad ora nessun esponente del governo ha messo a disposizione della popolazione locale e dell'intera nazione un documento che comprovasse l'esistenza di quest'ultimo. Quindi o l'accordo non esiste e non esistono nemmeno gli atti, oppure esistono entrambi ma è tutto segretato. Se fosse così, sarebbe il caso che l'esecutivo procedesse alla desegretazione.
Il movimento è comunque intenzionato a continuare la sua lotta per una partita che è ancora tutta da giocare. Questa sera proseguirà la mobilitazione davanti alla base - che va ricordato da anni è coinvolta nella guerra in Iraq e in Afghanistan-, e i relativi blocchi, mentre per il 2 dicembre è stata indetta una giornata di riflessione, animazione, coinvolgimento della città sul caso. Mentre il 15 ci si terrà una grande manifestazione. La speranza è che la politica ci ascolti. Come accaduto per esempio oggi stesso, quando cinque deputate - Trupia, Deiana, Fincato, Zanella e Valpiana- si sono mosse a sostegno della lotta No Dal Molin scrivendo un documento di condanna verso quanto accaduto martedì sera, definendolo come un atto intimidatorio. Bisogna infatti garantire la possibilità di espressione del dissenso da parte dei cittadini, come per altro è stato sempre fatto dal questore Dario Rotondi, nonostante il sindaco e il vicesindaco lo abbiano ripetutamente chiamato ad intervenire, cercando di rendere la questione della base un semplice problema di ordine pubblico. Ma soprattutto bisogna ristabilire la democrazia nell'intero paese, bloccando un progetto militare ingiusto quanto illegittimo.
Giancarlo Albera - Portavoce Coordinamento Comitati Cittadini No Dal Molin
da www.aprileonline.info - 7 novembre 2007
