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Vicenza vince la prima battaglia

L'impresa fiorentina ABC, aveva da pochi giorni iniziato l'opera di bonifica dell'area Dal Molin. Ma oggi ha deciso di chiudere il cantiere, sull'onda delle contestazioni di questi giorni. Una vittoria dal grande valore simbolico per il fronte del No. Ma non basta, la loro mobilitazione non deve restare isolata dentro gli angusti confini di una "questione locale".

La notizia è di quelle che colpiscono: l'impresa fiorentina ABC - specializzata nello sminamento e risanamento postbellico dei terreni, in base a un contratto stipulato con le Forze armate americane, aveva da pochi giorni iniziato l'opera di bonifica dell'area Dal Molin. Ma oggi ha deciso di chiudere il cantiere.
Il motivo è semplice: abituata ad intervenire su obiettivi umanitari e di impatto positivo sull'opinione pubblica, non aveva messo nel conto la contestazione di questi giorni a Vicenza. Quindi rinuncia e, se la notizia pubblicata dalla stampa risponde al vero, questa è indubbiamente una piccola ma importante, vittoria del movimento NO Dal Molin, che da più di un anno si oppone alla scelta scellerata di costruire a Vicenza la più grande base militare americana del Sud Europa.
In discussione non è naturalmente l'utilità di bonificare l'area da ordigni bellici sganciati da americani e inglesi nell'ultimo conflitto mondiale, ma il fatto che con la bonifica, la cui legittimità è tutta da dimostrare, i militari statunitensi fanno il loro ingresso al Dal Molin per restarci almeno per i prossimi trent'anni.

Anche un'ora di ritardo nella realizzazione di quella che considero una scelta insensata è dunque importante.
Stiamo infatti respirando da queste parti un clima pesante, inquinato quotidianamente non dal movimento del NO, che dà vita a una mobilitazione pacifica e straordinaria, ma dai massimi responsabili di questa decisione sulla testa della città. Mi riferisco al Sindaco e ai rappresentanti politici del centro destra, impegnati non a portare serenità o a garantire la libera manifestazione delle idee, ma a seminare odio, paura e ad evocare scontri e violenza. Finora sono stati smentiti dal carattere civile e pacifico delle contestazioni e dalla grande partecipazione popolare che non accenna a spegnersi.

Stamattina, davanti ai blocchi, sono stata molto colpita dai tanti sorrisi e cenni di solidarietà e di simpatia espressi da chi entrava e usciva dall'aeroporto militare. A testimonianza che il pesante atto di intolleranza e di violenza subito da un giovane manifestante per mano di un militare italiano rimane grave, ma isolato.
La destra cerca in tutti i modi di far succedere qualcosa. Nei prossimi giorni dirà che a Vicenza si è danneggiata la libertà d'impresa, che queste continue manifestazioni - a cominciare da quella europea annunciata per il 15 Dicembre - danneggiano la comunità e ne mettono a rischio la sicurezza. Cercherà in tutti i modi di ridurre un esempio straordinario e insolito di partecipazione democratica a problema di ordine pubblico. Ma non ci riuscirà, per il semplice fatto che attorno a questa vicenda è cresciuta ormai "un'altra città" . Una città consapevole e "parlante". Nessuno può più farla tacere, tantomeno quelli che l'hanno svenduta per non avere niente in cambio, come dimostra il penoso fallimento della missione del commissario di Governo, on. Paolo Costa, volta a "ridurre il danno".

Che fare allora? Abbiamo bisogno che la nostra ostinata mobilitazione non sia isolata dentro gli angusti confini di una "questione locale".. Penso che possa essere davvero opportuno riprendere dal cassetto la richiesta - firmata da 170 parlamentari del centrosinistra - di attuare una MORATORIA fino alla convocazione e allo svolgimento della seconda Conferenza sulle servitù militari, promessa dal programma dell'Unione. Finora il Governo l'ha ignorata.
Ma se fosse accompagnata da milioni di firme?????

Lalla Trupia - Deputata SD

da www.aprileonline.info - 9 Novembre 2007




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11 dicembre 2009