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Il caso Forleo e la giustizia bipolare

La prima commissione del Csm chiede l'apertura di un fascicolo sulle dichiarazioni di Clementina Forleo riguardo i pericoli "provenienti da ambienti istituzionali" le "omissioni" da parte delle forze dell'ordine. Dopo il rifiuto della scorta da parte del magistrato e la lettera "a futura memoria" si aprono scenari inquietanti

Nelle nebbie di Milano farà luce il Csm. Le dichiarazioni-shock del gip Clementina Forleo, rimbalzate ieri su tutti gli organi di stampa, hanno destato l'interesse del Consiglio Superiore dei magistrati. La prima Commissione di Palazzo dei marescialli ha chiesto al Comitato di presidenza, cioè all'organo di vertice del Consiglio presieduto da Nicola Mancino, l'apertura di un fascicolo sulle parole del Gip, che potrebbe essere sentita già nella prossima settimana.

"SE DOVESSE SUCCEDERMI QUALCOSA" - Ricostruiamo: appena ieri Clementina Forleo aveva dichiarato di voler rinunciare alla scorta assegnatale dal prefetto e dal procuratore generale del capoluogo lombardo, e nell'elencare le motivazioni di questa scelta aveva destato stupore dichiarando che i pericoli che gravano su di lei deriverebbero "non dalla piazza, ma da"ambienti istituzionali". Aveva poi aggiunto di aver rilevato comportamenti "omissivi" da parte dei responsabili delle Forze dell'Ordine deputati alla sua sicurezza. In una lettera, inviata all'ex giudice e deputato Ferdinando Imposimato, aveva fornito informazioni più dettagliate, tra cui, pare, gli autori delle pressioni ricevute durante le inchieste sulle scalate bancarie. "Se dovesse succedermi qualcosa - aveva detto la Forleo - quella lettera verrà tirata fuori".

Accuse, messaggi, dichiarazioni molto pesanti. Il giudice Imposimato ha deciso di non rilasciare dichiarazioni sulla lettera "a futura memoria" inviata dalla amica e collega, mentre buona parte del mondo politico, maggioranza e opposizione, chiede che vengano fuori "i nomi". Il più esplicito è Maroni, capogruppo della Lega a Montecitorio, che avvisa Prodi: "Qui ogni giorno si aggiunge un capitolo inquietante" dice il leghista, annunciando che mercoledì al Comitato per la sicurezza della Repubblica -l'ex Copaco- chiederà "qualche notizia" sulle persone che minacciano il Gip al Presidente del Consiglio: "Magari è il governo, che ne so..." ironizza.

IL "SILENZIO" DEI COLLEGHI - Anche negli ambienti della magistratura, nel frattempo, si chiede più chiarezza e si tiene un profilo basso. Il Presidente dell'Anm di Roma, il pm Paolo Auriemma -che parla a titolo personale- trova "inammissibile e destabilizzante che organi istituzionali non riescano ad adempiere ai propri doveri arrivando persino a minacciare e a far sentire in pericolo i rappresentanti delle istituzioni". Una situazione che "genera profonda preoccupazione e andrebbe chiarita rapidamente con mezzi e dinamiche che ricalchino l'attuale canovaccio". Ovvero, con una diffusione a mezzo stampa da parte della Forleo di nomi ed elementi circostanziati. Il suo omologo di Milano, Luca Poniz, motiva la scelta per cui l'associazione non sta intervenendo sulla vicenda: "si è scelto il silenzio perchè si e' ritenuto di usare un criterio di equilibrio e prudenza a cui ciascuno di noi dovrebbe uniformarsi per evitare interferenze e giudizi sbilanciati'

NO ALLA SCORTA - Prima che arrivasse la notizia della probabile apertura di un fascicolo da parte del Csm, a tenere banco nella giornata della giustizia milanese, è stato il muro contro muro tra il Gip ed i vertici della sicurezza per l'assegnazione delle misure di protezione, dopo le pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi e culminate con l'invio da parte di ignoti di una missiva contenente un proiettile. In merito alla questione della protezione armata, dopo una riunione di coordinamento delle forze di polizia alla presenza del prefetto Lombardi e del procuratore generale Blandini, il Comitato per l'ordine e la sicurezza milanese ha confermato la scorta a vantaggio del pm. Ma la reazione della Forleo è stata durissima: "Non ho ancora letto il provvedimento che mi conferma la scorta, ma mi sono informata e so che nessuno potrà mai costringermi a salire sull'auto della scorta stessa. Io aspetto spiegazioni in merito alle osservazioni che ho fatto ieri sui comportamenti dei vertici dell'Arma".
In questa palude di sospetti, e prima di un possibile "botto" mediatico, il Csm vuole sbrigarsi a sciogliersi i nodi, e alla notizia della possibile audizione la Forleo ha dichiarato di "essere pronta".

SCENARI - La situazione è dunque delicatissima. Condivisibile sembra la richiesta che la Forleo si esprima con maggiore chiarezza: il gip non è un informatore ma un magistrato, e come tale dovrebbe, deve, esporsi senza lasciare adito a sospetti. Il rischio, stando ai fatti, è che per la logica del "chi ha ragione" ben presto si giunga ad una pericolosa forbice in grado di tagliare tutte le vie di mezzo in due sole ipotesi: 1) la Forleo -nel silenzio dei suoi colleghi e nelle omissioni consapevoli degli addetti alla sua sicurezza- sarebbe vittima ad un complotto istituzionale che arriva a minacciarla, per il quale è spinta a non fidarsi di nessuno e addirittura a consegnare una lettera "a futura memoria" ad un ex magistrato amico e fuori dai giochi. 2) la Forleo sarebbe vittima di sé stessa e delle sue sovraesposizioni mediatiche. Un "bipolarismo" di vedute che, se messo in atto, rischierebbe di compromettere la credibilità delle istituzioni tutte: non ci si potrà infatti schierare per la prima ipotesi senza rimettere in dubbio l'operato del resto della magistratura, le buone intenzioni del Csm e la trasparenza del sistema democratico; non ci si potrà invece schierare per la seconda senza rimettere in dubbio la giustezza delle azioni compiute finora dal pm milanese, e la sua idoneità a continuare nel lavoro che sta facendo.

La possibilità che si giunga a questa situazione di duplice schieramento non è così remota: una forbice dello stesso tipo si è abbattuta pochi giorni fa sul caso De Magistris, ed ha spinto il Presidente della Repubblica ad intervenire sul caso come un "garante" della sanità delle istituzioni. Alla notizia dell'avocazione dell'inchiesta Why Not, Napolitano aveva infatti affermato: "vigilerò io sull'inchiesta". Era rimasto, per l'opinione pubblica, l'ultimo ed unico interlocutore credibile.

Jacopo Matano

da www.aprileonline.info - 30 ottobre 2007





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11 dicembre 2009