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La verità fa paura

Grazie al pareggio in commissione Affari Costituzionali alla Camera, salta l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul G8, malgrado fosse tra i punti all'ordine del giorno del programma sottoscritto dall'Unione. Con l'opposizione, arrogante e festosa, hanno votato anche Idv e Udeur. In più, qualche assenza sospetta da parte degli esponenti di Rnp

In gergo calcistico si potrebbe definire un clamoroso pareggio, anche se in un certo senso poteva prevedersi. Il risultato è che salta la creazione della commissione parlamentare d'inchiesta per accertare le responsabilità istituzionali nei fatti del G8 di Genova. Con un voto di parità, 22 a 22, la commissione affari costituzionali della Camera ha infatti negato il mandato di riferire favorevolmente in aula sull'istituzione della commissione, provocando una serie di reazioni politiche che potrebbero anche avere ripercussioni importanti negli equilibri del governo.

Contravvenendo a quanto previsto in uno dei più discussi e conosciuti punti del programma dell'Unione, hanno votato contro l'esponente dell'Italia dei Valori Carlo Costantini, e quello dell'Udeur Francesco Adenti. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera del partito di Di Pietro, non si è invece presentato alla votazione, ma subito dopo ha avuto modo di commentare: "Se si fosse trattato di una commissione seria ed equilibrata, pronta a giudicare a 360 gradi i fatti, e cioè gli eccessi e gli abusi da parte di alcuni esponenti delle forze dell'ordine e, sullo stesso piano, gli atti di vandalismo e di teppismo dei manifestanti che hanno messo a ferro e fuoco Genova, coerentemente al programma avremmo detto sì. Si è voluto, invece, procedere con una commissione di parte, figlia di un'impostazione ideologica, soprattutto della sinistra radicale ed è questa la ragione del nostro no".

Una posizione, questa, nettamente smentita da Graziella Mascia, deputato Prc in commissione, che abbiamo raggiunto telefonicamente: "Se queste sono le motivazioni di chi ha votato contro, siamo all'ipocrisia più completa. Tutti sanno infatti che non si può pretendere dall'articolato iniziale un coinvolgimento di altri soggetti oltre i tre punti definiti, che erano il comportamento delle forze dell'ordine, un resoconto richiestoci dal Parlamento europeo, e l'individuazione delle responsabilità di carattere istituzionale. Poi, nel corso dei lavori, ricostruendo per intero i fatti, si poteva arrivare a qualsiasi tipo di conclusione. Una commissione serve proprio a questo. Evidentemente qualcuno ha avuto paura dei possibili esiti, tipo quello di prevedere d'ora in poi un riconoscimento delle forze dell'ordine attraverso numero di casco e di divisa. Con una regolamentazione del genere, ad esempio, conosceremmo nomi e cognomi dei poliziotti che fecero irruzione alla Diaz".

Oltre alle scelte di Idv e Udeur, che hanno così ripetuto lo schema già utilizzato per la risoluzione di sfiducia al presidente Rai, si sono rivelati assenti determinanti e ingiustificabili anche gli esponenti della Rosa nel pugno, ancora una volta scomposta nelle due anime che la compongono. I rappresentanti in Commissione erano infatti entrambi socialisti, non radicali. I quali, appresa la notizia, hanno subito fatto sapere che avrebbero votato sì qualora fossero stati chiamati a sostituire gli assenti della Rosa nel pugno. Un comunicato a dir poco in ritardo (per non dire altro), che poteva essere evitato con un semplice accordo interno al cartello Rnp.

Estremamente soddisfatto invece il Sap, il Sindacato autonomo di polizia, che attraverso la segreteria generale fa sapere che "la votazione che ha fatto saltare in commissione Affari Costituzionali alla Camera la proposta di istituzione di una commissione di inchiesta sul G8 di Genova, ha reso un grande servizio all'Italia e alla sua dignità istituzionale. Paradossalmente - si dice nel comunicato - le devastazioni e le violenze del vertice di Genova del 2001, per un gioco politico al massacro, stavano per essere scaricate sulla responsabilità delle forze dell'ordine". Un paradosso che non sembra affatto tale alle tante persone presenti per manifestare pacificamente in quelle tragiche giornate, e che il gioco al massacro lo hanno subito sulla loro pelle, da parte di chi in teoria era lì per proteggerli.

L'opposizione naturalmente esulta, atteggiandosi a baluardo di difesa delle forze dell'ordine (Gasparri), dopo aver chiamato al voto in fretta e furia tutti gli aventi diritto (Elio Vito), applaudendo a lungo alla fine di una consultazione condotta con atteggiamento arrogante e determinato più del solito. Malgrado il tentativo di leggere l'intera vicenda soltanto come l'ennesima prova dello sfaldamento della maggioranza (stavolta tra l'altro registrato non al Senato ma alla Camera), a sinistra e non solo la denuncia e l'indignazione arriva forte e compatta. Dai vari rappresentanti di Prc, Pdci, Verdi e Sd, lo sdegno per una "grave manomissione del programma dell'Unione e degli impegni presi con gli elettori" (Cento) è unanime. Ed anche Ermete Realacci (Pd), non esita a dichiarare che, seppure "per fortuna nel nostro paese non si sono più verificati episodi gravi come quelli di Genova, quello che accade nei giorni del G8 rimane una ferita aperta nella nostra storia e nel rapporto tra cittadini e forze dell'ordine. Ancora oggi abbiamo la necessità di avere massima trasparenza e conoscere la verità". Una verità che sembra allontanarsi sempre più ogni giorno che passa.

Nel frattempo, nelle stesse ore in cui maturava il voto in Commissione, si è anche concluso l' esame dei 47 imputati per i fatti accaduti a Bolzaneto. Il processo riprenderà il 14 gennaio con la requisitoria, prevista per una decina di udienze, dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati.

Al dunque, con il pareggio registrato, il provvedimento arriva comunque in aula, ma senza relatore. Si poteva fare meglio, si doveva fare meglio. Forse a partire dallo stesso presidente della Commissione Affari Costituzionali, Luciano Violante; il quale, come sua consuetudine, anche in questo caso ha preferito non partecipare al voto. Vista la situazione creatasi e il tema trattato, per una volta si poteva fare un'eccezione: in nome della verità e della giustizia.

Emiliano Sbaraglia

da www.aprileonline.info - 30 ottobre 2007





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11 dicembre 2009