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Una commissione d'inchiesta sui fatti di Genova
La lettera. Dopo la testimonianza del vicequestore Michelangelo Fournier, Aleandro Longhi e Pino Sgobio (Pdci) chiedono che venga chiarito una volta per tutte quanto accadde al G8 del luglio 2001
Sulla scrivania di Luciano Violante, Presidente della Commisione Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni, c'è una lettera. Mittenti: On. Aleandro Longhi, duputato del PdCI, e On. Pino Sgobio, deputato e Presidente del gruppo parlamentare dei Comunisti Italiani. Oggetto: richiesta di istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui fatti del G8 di Genova del 2001.
I due onorevoli sono i primi firmatari di una proposta di legge che prevede appunto l'istituzione di questa commissione, e sostengono che “la Comissione di inchiesta è l'unico strumento che può consentire di fare luce sulle responsabilità di carattere generale e sui singoli fatti specifici accaduti a Genova in quei tragici giorni. La reticenza, le dichiarazioni confuse e contraddittorie di alcuni protagonisti di quei giorni, ad oggi, non hanno permesso una ricostruzione puntuale della dinamica dei fatti, l'accertamento delle responsabilità dei funzionari delle Forze dell'ordine sul campo e di coloro che avevano il compito di coordinare le Forze di polizia, carabinieri, guardia di finanza”.
Alla luce dei nuovi fatti emersi grazie alla testimonianza davanti al Tribunale penale di Genova del vicequestore Michelangelo Fournier, all'epoca vice del comandante del VII Nucleo antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma, Vincenzo Canterini – anch'egli imputato per l'irruzione alla scuola Diaz, avvenuta la notte del 21 luglio-, e della notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati dell'ormai ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, è necessario chiarire una volta per tutte la trama di questa storia, iniziata sei anni fa e ancora senza un finale.
“Solo una Commissione parlamentare di inchiesta – si legge poi nella lettera – è in grado di rispondere ai pesanti interrogativi che ancora aleggiano su quei fatti e soprattutto di verificare se nel nostro Paese, in quei giorni, si sia effettivamente assistito ad una 'sospensione dei diritti democratici', come espressamente denunciato da Amnesty International”.
L'organizzazione mondiale, all'epoca, aveva infatti mosso una dura denuncia a quanto accaduto in quella circostanza. Lanciò un rapporto sulle illegalità commesse dalle forze di sicurezza durante le manifestazioni del 20 e 21 luglio, parlò di violazione gravissima dei diritti umani, “di proporzioni mai viste nella più recente storia d'Europa”. Torture, percosse, arresti arbitrari, trattamenti inumani. E ancora: attacchi indiscriminati a pacifisti, minori inclusi, giornalisti, medici e infermieri. Amnesty puntò l'indice contro le forze di polizia: non usarono le armi solo come ultima istanza e ci furono errori e sottovalutazioni nell'addestramento degli uomini in divisa.
Potrebbe valere l'abusato 'meglio tardi che mai'. Non si può continuare ad aspettare, nella speranza che ci siano altre svolte decisive, o che la gente si dimentichi di quanto accaduto. Far scorrere il tempo non serve. E, se parte dell'opinione pubblica può o vuole mettere in un angolo nascosto le immagini e le parole spese su quei giorni, c'è chi non ha facoltà di dimenticare tutto. C'è chi ha vissuto in prima persona i fatti raccontati sui giornali, visti alla televisione, denunciati o banalizzati. E se gli occhi hanno smesso di bruciare, le ferite di sanguinare, le cicatrici restano. E pesano. Le bende vanno tolte, la pelle va mostrata. L'eventuale indignazione non basta, era riduttiva allora ed è poco costruttiva e impolverata oggi. Bisogna chiarire definitivamente i come e i perché.
“Compito della politica è agire in nome e in conto della verità. Un Paese civile non può far finta di nulla. Il Parlamento ha il dovere di fornire una risposta chiara ai cittadini e alle cittadine del nostro Paese, ma anche ai rilievi mossi dal Parlamento europeo che – con un documento adottato il 15 gennaio 2003, la risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea - ha ufficialmente mosso accuse nei confronti dell'Italia per i fatti di Genova”.
Emma Berti
da www.aprileonline.info - 4 luglio 2007