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Vicenza, una città umiliata
Una città "mite" è oggi in rivolta, teatro di presidi, sit-in, manifestazioni 24 ore su 24 e in molti consegnano le tessere elettorali. Erano in 20.000 a Vicenza il 2 dicembre a dire NO, persone di destra e di sinistra, casalinghe e giovani, scouts e no global, cattolici e laici nella più grande manifestazione della storia di questa città. Perché le istituzioni e la politica sembrano non accorgersene?
A volte, per farsi ascoltare, sono necessari atti forti. L'autosospensione dal mio partito è un atto forte, meditato e sofferto. Il raddoppio della base americana a Vicenza è un atto insensato, insostenibile dalla città: dal punto di vista locale (lo scempio ambientale), dal punto di vista politico (la politica estera del Governo). A Vicenza più di 80 iscritti e iscritte ai Ds si sono autosospesi.
Di questi tre consiglieri comunali su sei, dieci consiglieri di circoscrizione su diciassette, venti membri della Direzione cittadina su trenta, parte della Segreteria provinciale. Un vero e proprio terremoto politico, che riguarda trasversalmente il partito.
Gli amici della Margherita hanno rimesso il loro mandato alla Direzione provinciale - e tra loro il Presidente del gruppo dell'Ulivo in Regione - così Rifondazione Comunista e i Verdi. Gran parte dell'Unione.
La mia città, Vicenza, si sente umiliata da una decisione del Governo annunciata sbrigativamente a Bucarest come un diktat, senza che nessuno si sia degnato di venire ad ascoltare le ragioni di una comunità, in larghissima maggioranza contraria ad ospitare una seconda base americana nel cuore di quartieri residenziali, a un chilometro e mezzo dal centro città e dalla Basilica Palladiana. Una gettata di 600.000 metri cubi di cemento coprirà la più grande area verde della città, nella quale abitano solo 110.000 abitanti e che dovrà ospitare 20.000 soldati americani e le loro famiglie. Il suolo a disposizione dei militari a Vicenza e dintorni sarà di 3.300.000 mq., pari al doppio del centro storico e a tutta la zona industriale. La più grande base logistica americana per le azioni in Medio Oriente e nel Mediterraneo sorgerà in mezzo alle case, alle scuole, nel cuore della mia città. C'è o no di che allarmarsi?
Vicenza, come è noto ai più, non è antiamericana, tanto meno della sinistra estremista. E' purtroppo nota - anche ingiustamente - per aver accolto in campagna elettorale Berlusconi come un trionfatore e per aver ospitato la prima manifestazione contro il Governo Prodi. Ospita con amicizia, dagli anni '50, la Caserma Ederle, nonostante in parte della città i più anziani ricordino le gazzarre, le violenze, le aggressioni di giovani militari americani in libera uscita o di ritorno da teatri di guerra, che hanno sconvolto la tranquilla vita di provincia. Una città considerata moderata, cattolica, patria incontrastata della Democrazia Cristiana per 50 anni. Eppure, dietro l'apparenza, una città che ha conosciuto nella stagione del crollo dei grandi partiti una ribellione tutt'altro che moderata sotto i vessilli della Lega Nord. Una città e una Provincia in cui gente semplice ha saputo tirarsi su le maniche e costruire una delle realtà più ricche e produttive d'Italia, dove l'insofferenza verso chi viene da fuori a volte rasenta il razzismo, ma dove si convive con il più alto tasso di immigrati d'Italia. Essere la città del Palladio, con uno stupendo centro storico rinascimentale e le ville venete come la Rotonda, le hanno fatto meritare il titolo di patrimonio dell'Unesco e quindi dell'umanità.
Non è un caso se il presidente nazionale dell'Unesco in questi giorni ha manifestato tutto il suo stupore e contrarietà al progetto della base. Questa città si è sentita trattata a pesci in faccia, ignorata, presa in giro prima dal sindaco e dalla Giunta di centrodestra, poi dal Governo Prodi. Una città "mite" è oggi in rivolta, teatro di presidi, sit-in, manifestazioni 24 ore su 24 e in molti consegnano le tessere elettorali. Erano in 20.000 a Vicenza il 2 dicembre a dire NO, persone di destra e di sinistra, casalinghe e giovani, scouts e no global, cattolici e laici nella più grande manifestazione della storia di questa città. Perché le istituzioni e la politica sembrano non accorgersene?
Eppure ci sono degli accadimenti che a volte cambiano gli orientamenti e i modi di sentire di un'intera comunità come di un popolo. A Vicenza questo sembra uno di quegli accadimenti. Il sindaco e la sua Giunta sono semplicemente degli irresponsabili. Insieme al Governo Berlusconi hanno fatto incontri e trattative segrete, hanno deciso di dire sì e oggi si rifiutano di concedere il referendum perché sicuri di essere smentiti. Le categorie economiche e produttive, figlie di quei padri che hanno inventato il miracolo economico del NordEst, arrivano a sostenere che, senza la base americana, crollerebbe l'economia vicentina e si vendono per un piatto di lenticchie. Non sono degni di rappresentare questo territorio, avanzato ed europeo, sono poca cosa. Vicenza si sente oggi priva di classi dirigenti, di rappresentanza istituzionale e politica.
Tutto ciò, se resta senza risposte adeguate, può degenerare negli estremismi più pericolosi o nell'antipolitica, fenomeni diversi, ma non nuovi nel panorama veneto. Il Governo Prodi ha fatto il resto, mentendo in Parlamento ai parlamentari dell'Unione, rassicurando sui tempi lunghi e sull'assenza di alcun vincolo internazionale e militare. Mentendo a noi, ha mentito ai vicentini. Nella terra del federalismo sono mal sopportate le imposizioni dall'alto. E questa imposizione pronunciata a Bucarest ha delegittimato in pochi minuti tutta l'Unione che a Vicenza si era pronunciata per il NO. Nel dibattito televisivo con Berlusconi, Prodi disse a proposito della Val di Susa: "Noi siamo diversi, andremo lì a dialogare con i cittadini, a costo di ritardare la decisione". Se n'è già dimenticato? Quante Val di Susa vogliamo in Italia? Da dove pensiamo di ricominciare a riconquistare fiducia e consenso per poter governare stabilmente il paese? La volontà dei territori deve o no essere ascoltata? Se la base fosse stata chiesta in centro a Bologna, Prodi cosa avrebbe fatto? Ma cosa sono diventati i partiti e la politica, se sono così lontani da quelli che pretendono di rappresentare? Qui a Vicenza si sono limitati a dire NO al Dal Molin con un documento, ma hanno preferito non contaminarsi con la loro gente. La buona politica è quella che vive tra i cittadini, è animata da passione civile, s'impegna a cambiare il corso delle cose anche rischiando di sbagliare. Altrimenti i partiti sono occupati da piccoli o grandi notabili che dal divano di casa impartiscono ordini o rilasciano comunicati. Ma questa è politica virtuale.
All'ordine del giorno dell'Italia c'è il rinnovamento delle classi dirigenti e dei partiti, anche nel centrosinistra. Non sarà certo sommando il ceto politico esausto di due partiti che potrà nascere un Partito nuovo, capace di attrarre i giovani e di progettare il futuro. E' stato avvilente sentire da Prodi che la realizzazione della più grande base militare americana europea era questione urbanistico-territoriale. Come se nel programma dell'Unione non avessimo promesso di rivedere le servitù militari e di convocare una nuova conferenza per questo.Gli atti di autonomia della politica estera del Governo sono stati oscurati dalla scelta di Vicenza. Ho sentito parlare di continuità "dovuta" in politica estera, ho sentito pronunciare parole sbagliate come "siamo stati costretti". Il paese che vogliamo è un paese rispettoso delle alleanze internazionali, ma AUTONOMO E SOVRANO. Mentre Berlusconi ha trascinato il nostro paese in una guerra sanguinosa e sbagliata, noi abbiamo ritirato le truppe dall'Iraq. Ci hanno votato anche per questo, perché non facessimo come Berlusconi. CERCHIAMO DI NON DIMENTICARLO MAI.
Lalla Trupia
da www.aprileonline.info – 25 gennaio 2007