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L'urbanistica non c'entra
Questa di Vicenza era l'occasione giusta per cominciare a raddrizzare un rapporto bilaterale totalmente sbilanciato, per rivendicare diritti mai riconosciuti.
Fatemi capire: quando si tratta della TAV, l'opposizione della popolazione locale (senza contare quella del resto del paese) non conta nulla e il governo decide di andare avanti; quando invece si tratta di decidere se l'Italia, paese sovrano che ha scritto nella sua Costituzione di ripudiare la guerra, debba cedere parte del suo territorio per facilitare le operazioni militari di un alleato, allora a quel punto il governo nazionale se ne lava le mani soltanto perché non la popolazione di Vicenza, ma l'istituzione comunale (sindaco e giunta) ha deciso per il nulla osta all'insediamento di 4500 militari stranieri.
Preferisco credere che Romano Prodi abbia spudoratamente mentito sulla questione "urbanistica" presagendo la possibilità di una "toppa" referendaria, piuttosto che pensare che si sia calato le brache di fronte a Bush. Ma anche così, anche ipotizzando che questa sia soltanto una manovra per prendere tempo (a prescindere dal fatto che gli USA di tempo non ne perderanno affatto per portare a termine l'operazione, e un referendum in Italia non si fa mai da un giorno all'altro), resta tutta la difficoltà di questo esecutivo di affrancarsi una volta per tutte dalla miserabile sudditanza verso Bush a cui il premier precedente ha costretto il nostro paese.
Il tempo e il luogo della politica estera vengono talvolta decisi dagli avvenimenti, e non dal protocollo. Questa di Vicenza era l'occasione giusta per cominciare a raddrizzare un rapporto bilaterale totalmente sbilanciato, per rivendicare diritti mai riconosciuti. Da Ustica a Calipari, dal Cermis al sequestro di Abu Omar ad opera della CIA in pieno giorno a Milano, via via fino a quest'ultimo affronto. Qui la politica c'entra pochissimo, e ancora meno c'entra l'urbanistica, perché stiamo parlando di diritti fondamentali, di principi sanciti dalla nostra Costituzione. Che Berlusconi provochi ad ogni piè sospinto sull'antiamericanismo è un conto, l'ha sempre fatto. Ma che Prodi si senta in dovere di rispondergli e di tranquillizzare il paese in tv sulla fedeltà (???) del governo agli USA è un altro sintomo grave di come si stiano disattendendo non tanto le promesse e i programmi elettorali, quanto le aspettative delle decine di milioni di democratici italiani che speravano di tornare alla piena legalità repubblicana.
Se il governo Prodi ha deciso di onorare qualsiasi impegno preso dal precedente esecutivo senza nemmeno entrare nel merito, lo dica apertamente, così almeno la gente si prepara al peggio. Perché la lista è lunga, dalla Biagi allo scalone di Maroni, dalle troppe leggi vergogna ancora in piedi fino al conflitto di interessi che continua a inquinare il nostro paese. Pensavamo ad aprile di aver voltato pagina, non fateci ricredere per favore.
Stefano Olivieri
da www.aprileonline.info - 17 gennaio 2007