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Chi ha ucciso Carlo Giuliani?
A oltre cinque anni da quel tragico venti luglio, l'ex carabiniere Mario Placanica ammette di non poter essere stato lui l'assassino di Piazza Alimonda, avendo sparato in aria e non ad altezza d'uomo. E dice molto di più, soprattutto riguardo le direttive impartite all'epoca dai suoi superiori, e sui comportamenti dei suoi colleghi. La verità comincia a fare breccia.
In un paese nel quale l'esercizio della memoria costa sempre più fatica, dove bastano un paio di dichiarazioni mediaticamente azzeccate per mettere in dubbio l'evidente realtà dei fatti, soltanto l'ostinata tenacia di chi era a Genova, unita a quella di coloro che, pur non essendoci stati, hanno comunque sofferto e continuano a soffrire per tutto ciò che avvenne, è riuscita in questi cinque e passa anni a tenere alta la soglia collettiva di attenzione sui fatti racchiusi tra il 19 e il 21 luglio 2001 durante il G8, senza naturalmente tralasciare i vergognosi episodi accaduti nei giorni immediatamente successivi nella caserma di Bolzaneto.
Si torna a parlare di Genova, dunque, anche se in fondo la notizia molti la conoscevano già, mentre molti altri da troppo tempo fanno finta di non saperla.
"Non sparai a Carlo Giuliani, e vorrei cercare la verità"; queste, in estrema sintesi, le dichiarazioni rilasciate dall'ex carabiniere Mario Placanica a un quotidiano della sua regione, "Calabria Ora", seguìte da un altro paio di affermazioni di certo non trascurabili: "I superiori ci dicevano di stare attenti, raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra". E meno male che non erano ancora cadute le Twin Towers, verrebbe da chiosare. Ma non finisce qui: "Dopo la morte di Giuliani, al rientro in caserma, i colleghi mi hanno fatto una festa, mi hanno regalato un basco del Tuscanica. "Benvenuto tra gli assassini", mi hanno detto. Sì, erano contenti. Dicevano morte sua vita mia, cantavano canzoni. Hanno fatto una canzone anche su Carlo Giuliani. Io ero assente, non volevo stare con nessuno, mi sentivo troppo male".
Chi fosse sorpreso da queste parole (che molto somigliano a una confessione dopo un lungo travaglio interiore, come in pratica confermato dall'avvocato difensore di Placanica), può sempre chiedere lumi all'allora presidente del Consiglio, che profetizzò "qui ci scappa il morto" ben una settimana prima della tragedia di Piazza Alimonda; può interrogarlo sul motivo della sua tempestiva visita al capezzale del carabiniere "sotto shock" al quale promise, terminata la degenza, una lunga vacanza a spese dello Stato; potrebbe chiedere delucidazioni in merito alla presenza della coppia Gianfranco Fini-Filippo Ascierto in quella stessa caserma genovese dalla quale uscivano gruppi di persone curiosamente mascherate da "black block"; può farsi riassumere da Mario Placanica le varie pressioni subìte in questi anni affinché rimuovesse il più presto possibile dalla sua mente la tragica fatalità di cui si era reso involontario protagonista; può farsi raccontare dallo stesso ex carabiniere anche di un paio di strani incidenti a lui occorsi, uno dei quali per un guasto allo sterzo e alle ruote dell'automobile, comperata appena il giorno prima.
Ecco perché Haidi Giuliani, mamma di Carlo, come prima reazione a queste nuove dichiarazioni ha subito suggerito di mettere sotto protezione il diretto interessato: conosce le persone con cui ha che fare. Hanno ucciso suo figlio.
Sarebbe bello sapere, al tirar delle somme, chi è stato veramente a premere il grilletto quel pomeriggio a Piazza Alimonda, chi c'era nella camionetta con Placanica, chi e perché ha infierito sul corpo del ragazzo steso a terra già morente. L'inchiesta va riaperta non domani, ma oggi, magari supportata dalla compattezza di una certa componente politica. Quale?
Di certo non quella che per bocca di Pierferdinando Casini non si vergogna a sottolineare la propria contrarietà a una Commissione d'inchiesta sui fatti di Genova, aggiungendo che "se la sinistra vuole continuare a destabilizzare le Forze dell'ordine e distrarle dai loro compiti istituzionali, quella di una Commissione d'inchiesta è una proposta giusta".
Non ha tutti i torti il leader dell'Udc: una Commissione d'inchiesta è una proposta giusta, soprattutto se tende a ristabilire verità e giustizia. Se poi il prezzo da pagare sarà quello di destabilizzare quelle Forze dell'ordine tanto lucidamente descritte dall'ex carabiniere Mario Placanica nella sua confessione, ce ne faremo una ragione. Nel frattempo, l'assassino di Carlo Giuliani continua a essere ignoto. Meno ignoti cominciano a risultare modalità e motivazioni.
La speranza, dunque, è che l'attuale governo si assuma le proprie responsabilità. E non soltanto perché, vale sempre la pena ricordarlo in un paese poco allenato all'esercizio della memoria, riaprire la dolorosa ferita del G8, per fare finalmente chiarezza, è un punto contenuto nel programma sottoscritto da tutte le componenti dell'Unione.
Emiliano Sbaraglia
da www.aprileonline.info - 29 novembre 2006