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«La nostra battaglia come quella di Ken Saro-Wiwa»
«La nostra battaglia come quella di Ken Saro-Wiwa»
Intervista alla leader del movimento Shell to Sea
Il suo nome salì alla ribalta nel settembre del 2008, quando cominciò uno sciopero della fame in protesta contro l'arrivo della nave Solitaire per la costruzione del gasdotto del Corrib Gas Project nelle acque al largo di Rossport nella Contea di Mayo in Irlanda. Il digiuno di Maura Harrington - portavoce della campagna Shell to Sea - fu interrotto dopo 10 giorni quando la Solitaire fu costretta al ritiro a causa di un propizio danneggiamento accidentale della sua poderosa gru. Ora, dopo aver terminato le riparazioni, la più grande nave posatubi al mondo sta di nuovo facendo rotta verso le acque della Contea di Mayo, dove dovrebbe arrivare martedì prossimo. Ad attenderla centinaia di manifestanti, e abitanti locali a bordo di kayak e pescherecci che se la dovranno vedere non solo con i gardai della polizia irlandese e con gli energumeni della Shell ma pure con le navi da guerra della marina irlandese inviate a soffocare la protesta. «Stiamo assistendo a una ripetizione di quello che è successo nel delta del Niger con gli Ogoni - afferma la Harrington - con la Shell e l'apparato dello stato pronti ad usare qualsiasi mezzo pur di sradicare la protesta».
Voi siete preoccupati delle conseguenze per la salute e l'ambiente ma i sostenitori del progetto dicono che porterà lavoro e ricchezza.
Questo progetto non è nient'altro che una rapina delle risorse del nostro territorio. La Shell è di proprietà anglo-olandese. L'Irlanda e la nostra contea non guadagneranno in alcun modo dal progetto. Del resto sul giacimento non ci sono royalties e non c'è nessuna partecipazione economica del governo. L'unica cosa su cui potrebbero guadagnare è la tassa sui profitti. Ben poco rispetto ai danni economici che saranno provocati alla pesca in questa zona ricca di crostacei e molluschi. Per non parlare delle conseguenze per la nostra salute e della distruzione di questa costa meravigliosa.
Eppure la Shell sostiene che è tutto quanto in regola e che il progetto è «all'insegna della sostenibilità ambientale».
La Shell è una multinazionale esperta nel greenwash, la pratica di arrogarsi presunte virtù ambientaliste. Sta di fatto che il progetto non rispetta standard ambientali che sono comuni non solo in Scozia ma pure negli Stati Uniti, che non sono esattamente un paese noto per controlli rigidi contro l'inquinamento. Shell sta cercando di cavarsela con le peggiori pratiche nel settore, pur di risparmiare e di aumentare i suoi profitti. Le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti. Il lago Carrowmore, da cui gli abitanti della zona traggono acqua potabile, è già stato pesantemente inquinato per i lavori per la costruzione della raffineria sulla terraferma, con livelli di alluminio altamente superiori a quelli considerati sicuri dall'Oms.
Nonostante la vostra resistenza Shell non sembra disposta ad indietreggiare sul suo progetto. Dove vi fermerete?
La gente ormai conosce bene i metodi usati dalla Shell per convincere le comunità locali ad abbassare la testa. Ma loro sanno pure che noi siamo pronti a resistere fino all'ultimo. Se non riusciremo a fermarli in mare con le barche, li fermeremo sulle spiagge con i nostri corpi, perché questa non è nient'altro che un'invasione del nostro territorio. Quanto meno qua non ci possono far impiccare come hanno fatto con Ken Saro-Wiwa.
di P. G.
da www.ilmanifesto.it - 21 giugno 2009

Maura Harrington