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Uccisione di Saro-Wiwa, la Shell paga il conto

La multinazionale versa 15 milioni di dollari per evitare il processo

Un risarcimento in denaro dopo quattordici anni. Con un patteggiamento presso il tribunale di New York, la multinazionale Shell ha accettato di versare ai familiari di nove attivisti nigeriani - fra cui lo scrittore e drammaturgo Ken Saro-Wiwa - 15,5 milioni di dollari in compensazione per i danni subiti. La Shell ha così evitato un processo che avrebbe rappresentato un gravissimo danno per la sua immagine.
La vicenda risale al 1995. Ken Saro-Wiwa e altri otto membri del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop) vengono accusati di concorso nell'omicidio di altri membri della comunità Ogoni. Viene condotto un processo ritenuto da molti osservatori «viziato da forti irregolarità», al termine del quale i nove sono sbrigativamente condannati a morte. Il 10 novembre 1995, nonostante la vasta campagna di mobilitazione internazionale e le pressioni condotte sul governo del dittatore Sani Abacha, i nove vengono giustiziati per impiccagione. Secondo molti, la Shell ha esercitato forti pressioni sul governo perché Saro-Wiwa e i suoi compagni fossero accusati e giustiziati.
Saro-Wiwa era visto come il fumo negli occhi dai responsabili della Shell, perché il Mosop aveva portato avanti fin dal 1990 una lotta non violenta sia contro il governo di Abacha, reo di non distribuire alle popolazioni locali i proventi del petrolio, sia contro la compagnia, che estraeva il greggio in Ogoniland senza minimamente rispettare gli standard ambientali. Dopo una lunga serie di manifestazioni e occupazioni dei campi petroliferi, alla fine la Shell nel 1993 ha abbandonato l'Ogoniland. Pochi mesi dopo, Ken Saro-Wiwa e gli altri sono stati arrestati e condannati.
Da allora, la Shell e le altre quattro grandi compagnie internazionali attive nella regione del Delta del Niger (Chevron, Total, Exxon e Agip) hanno continuato a sfruttare il petrolio senza minimamente curarsi delle ricadute che l'estrazione aveva sulle popolazioni locali, in termini di danni all'ambiente e di inquinamento. I vari governi che si sono succeduti in Nigeria, anche dopo il ritorno dei civili al potere nel 1999, non hanno modificato questa situazione, tanto che oggi il Delta è terreno di una guerra aperta tra l'esercito e vari gruppi armati - fra cui il più noto è il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend) - che rivendicano una più equa distribuzione dei proventi del greggio.
Pur adottando una strategia del tutto diversa da quella non violenta di Ken Saro-Wiwa, l'azione di questi gruppi si inscrive nel solco tracciato dal poeta Ogoni, che è stato in qualche modo l'iniziatore della rivolta delle popolazioni locali contro le compagnie petrolifere e il governo corrotto. Se Saro-Wiwa rappresentava un gruppo etnico molto minoritario nella regione, è pur vero che l'azione del Mosop ha fatto da battistrada a quella di gruppi più rappresentativi, sia di ispirazione non violenta che affiliati alla lotta armata.
In questo senso, la compensazione di ieri ha un valore altamente simbolico, perché riconosce a distanza di quattordici anni le responsabilità della Shell e «segna un precedente», come sottolineano in modo un po' ottimistico gli avvocati che hanno citato in giudizio a New York la multinazionale.
Il processo è stato lanciato in base a una legge del 1789 - l'Alien Tort Claims Act - che permette a un tribunale americano di occuparsi di violazioni dei diritti umani commesse anche all'estero contro cittadini stranieri. Secondo l'accusa, la Shell avrebbe fornito alla polizia nigeriana armi per reprimere le proteste, avrebbe assoldato truppe governative che hanno sparato contro i manifestanti e avrebbe partecipato alla cattura e all'impiccagione di Saro-Wiwa e dei suoi colleghi.
Pur negando ogni addebito, la multinazionale ha deciso comunque di patteggiare e di pagare «per facilitare un processo di riconciliazione», secondo le parole di un suo portavoce riportate dal sito della Bbc. «La nostra speranza è che possiamo contribuire al processo e ci auguriamo una normalizzazione dei nostri rapporto con gli Ogoni», ha aggiunto.
Ma questi ultimi sono di tutt'altro avviso. «Se consideriamo che almeno 2000 Ogoni sono stati uccisi durante la repressione sostenuta e finanziata dalla Shell e che le nostre terre sono danneggiate in modo irreparabile, 15 milioni di dollari sono una somma insignificante», ha ribattuto il portavoce del Mosop Bariana Kpalap, raggiunto al telefono nel Delta.
Dei 15 milioni, cinque saranno destinati a un fondo speciale per lo sviluppo di progetti a favore della popolazione Ogoni. Ma il Mosop mantiene la sua diffidenza. «Non abbiamo alcuna fiducia nella Shell, né nell'azione dell'attuale governo nigeriano, che si sta comportando esattamente come quelli passati, portando avanti la repressione, l'azione militare e la corruzione», ha aggiunto Kpalap.
Pur non aderendo alla lotta armata, condotta soprattutto da gruppi dell'etnia ijaw - quella maggioritaria nella regione - il portavoce del Mosop «sostiene di capirne le ragioni». «Di fronte all'inazione del governo e alla violenza, spesso non si vede altra alternativa che la violenza», ha concluso Kpalap.
In queste ultime settimane nel Delta del Niger è stata lanciata una pesante offensiva dell'esercito, che ha investito i campi di vari gruppi militanti. In risposta, il Mend ha annunciato l'imminente arrivo dell'uragano «Piper Alpha», che «getterà scompiglio in tutta la regione», secondo quanto scritto dal portavoce Jomo Gbomo.

Stefano Liberti

da www.ilmanifesto.it - 10 giugno 2009 - segnalato da Lorentz

Ken Saro-Wiwa

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11 dicembre 2009