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Il modello Trondheim
Investimenti pubblici, più democrazia, blocco delle privatizzazioni. L'esempio norvegese dimostra che in Europa la sinistra ha ancora molto da dire.
Il 21 settembre 2004 ho preso un treno notturno diretto in Norvegia. Volevo capire come funzionava il modello Trondheim: la città controcorrente, il posto in cui il neoliberismo, ormai diffuso in tutta la Scandinavia, ha dovuto cedere il passo a una politica di sinistra. Mentre le altre città norvegesi privatizzavano e vendevano i beni pubblici, il comune di Trondheim ha ripreso in mano il controllo sull' energia, l' assistenza agli anziani e il trasporto, decidendo di tornare a investire i soldi pubblici per i servizi alla collettività.
Arrivato a Trondheim mi sono precipitato al municipio, dove ho incontrato, in un seminterrato ingombro di carte, Arne Byrkjeflot, presidente della sezione locale della Confederazione nazionale dei sindacati (Lo) nonchè del movimento per il no all'Unione europea e della Rod Valgallianse (Alleanza elettorale rossa). E stato lui a raccontarmi come è nata la svolta di Trondheim. Governato da una coalizione di destra dal 1989, negli anni novanta il comune ha tagliato le tasse, ha trascurato la scuola pubblica e per fare cassa ha ceduto attività e servizi.
La privatizzazione del settore pubblico ha reso piu difficile la situazione per molti lavoratori, e ha creato diversi problemi anche ai sindacati, che hanno perso molto del loro peso nella società. "È stato allora che abbiamo capito che dovevamo reagire", mi ha spiegato Byrkjeflot. Oltre che dai sindacati, la controffensiva è stata messa a punto dall'Arbeiderparti (Partito laburista) e dal Sosialistisk venstreparti (Sinistra socialista). E ha avuto successo.
Gli ideatori del "modello Trondheim" hanno individuato alcuni punti essenziali per cambiare la politica della città, e nella primavera del 2003 hanno presentato il loro programma. Le proposte, di segno opposto rispetto alle ricette liberiste della destra, miravano alla difesa del welfare e al miglioramento della qualità dei servizi pubblici attraverso la democratizzazione della vita politica locale. Tre erano gli obiettivi del progetto: la difesa dello stato sociale, il sostegno alla scuola pubblica e il rilancio dell'industria.
Stabilito il programma, sindacati e partiti hanno coinvolto nel dibattito operai e impiegati. E la risposta dai luoghi di lavoro non si è fatta aspettare. "In fondo sono certo che a Trondheim, come in Norvegia, non c'e mai stata una maggioranza favorevole alla politica della destra", mi ha detto Byrkjeflot. "Ma c'è una forte diffidenza verso 1'Arbeiderparti e molti hanno perso fiducia nella sinistra. Il punto è che i partiti devono impegnarsi sul territorio e nei luoghi di lavoro se vogliono davvero convincere i cittadini. Così abbiamo fatto noi". Dopo una campagna elettorale gestita dai sindacati e costruita su rivendicazioni politiche concrete, di totale rottura con il neoliberismo dell'amministrazione uscente, ne1 2003 il blocco di sinistra e tornato al potere a Trondheim dopo 14 anni.
Il ruolo dei sindacati
Dall'ufficio di Arne Byrkjeflot sono passato in quello, qualche piano piu su, di Knut Fagerbakke, il leader locale della Sinistra socialista, artefice del successo elettorale del 2003. Fagerbakke mi ha raccontato che la vittoria della sinistra ne1 2003 era stata accolta con un diffuso scetticismo dai partiti di destra e dalla maggior parte dei commentatori politici: tutti dubitavano che il suo programma potesse funzionare.
Un anno piu tardi gran parte dello scetticismo era stato spazzato via. Trondheim era diventata la prima città norvegese a risolvere il problema della carenza di posti negli asili nido e nelle scuole per l'infanzia, aveva dimezzato le liste di attesa per gli alloggi e rimesso in sesto 1'istruzione pubblica. Era diventata una vetrina per la sinistra: l'esempio locale che dimostrava come si potevano cambiare radicalmente le cose. I partiti conservatori avevano torto: fare una politica davvero di sinistra era possibile.
Lo stesso meccanismo è stato poi usato a livello nazionale. I sindacati hanno lanciato una campagna per raccogliere proposte politiche e suggerimenti dai loro iscritti. Il successo è stato enorme e ha contribuito a far nascere un nuovo rapporto di collaborazione tra la Confederazione sindacale e il Partito laburista, che negli ultimi tempi, sotto la guida di Jens Stoltenberg, si era spostato su posizioni centriste, ottenendo nel 2001 il peggior risultato elettorale dal 1924.
Il sindacato, guidato per la prima volta da una donna, Gerd-Liv Valla, stava cambiando pelle: più che puntare alla lealta verso i laburisti, ha adottato una strategia radicale per cambiare il paese e mettere fine al liberismo economico. "Il nostro obiettivo", ha detto Gerd-Liv Valla inaugurando la campagna elettorale per le elezioni del 2005, "è fare in modo che i nostri iscritti sappiano esattamente quali differenze ci sono tra i partiti a cui dovranno dare il loro voto". La strategia ha funzionato di nuovo e a vincere è stata la coalizione formata dai laburisti, dalla Sinistra socialista e dai centristi del Senterparti.
Il loro programma prevedeva una netta svolta a sinistra: niente piu scuole paritarie, blocco delle privatizzazioni e maggiore democrazia nel settore pubblico. Inoltre, la Norvegia si impegnava a non pretendere che i paesi poveri aprissero i loro mercati ai suoi prodotti. Era la fine del liberismo e il ritorno a una politica di sinistra.
Un programma radicale
Quasi un mese dopo la vittoria elettorale, il programma del nuovo governo norvegese mi è stato spedito per posta elettronica. E mi e sembrato subito molto radicale: in Svezia avrebbe potuto essere una via di mezzo tra il progetto politico del Vansterparti (Partito della sinistra) e quello del Kpml (Partito comunista dei marxisti-leninisti rivoluzionari). Allora ho chiamato Arne Byrkjeflot. "Stiamo assistendo a una vera e propria rottura con la vecchia politica norvegese", è stato il suo commento.
È vero: si trattava di una svolta radicale. In Svezia, però, la notizia non ha fatto troppo rumore. E non mi spiego perchè: davvero non ci interessa sapere che i nostri vicini investono nella democratizzazione del settore pubblico invece di privatizzarlo? Non mi piace la dietrologia, però mi sono fatto un'idea: due decenni di pensiero liberale hanno indotto molte persone, compresi i giornalisti svedesi, a non riconoscere più una politica di sinistra quando se la trovano davanti. Ci siamo abituati al fatto che la politica in fondo non puo cambiare e, soprattutto, non in senso progressista e democratico.
Eppure in Norvegia le cose sono cambiate. Mentre i politologi svedesi discutevano sulla necessità che i socialdemocratici si spostassero al centro per conquistare il voto moderato, i socialisti norvegesi vincevano le elezioni con un programma davvero di sinistra. Mentre la stampa dipingeva i sindacati svedesi come i responsabili dell'immobilismo del paese, quelli norvegesi si davano da fare per cambiare le cose. Mentre in Svezia i partiti si rivolgevano alla borghesia per trovare nuove idee, in Norvegia la classe operaia dava vita a un'alternativa politica.
Il 10 settembre 2007 sono tornato a Trondheim per le ultime elezioni amministrative. Dopo quattro anni di un'incisiva politica progressista, la coalizione di sinistra ha vinto ancora. Il Partito laburista ha raccolto il 43,9 per cento dei voti, contro il 25-30 delle altre citta norvegesi: il miglior risultato a Trondheim dal 1971.
Poco dopo mezzanotte sono riuscito a intervistare Rita Ottervik, appena confermata sindaco della città. Per prima cosa le ho chiesto come avessero fatto i laburisti a ottenere un successo di tali proporzioni a Trondheim quando nel resto del paese i risultati erano stati abbastanza deludenti. Non era certo la prima volta che a Rita Ottervik veniva chiesto un parere sulle differenze tra le due anime del Partito laburista norvegese: quella del modello Trondheim e quella, piu moderata, del leader nazionale Jens Stoltenberg.
Per l'ennesima volta il sindaco ha sorriso e ha risposto: "Da queste parti siamo un po' piu rossi". Sembra impossibile. Eppure è vero.
Aron Etzler
da Internazionale n. 762 – 19 / 25 settembre 2008

Trondheim