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Buone notizie dal Brasile di Lula, la fame è in ritirata

In Brasile quando si parla di sicurezza si intende quella alimentare. Il paese governato dal Partito dei lavoratori (PT) sta iniziando a vincere la più importante delle battaglie, quella contro la denutrizione.
Nonostante restino sacche di importante disagio il combinato di cinquanta diverse azioni messe in atto dal governo Lula a partire dal 2003 con il programma “Fame zero”, sta cominciando a produrre risultati e tutti i dati più importanti sono infatti in regressione. La denutrizione cronica, secondo il Ministero della Salute, ma i dati sono confermati da organismi internazionali, è passata dal 13 al 7% della popolazione. Nel Nordeste, la regione più povera del paese, si è passati dal 22 al 6%. Intanto la mortalità infantile si è quasi dimezzata dal 39 al 22 per mille.
Fame zero comprendeva cinquanta diverse azioni, che partivano dagli aiuti diretti a 11 milioni di famiglie e al rafforzamento del sistema delle mense scolastiche (quelle che il FMI ha fatto chiudere a decine di migliaia in tutto il continente) che a pieno regime alimenteranno 42 milioni di bambini e paradossalmente rappresentano il secondo cespite di approvvigionamento alimentare per le famiglie dopo la grande distribuzione. Sembrava tutto lì, tanto che critici anche di grande prestigio considerarono che il PT volesse stabilire un sistema assistenziale/clientelare invece di risolvere realmente il problema della fame.
Ma dopo cinque anni di governo Lula cominciano a maturare dei risultati che possono cominciarsi a considerare un cambiamento strutturale. In particolare il fomento all’agricoltura familiare –che prima veniva considerata residuale- ha portato risultati e i programmi di collaborazione ai piccoli agricoltori quest’anno toccheranno 200.000 piccole aziende agricole. “Tutto è molto lento perché vogliamo che sia associato ad un cambio di mentalità che porti i piccoli agricoltori ad associarsi in cooperative” ha dichiarato alla IPS il funzionario del governo Marcos Antonio Pinto, che si occupa di supportare le piccole aziende agricole. Uno degli aspetti fondamentali in questo senso è l’immissione sul mercato dei prodotti agricoli delle piccole aziende. Oggi sono queste stesse piccole aziende a fornire al governo gli alimenti per i piani più direttamente assistenziali.
Se il Brasile, come del resto l’Argentina, è territorio di conquista dell’agroindustria esportatrice e per i biocombustibili, la piccola agricoltura sta divenendo la spina dorsale della sovranità alimentare del paese. Con appena il 30% del territorio coltivato produce infatti i due terzi dei fagioli (importantissimi nell’alimentazione brasiliana) consumati nel paese e oltre la metà della carne suina e del latte. Questo mette in moto un circolo virtuoso che riequilibra la crescita economica, sta rallentando l’abbandono delle campagne e rivalutando alcune produzioni locali prima penalizzate dalla omologazione alimentare data dall’agroindustria. Se molto resta ancora da fare, per la prima volta la fame è entrata ed è restata al centro delle preoccupazioni del governo e oggi una legge dello Stato stabilisce che il diritto all’alimentazione sia un diritto primario che lo stato dovrà garantire anche in futuro.

Gennaro Carotenuto

da www.giannimina-latinoamerica.it - 17 ottobre 2008


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11 dicembre 2009