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Die Linke: la sinistra tedesca tra passato e futuro (prima parte)
Caso unico in Europa, il partito di sinistra tedesco è in forte crescita sia nei risultati elettorali locali che nei sondaggi nazionali. Nata dalle ceneri di un passato molto controverso, la Linke è oggi un partito moderno e con lo sguardo verso il futuro. Per questo ho intervistato a Berlino Oliver Schröder, esponente del Dipartimento di Politiche Internazionali della Linke.
Oliver, prima di tutto una domanda di politica tedesca, qual è il tuo giudizio sull'operato della Große Koalition guidata da Angela Merkel?
E’ una questione molto interessante, abbiamo una coalizione di governo che in ogni situazione ha una grande maggioranza al Bundestag e può fare quello che vuole. In particolare la CDU (Unione Cristiano-Democratica) sta lavorando con un buon appoggio popolare e vede in crescita il proprio consenso. Abbiamo invece la SDP (Partito Socialdemocratico) che sta attraversando un periodo di crisi che è forse il più grave della sua storia. Potremmo dire che i socialdemocratici hanno perso il loro profilo sociale ed oggi sono molto preoccupati del rafforzamento dei conservatori da un lato e della crescita del nostro nuovo partito dall'altro. Sono presi dal panico, perché erano abituati ad essere il partito più grande della Germania, ma negli ultimi 5 anni hanno perso quasi 50.000 iscritti e temono di non poter mantenere il potere. E' un fatto grave che la socialdemocrazia abbia perso il suo aspetto sociale e che sia così debole rispetto alla CDU, infatti in questo modo i conservatori fanno letteralmente quello che vogliono e soprattutto le leggi che vogliono. E così ecco una politica estera che ci vede presenti in Afghanistan e una politica interna che favorisce i ricchi. Il nostro paese sembra ricco e benestante, si vedono in giro più Mercedes e BMW di un tempo, ma cresce ogni giorno nelle grandi città il numero di persone che cercano nella spazzatura bottiglie da raccogliere per avere qualche spicciolo dalla raccolta differenziata. Il divario tra ricchi e poveri sta crescendo costantemente. In sintesi, il nostro giudizio sull'operato della Große Koalition è molto negativo.
Quali politiche sta adottando il governo riguardo il lavoro e l'occupazione?
Due anni fa avevamo circa 5 milioni di disoccupati, oggi questo numero ufficialmente è sceso, ma abbiamo milioni di persone che lavorano con contratti che possiamo solo definire precari. Molte persone guadagnano qualcosa come mille euro e non possono guardare al loro futuro, devono rinunciare a farsi una famiglia, non riescono ad avere una casa e neppure una macchina. Le leggi favoriscono questa precarietà, permettendo alle aziende di stipulare contratti di un anno o di rivolgersi ad agenzie interinali, che cercano lavoratori quando servono e poi li abbandonano quando non servono più. E' un problema che c'è in tutta Europa ed è paradossale, perché anche quando l'economia è in crescita, i salari non crescono ed il costo della vita diventa molto più alto. E come conseguenza ci troviamo di fronte ad un vero e proprio declino del ceto medio, che pure era così forte nella Germania Ovest degli anni '70. E sappiamo bene che non poter fare affidamento su un solido ceto medio porta ad una situazione sociale pericolosa e instabile.
I risultati elettorali locali ed i sondaggi nazionali danno la Linke in forte crescita, come cambia lo scenario politico tedesco?
Quest'autunno è ricco di appuntamenti elettorali e mentre la SDP è in forte declino, noi siamo in forte crescita in ogni länder, anche nell'Ovest della Germania. I partiti che sono confluiti nella Linke erano storicamente forti nei länder della ex-DDR e non eravamo finora riusciti a modificare questa tendenza e ad avere successo nell'Ovest. Ma oggi qualcosa è cambiato, abbiamo deputati nel länder dell'Assia, dove si prospetta un governo rosso-verde con l'appoggio esterno della Linke, e in quello di Brema, senza contare che anche in Bassa Sassonia dovremmo spuntarne qualcuno. E' un successo storico per noi, perché questo significa che gli altri partiti devono riconoscerci, anche per il futuro, come il quinto partito in Germania. E questo li spaventa molto. Li spaventa il nostro sfondamento nell'Ovest e la prospettiva elettorale nel Bundestag. Dobbiamo comunque ammettere che il successo nell'Ovest è sicuramente un grande merito del nostro portavoce Oskar Lafontaine. Certo ora siamo il quinto partito e, lasciami dire, siamo in questa fase più forti anche dei Verdi e dei Liberali, ed è per questo che gli altri partiti sono lì che si guardano e si chiedono “cosa possiamo fare contro di loro?”.
Noi, come Rifondazione Comunista in Italia, non siamo certo un partito stalinista, abbiamo anzi una composizione molto variegata, che va dai Marxisti ai Socialisti, agli Altermondialisti, ai Socialdemocratici, fino ai Comunisti. Invece sta iniziando un attacco incrociato contro di noi, sui giornali e nelle televisioni, che ci dipinge come sostenitori delle FARC colombiane, come terroristi e come partito sovversivo. Ma fortunatamente anche nella SPD c'è una parte che è delusa dalla svolta di Schröder di qualche anno fa e guarda a noi con interesse, e vorrebbe interrompere questa alleanza con i conservatori per guardare più a sinistra. E una prima conquista, in questo senso, è proprio il länder dell'Assia, dove Andrea Ypsilanti vuole mettere in piedi un governo con i Verdi e con l'appoggio esterno della Linke. D'altra parte la SPD permette coalizioni locali anche diverse da quella nazionale, cosa che da tempo avviene ad esempio a Berlino, dove Socialdemocratici e Linke governano insieme. Ma questa volta le intenzioni della Ypsilanti stanno dando molto fastidio all'interno della SPD. E intanto gli esponenti della CDU e della CSU (Unione Cristiano-Sociale) hanno dato inizio ad una vera e propria crociata politica contro di noi e, con la tecnica di dividere il mondo in buoni e cattivi, non perdono occasione per dire che siamo comunisti e cattivi. E i Verdi?loro hanno mantenuto, ovviamente, una forte identità ecologista ma hanno perso quella sociale, ed oggi possono allearsi tranquillamente anche con CDU e Liberali.
In questo contesto, posso dire che stiamo andando bene, è vero, ma ora abbiamo anche molto da perdere.
In Italia i tentativi di riunire i partiti di sinistra per ora sono falliti. Dopo che si è discusso per mesi di simboli, di comunismo e di collocazione europea, sia i risultati elettorali che i congressi dei partiti hanno scoraggiato questo percorso. Come ha fatto la Linke in Germania a superare tutti questi ostacoli?
E' impossibile confrontare l'Italia con la Germania, e neppure la sinistra italiana con quella tedesca. Le circostanze e la storia sono troppo differenti, quindi non voglio fare paragoni. Tuttavia ho una mia opinione su quanto sta accadendo in Italia. Nonostante il fallimento della Sinistra Arcobaleno, oggi Rifondazione Comunista, con il suo nuovo segretario, è un partner importante per la Linke e presto Ferrero e Lafontaine si incontreranno. Pensiamo e speriamo che Rifondazione non cambi il suo indirizzo e che continueremo a svolgere insieme un ruolo importante all'interno della Sinistra Europea. E' una collaborazione che ha dato molti risultati e che vogliamo assolutamente proseguire.
Riguardo il successo raggiunto in Germania, cosa posso dire? Come ho già accennato una buona parte del successo è collegata alla personalità politica di Oskar Lafontaine, che con la sua esperienza di 40 anni nella SPD è considerato un vero uomo di sinistra ed è per questo molto popolare. Un altro importante elemento che ci ha fatto crescere è stato il “blearismo” di Schröder, che ha indebolito il partito socialdemocratico a nostro favore. L'ultimo e fondamentale elemento è stata la volontà di tante persone di sinistra di mettersi insieme, per la prima volta dopo quarant'anni, per costituire un soggetto unico che riuscisse a cambiare davvero qualcosa. Queste persone si sono dette: “abbiamo molte differenze tra di noi, ma abbiamo tutti l'obiettivo e l'urgenza di realizzare una vera giustizia sociale e una solida sicurezza sociale, e non vogliamo che la Germania vada in giro per il mondo a sganciare bombe in Paesi stranieri”. Questo è stato il terreno comune. Ma dobbiamo ammettere che il processo di integrazione interno alla Linke non è finito, abbiamo obiettivi comuni, ma al momento non abbiamo un vero programma di partito, un manifesto. Ci sono molte differenze di vedute, soprattutto su quale tipo di stato vogliamo e su quale società vogliamo costruire. Non voglio nascondere queste forti differenze, d'altra parte il processo è in corso e nella Linke ci sono persone che provengono da un partito comunista e persone che arrivano dall'esperienza socialdemocratica, e ovviamente non ci può essere un accordo su ogni punto. Tuttavia l'obiettivo è quello di avere entro il 2010 un manifesto comune, e se alle prossime elezioni nazionali riusciremo ad avere più del 10% sarà davvero un successo.
Stefano Moro
per Abassavoce - settembre 2008