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L'unica via per la pace: il mondo fermi Israele
Warschawski: nella Striscia crimini di guerra. I palestinesi percepiti «meno umani» perché hanno eletto Hamas.
In Italia per una serie di dibattiti sul conflitto israelo-palestinese, Michael Warschawski punta l'indice contro l'escalation israeliana a Gaza che nei giorni scorsi ha causato 120 vittime palestinesi. Con il fondatore dell'Alternative information center di Gerusalemme abbiamo discusso della situazione in campo israeliano e palestinese.
Le agenzie umanitarie dicono che a Gaza c'è la situazione peggiore degli ultimi 40 anni. Crede che Israele farà qualcosa per migliorarla?
Dipenderà dalla pressione internazionale. Se non ci sarà alcuna spinta in questo senso da parte dell'Europa e degli Stati Uniti, Israele continuerà la sua politica nei confronti della popolazione palestinese della Striscia.
L'establishment militare sta già discutendo della possibilità di utilizzare l'artiglieria contro aree densamente abitate, se da queste continueranno a essere lanciati razzi «Qassam» in Israele.
Quella di utilizzare l'artiglieria contro aree densamente abitate da civili è un'ossessione di Ehud Barak (il ministro della difesa), il quale ha chiesto ai suoi consiglieri politici se una mossa di questo tipo sarebbe vietata dal diritto internazionale. Si tratta di un'opzione che viene esaminata molto seriamente sia dal governo sia dall'esercito che, in parte, stanno già usando questa tattica. Il problema è se la utilizzeranno su scala più ampia.
Dopo gli ultimi massacri israeliani si è parlato di «shoah» e genocidio. Da un punto di vista del diritto internazionale come possono essere giudicate le operazioni dell'esercito israeliano contro la Striscia?
Il termine «shoah» è stato evocato da un ministro israeliano. A me non piace utilizzare questi superlativi. Penso che la situazione sia talmente grave da richiedere l'utilizzo di termini appropriati. Ci troviamo di fronte a una violazione sistematica del diritto internazionale e a crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano. Attaccare aree abitate da civili utilizzando la forza in maniera sproporzionata rappresenta un crimine di guerra. È questo che dice il diritto internazionale. E l'esercito israeliano ha utilizzato questi metodi in maniera sistematica, specialmente nell'ultima settimana.
Come reagiscono a quest'escalation l'opinione pubblica e i pacifisti israeliani?
L'opinione pubblica da un lato appoggia gli attacchi contro Gaza, perché li percepisce come una rappresaglia nei confronti dei lanci di razzi Qassam contro le città israeliane di Sderot e Ashkelon. Dall'altro lato, secondo l'ultimo sondaggio effettuato, la maggioranza della stessa opinione pubblica è favorevole ad aprire un negoziato con Hamas. Per quanto riguarda il campo della pace, siamo sempre fermi alla situazione creatasi dopo il 2000. C'è una minoranza che è sempre attiva - negli ultimi giorni abbiamo fatto manifestazioni a Gerusalemme e Tel Aviv - ma che rappresenta comunque una minoranza. Siamo in grado di mobilitare tra le 5.000 e le 6.000 persone. Non si tratta più del grande campo della pace che avevamo fino a dieci anni fa, guidato da Peace now.
In risposta all'assedio di Gaza negli ultimi giorni ci sono state mobilitazioni palestinesi non solo in Cisgiordania, ma anche all'interno di Israele. Crede stia nascendo qualcosa di nuovo?
Sono stato felice di vedere manifestazioni popolari di massa all'interno dei Territori occupati, una cosa successa raramente negli ultimi anni. Ma è ancora troppo presto per capire se stiamo entrando in quella che i media israeliani hanno già chiamato «terza intifada», una nuova sollevazione di massa che duri e che non sia solo una reazione di rabbia provocata dai massacri israeliani.
Dopo la vittoria elettorale di Hamas nel 2006, Israele ha intensificato la guerra contro la Striscia e la colonizzazione della Cisgiordania. Che effetto può avere sulla percezione di Israele nel mondo?
Nonostante i crimini che sta commettendo, Israele ha un'immagine molto migliore di quella che aveva fino a pochi anni fa. Né la Comunità né l'opinione pubblica internazionale la criticano come ai tempi di Sharon. Perché prevale la percezione mondiale dell'islam come una minaccia nei confronti dell'Occidente. In questo contesto milioni di uomini e donne che hanno eletto democraticamente Hamas vengono percepiti e trattati come non umani.
Michelangelo Cocco
da www.ilmanifesto.it - 7 marzo 2008