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La Catalogna incognita per Zapatero
Con Anna Terrón i Cusí, delegata della Generalitat presso l'Ue, abbiamo parlato delle prossime elezioni spagnole, del ruolo che in esse potrà giocare la realtà catalana nel determinare il risultato delle prossime elezioni.
Dal gennaio del 2005, Anna Terrón i Cusí è delegata de la Generalitat presso l'Unione Europea. Con lei abbiamo parlato della campagna elettorale spagnola, di come si farà sentire il peso della componente catalana così determinate nel successo socialista del 2004, ma anche del Kosovo e dell'Europa.
Dato il suo ruolo di delegata del governo catalano a Bruxelles, comincerei col chiederle il perché dell'assenza così vistosa del tema europeo nella campagna elettorale spagnola.
Io credo che il tema non sia entrato in campagna elettorale perché sull'Unione Europea non c'è una particolare controversia tra i partiti. Sul vecchio trattato costituzionale c'era accordo tra socialisti e popolari, fino alla celebrazione del referendum. Questa campagna elettorale invece si gioca su motivi di scontro. Certo, vi è un dibattito aperto sulle politiche d'immigrazione ma questa è un'altra questione.
Ci può spiegare meglio la posizione del governo spagnolo in merito alla dichiarazione d'indipendenza del Kosovo? Che significa attribuire all'evento, come ha fatto l'Unione Europea, un carattere di eccezionalità?
La prima reazione da parte del governo spagnolo è stata mossa dalla difficoltà di gestire una situazione che creava divergenza in Europa e che non contava sull'appoggio delle Nazioni Unite. In Spagna, fin dai tempi della guerra in Iraq, l'attenzione si è concentrata principalmente sulla difesa della legalità internazionale. Il fatto che l'ONU non abbia ratificato la scelta del Kosovo mette il governo in una situazione difficile. Il PP solleva il tema della rottura della Spagna, ma in Catalogna nessuno vuole essere il Kosovo. Il fatto che la UE abbia voluto considerare questo evento come eccezionale, va letto come un messaggio inviato al resto del mondo perché non siano ammesse altre situazioni (particolarmente rivolto ai paesi dell'ex-Unione Sovietica). L'interesse è a chiarire che non c'è una "dottrina" Kosovo, ma un "caso" Kosovo.
La Spagna vive una campagna elettorale molto accanita che non sembra però risultare altrettanto appassionante per i cittadini. Secondo tutti i sondaggi Zapatero è in testa nelle intenzioni di voto, ma il rischio astensione è elevato. Non le sembra che il fatto che Zapatero vinca o meno le elezioni, molto dipenderà dai catalani?
L'ultimo sondaggio diffuso oggi in Catalogna, in seguito al dibattito televisivo dello scorso lunedì, dice che ci sono circa 5 punti di differenza a favore di Zapatero. Il problema è che quando la campagna elettorale si fa dura, la gente normale se ne allontana. In quel dibattito, Rajoy ha accusato Zapatero di essere un bugiardo: una mossa che potrebbe anche risultare controproducente per il PP. In Catalogna, la percentuale di votanti che preferisce che governi il PSOE è superiore al 75%, molti di questi poi votano CiU, IU, non solo il PSC. La questione rilevante è se questa gente andrà a votare o rimarrà a casa. Adesso, sembra che la campagna elettorale stia mobilitando l'elettorato e, oggi, l'intenzione di voto è del 37,8% per i socialisti e del 25,8% per i popolari. Però, certo, ci sono ancora molti indecisi; il problema per Zapatero è se questa gente che preferisce il governo socialista si farà più o meno parte attiva al momento del voto. C'è da dire, comunque, che i catalani hanno un pessimo ricordo dell'ultimo governo Aznar.
Perché i catalani sono così delusi nei confronti della Spagna e, negli ultimi tempi, si sentono come ricacciati in un angolo? Perché se, nel 2004, la Catalogna risultò determinante nella vittoria di Zapatero, adesso invece i catalani sembrano così poco fiduciosi nel leader socialista?
Credo che ci siano stati due fattori principali nel determinare questa situazione. Il primo, dato dalla difficile correzione dell'eredità del governo Aznar, riguarda lo stato delle infrastrutture viarie. Il secondo ha a che fare con l'attacco molto potente sferrato dal PP in chiave anti-catalanista che ha finito con lo spaventare il PSOE, facendolo decidere di non poter abbandonare questo terreno nelle mani della destra. Da qui, l'urgenza di Zapatero nel chiudere l'accordo sull'Estatut con CiU e il suo indulgere verso una retorica più "spagnolista". I cittadini catalani sono favorevoli a che in Spagna governi il PSOE, ma vogliono anche che i partiti catalani si occupino della Catalogna e il PSC ha auto qualche problema di relazione con il PSOE. E' anche vero che da quando il PSC è al governo della Catalogna, il suo operato è maggiormente visibile di prima.
Alcuni temi di attualità. Il primo relativo ai maltrattamenti e agli omicidi di donne, fenomeno che in Spagna sta assumendo il carattere di una vera e propria emergenza. La Legge contro la violenza di genere è stata uno dei primi atti della legislatura di Zapatero, però la situazione non sembra essere migliorata per questo. Di cosa c'è bisogno ancora?
Questo è un dibattito che domina la sfera pubblica spagnola; anche in altri paesi esiste, ma in nessuno di essi è diventato un tema così pubblico come è accaduto in Spagna. Bisogna verificare se le misure assunte per combattere il fenomeno siano corrette, se tanta pubblicità a questi accadimenti sia utile. La Spagna è cambiata moltissimo negli ultimi 25 anni. I casi di violenza estrema sono perpetrati nei confronti di quelle donne che hanno deciso di rompere la relazione con il proprio compagno, di ribellarsi contro la propria situazione.
Altro tema, quello dell'immigrazione. L'Unione Europea ha criticato la politica di regolarizzazione degli immigrati fatta dal governo spagnolo. Il leader dei popolari, Rajoy, ha affermato che gli immigrati "non c'entrano in Spagna" e che il fenomeno immigratorio rischia di diventare un "incubo". Ci spiega qual è adesso la proposta dei socialisti in questo campo? E quali sono state le politiche del governo catalano al riguardo, dal momento che la Catalogna è il luogo di accoglienza privilegiato del flusso migratorio?
Fu il Partido Popular a sollevare la questione in sede europea. Ora credo che la UE avrebbe ragione a pronunciarsi sul comportamento di un paese, se avesse una politica comunitaria sul tema dell'immigrazione. Peraltro, la regolarizzazione degli immigrati realizzata in Spagna ha permesso di far emergere una quota importante di lavoro nero, e non è vero che così facendo la Spagna si sia prestata ad essere un paese di transito del movimento immigratorio verso altri paesi, perché, normalmente, chi viene regolarizzato ha interesse a fermarsi nel paese ospitante. Rajoy ha scelto il terreno dell'immigrazione per farne un motivo di campagna molto acceso, ma non penso che avrà un grande seguito nell'elettorato spagnolo, perché la Spagna, come l'Italia, ha una memoria di paese di emigrazione. In Catalogna è stata fatta una politica di adattamento discreta, fatta di poche parole, dando molte competenze alle scuole, con un sistema di apprendimento in catalano e in castigliano che funziona. Ora, abbiamo la necessità di rafforzare i servizi pubblici e l'altro grande problema è quello della casa. Ma in 10 anni abbiamo aperto 1 milione di nuove posizioni sanitarie, quasi tutti di immigrati, e questo su una popolazione di 6 milioni di abitanti.
Restando nel suo paese, lei ha sostenuto poc'anzi che i catalani preferiscono un governo socialista a uno a guida popolare. Vuole con ciò dire che la relazione tra la Spagna e la Catalogna cambia a seconda che governi il PSOE o il PP? Parliamo allora dell'Estatut, della sua applicazione ancora incompiuta.
La vittoria dei popolari con la procedura d'incostituzionalità da questi promossa nei confronti dell'Estatut costituirebbe un problema ed un fattore di preoccupazione per i catalani. Stiamo nel pieno del processo di applicazione dell'Estatut, non vi è stato un freno, a parte la campagna elettorale. Le commissioni bilaterali tra Stato e Catalogna sono in marcia, vi è un dibattito aperto sulle cifre del finanziamento. Nel mio campo, per esempio, vi sono alcune competenze che ci derivano dalla UE che stiamo gestendo direttamente; nel caso della Direttiva sui servizi, la cosiddetta Bolkestein, parte delle norme le stiamo discutendo con le Stato spagnolo, parte le abbiamo in gestione diretta con l'Unione Europea.
Ultimo argomento, quello relativo al sistema educativo. Il sistema catalano si basa su un'unica linea educativa catalano-castigliano, mentre Rajoy propone una doppia linea di scolarizzazione, "segregando" gli studenti a seconda della lingua parlata. Ci spiega meglio che cosa significa questo?
Il sistema catalano è basato su di un'unica linea educativa che ha fatto della Catalogna una società perfettamente bilingue, fondata sulla coesione sociale. Il catalano è una lingua prestigiosa parlata dalla società e, in questo senso, l'idea di Rajoy di due linee di scolarizzazione significa solo che chi sta nella linea del catalano apprenderà il castigliano, mentre chi sta in quella spagnola non apprenderà il catalano. Ma Rajoy non riuscirà mai a governare in Catalogna.
Supponiamo che Zapatero vinca le prossime elezioni, ma che per formare il governo abbia bisogno, o scelga, l'alleanza con Convergència. Questo avrebbe delle ricadute sul governo catalano, che si regge invece su una maggioranza di sinistra e dove CiU è all'opposizione?
Non c'è nessun motivo perché ciò abbia una conseguenza sul governo catalano. E' una decisone di Convergència quella di governare con il PSOE, o lasciare che governi il PP.
Elena Marisol Brandolini
da www.aprileonline.info - 29 febbraio 2008

Zapatero e Rajoy