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La Exxon-Mobil contro il Venezuela. La prossima guerra del petrolio

La multinazionale petrolifera statunitense Exxon-Mobil ha ottenuto da un tribunale di Nuova York il congelamento di beni per 12 miliardi di dollari di proprietà della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA. E’ una guerra che ha come posta in palio la sovranità del Venezuela.
Il controllo sulle risorse naturali è la chiave dello sviluppo e della fine del sottosviluppo per tutti i Sud del mondo. Con il colonialismo, e poi con il neoliberismo, le imprese multinazionali hanno potuto realizzare enormi guadagni lasciando solo le briciole ai paesi del terzo mondo. Quando questi hanno tentato di riappropriarsene, sono stati castigati, come avvenne in Guatemala con Jacobo Arbenz per la United Fruits o con Salvador Allende in Cile per il rame. Lo stesso succede oggi per il petrolio venezuelano e con il governo di Hugo Chávez. A partire dal 2001, il governo bolivariano iniziò a recuperare le risorse naturali del paese, proponendo alle multinazionali la costituzione di imprese miste che, restituendo alla PDVSA il controllo, assicuravano a queste ultime dei lauti risarcimenti e la possibilità di continuare a guadagnare ed operare nel paese.
La risposta fu il golpe e la serrata golpista nel 2002, che ebbe come oggetto proprio il controllo della PDVSA. Falliti entrambi, la maggior parte delle multinazionali cominciarono a firmare accordi con il governo bolivariano. La Total, la BP e un’altra decina di compagnie petrolifere, hanno accettato le indennizzazioni proposte e di guadagnare un equo 40% (rispetto al 90% e oltre che portavano via prima di Chávez) formando imprese miste con la PDVSA. La Exxon-Mobil e la Conoco-Phillips hanno rifiutato per anni di firmare accordi con il governo bolivariano: un profitto del 40% non sarebbe sufficiente, come parzialmente riconosciuto dalla corte di Nuova York nel primo passo di una battaglia legale che si preannuncia asperrima.
Secondo una parte degli analisti la mossa della Exxon è parte di una più ampia strategia del governo degli Stati Uniti per debilitare e rovesciare il governo democraticamente eletto in Venezuela. Secondo altri, ben rappresentati nei grandi mezzi di comunicazione, sarebbe Hugo Chávez che, minacciando di sospendere le forniture di greggio agli Stati Uniti, attenterebbe alla sicurezza energetica di questi ultimi.
Nella strategica faglia dell’Orinoco sono stimate riserve per circa 250 miliardi di barili di petrolio. La Exxon, che ha un bilancio superiore al PIL del Venezuela, non è solo la principale finanziatrice del presidente George W Bush, ma investe centinaia di milioni di dollari l’anno in disinformazione. Li investe contro Chávez ma anche per sostenere la tesi che nessun cambio climatico sarebbe in atto nel pianeta. Non è un caso che proprio la Exxon sia la maggior impresa inquinatrice del pianeta, emettendo da sola il 5% di tutto il biossido di carbonio al mondo.

Gennaro Carotenuto

da www.giannimina-latinoamerica.it - 13 febbraio 2008
segnalato da www.obiettivo.info/FabioNews



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11 dicembre 2009