Aree tematiche > Notizie dal mondo > Venezuela, si va al referendum

Venezuela, si va al referendum

Esercito popolare, 6 ore di lavoro al giorno, elezione senza limiti del presidente. Passano le proposte di Chavez, il prossimo 2 dicembre si farà il referendum.

È stata fissata al 2 dicembre la data del referendum popolare che, in Venezuela, dovrà avallare o respingere la riforma costituzionale, promossa dal presidente Hugo Chavez. Lo ha deciso ieri il Consiglio nazionale elettorale (Cne), riunito in sessione straordinaria, dopo il parere positivo dell'Assemblea nazionale. Nel pomeriggio, una delegazione di parlamentari, coordinata dalla presidente Celia Flores, aveva consegnato al Cne il pacchetto di modifiche alla Costituzione del '99, relativo a 69 articoli. Il nucleo principale contiene 33 modifiche, indicate da Chavez in agosto, più altre 13 che si sono aggiunte nelle ultime sedute di discussione. Una seconda parte, presentata in modo distinto, come prevede la legge, riguarda altri 23 articoli. Il progetto è stato approvato con 161 voti su 167. Contrari, i sei legislatori del partito Podemos di Ismael Garcia, una formazione di sinistra moderata che alle scorse elezioni aveva portato a Chavez il 10% delle preferenze. Motivo del dissenso, gli «eccessivi poteri del presidente» che potrebbe ripresentare senza limiti la propria candidatura. Un altro punto controverso è quello che prevede la possibilità di limitare la libertà di informazione in presenza di gravi crisi finanziarie, catastrofi naturali o rivolte: «una misura di protezione - ha dichiarato Flores - per evitare che un settore politico usi i media per attentare alla democrazia». E il riferimento era, evidentemente;,al colpo di stato contro il governo Chavez, compiuto nell'aprile 2002.
L'elezione senza limiti del presidente? «E perché, se qualcuno ha lavorato bene e serve ancora il paese si deve metterlo a riposo?» hanno ribattuto di recente in Italia i ministri «bolivariani» durante una conferenza stampa. E poi, «presentarsi, mica significa essere eletti. È sempre il popolo a decidere», hanno aggiunto. Tantopiù che la riforma «non contempla la rielezione perpetua né vitalizia della presidenza della repubblica>. La visita in Italia è stata una delle tappe dell'intenso lavoro diplomatico messo in atto da Chavez in tutti i paesi con cui il Venezuela intrattiene rapporti commerciali: in particolare in Europa e soprattutto in Italia, dove abita una cospicua comunità di emigrati venezuelani. Con tanto di grafici e statistiche che monitoravano il consenso in ogni fase e in ogni sede della discussione popolare, che ha investito il paese in modo capillare, i ministri hanno cercato soprattutto di tranquillizzare il capitale straniero: le imprese - hanno detto - potranno continuare a investire in Venezuela,«la riforma riconosce e garantisce la proprietà privata». Verranno tutelate, però,. anche «la proprietà pubblica, quella sociale, quella collettiva e quella mista.» Le basi del «socialismo del XXI secolo». Un taglio con «il modello capitalista che in passato ha escluso la maggioranza della popolazione dall'accesso alla proprietà», ha detto Celia Flores. Va in questo senso anche la norma che elimina l'autonomia della Banca centrale. A tutela del nuovo corso, le forze armate diventerebbero «corpo bolivariano patriottico e antimperialista». Il pluralismo politico resterebbe però «un principio fondamentale che non può e non potrà essere modificato».
Né le rassicurazioni, né la scomparsa della legge sull'aborto dalle discussioni, sono però bastate a placare le gerarchie ecclesiastiche, che hanno bollato come «mo­almente inaccettabile» la riforma, e che appoggiano le proteste di quegli universitari che sono scesi in piazza in questi giorni contro Chavez. D'accordo con il progetto, invece, parroci e sacerdoti che lavorano nei barrios: i quartieri poveri del paese destinatari di una politica sociale che ha utilizzato i proventi del petrolio per una distribuzione più equa delle risorse. La riforma prevede infatti ulteriori misure a favore delle classi popolari: riduzione della giornata lavorativa e 36 ore settimanali invece di 40 e la creazione di un Fondo anche per «lavoratori e lavoratrici dei settori informali». La parola, adesso, passa agli elettori. Al termine dei 30 giorni previsti, dovranno pronunciarsi sul quesito, votato anch'esso ieri dall'Assemblea: «È d'accordo ad approvare il progetto di riforma costituzionale messo a punto dall'Assemblea nazionale con la partecipazione del popolo e basato sull'iniziativa del presidente della repubblica?»

Geraldina Colotti

da il manifesto - 4 novembre 2007



Hugo Chavez


Basato su tecnologia
Open Source
Disclaimer Ultimo aggiornamento
11 dicembre 2009