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Hugo Chavez e RCTV, censura o decisione legittima?
Il governo del presidente venezuelano, Hugo Chavez, decise di non rinnovare la licenza del gruppo audiovisivo Radio Televisione Caracas (RCTV) che scadrà il 28 maggio 2007. Questa decisione, totalmente legale, suscitò una viva polemica nel seno della stampa internazionale, che si è trasformata nel portavoce dell'opposizione venezuelana e denunciò immediatamente un caso di "censura".
RCTV è un gruppo privato, la cui attività principale consiste nel denigrare la politica del governo bolivariano.
Hugo Chavez ha accusato ripetute volte, non senza fondamento, le quattro principali emittenti televisive del paese, Globovision, Televen, Venevision e RCTV -che controllano circa il 90% del mercato e dispongono d'un monopolio mediatico "di facto"- di portare avanti una "guerra psicologica" contro la sua amministrazione.
D'altra parte, questi mezzi hanno dimostrato apertamente un'ostilità, che raggiunge il fanatismo, nei riguardi del presidente venezuelano, da quando giunse al potere nel 1999. Non hanno mai smesso di questionare la legittimità del governo e di mettere sul tappeto l'appoggio popolare di cui gode coerentemente. I mezzi privati hanno invitato costantemente ai loro programmi gli oppositori dell'oligarchia e i militari che si erano ribellati, quelli che profetizzano la sovversione e la sconfitta dell'ordine costituzionale.
Marcel Granier, presidente del gruppo 1BC, che controlla una quarantina di emittenti radiotelevisive in tutto il paese ed è il proprietario di RCTV, denunciò una violazione dei diritti dell'emittente. "Questa posizione è illegale, viola i diritti e va contro la libertà di espressione e contro i diritti umani", si lamentò. Tuttavia, la legge venezuelana stipula che i segnali d'emissione appartengono allo Stato, che dispone del diritto di concessione, mentre le infrastrutture, il materiale e le sedi delle emittenti sono di proprietà privata.
Il governo venezuelano replicò subito le accuse del presidente di RCTV: "Marcel Granier si è dedicato a calpestare i diritti umani degli utenti (...) credendosi al di sopra dello Stato di diritto, per cui non è qualificato per operare con una catena di televisione che ha una canale aperto". Secondo le dichiarazioni del governo, la emittente due, sarà d'ora in avanti, patrimonio di tutto il popolo e non solo di piccoli gruppi "dell'oligarchia mediatica".
Però non è l'opposizione ricalcitrante di RCTV quella che portò le autorità del paese a prendere la decisione di non rinnovare la concessione della licenza d'operare all'emittente più antica della nazione. La ragione principale è la seguente: RCTV partecipò nel colpo di Stato contro il presidente Hugo Chavez l'11 aprile 2002. "Il ruolo determinante di RCTV durante il colpo di Stato del 2002 deve essere ricordato", sottolineò William Lara, ministro di comunicazione e Informazione che aggiunse che "quell'attitudine irresponsabile non è cambiata all'interno di RCTV".
La partecipazione di RCTV nella rottura costituzionale d'aprile del 2002 fu di tale magnitudine che il suo manager di produzione, Andres Izarra, che s'opponeva al colpo di Stato, si dimesse subito per non trasformarsi in complice. Durante una testimonianza davanti l'Assemblea Nazionale, Izarra indicò che il giorno del golpe e durante quelli seguenti ricevette l'ordine formale di Granier di non trasmettere nessuna informazione su Chavez, i suoi addetti, ministri o qualsiasi altra persona che potesse essere relazionata con lui".
William Lara segnalò che la decisione che prese il governo si tratta "d'un fatto irreversibile il cui fondamento costituzionale, legale e regolamentare è solidamente incontrovertibile". Il Ministro riaffermò che non c'è nessun pericolo che minacci la libertà di stampa: "L'incremento del numero di emittenti radiotelevisive, giornali, riviste, pagine d'Internet e la sua diversità d'orientamenti politici, è la migliore garanzia per i venezuelani che continueranno ad avere una multiple informazione".
Il presidente Chavez sottolineò che RCTV non compiva con i requisiti per "ricevere nuovamente la concessione da parte d'uno Stato serio, responsabile e compromesso con un popolo". Secondo lui, "il buon giornalismo e la libertà di espressione" erano minacciati da mezzi come la RCTV. Il segnale dell'emittente potrebbe concedersi ad un gruppo di mezzi comunitari, il che permetterà democratizzare lo spettro televisivo e soprattutto, secondo Chavez, "dare il potere al popolo, dare il potere di comunicazione a quelli che non hanno quasi mai avuto una voce".
La popolazione venezuelana accolse positivamente la notizia. Realmente, non ha mai perdonato i mezzi privati per il loro intento di sconfiggere il presidente, che arrivò democraticamente al potere ed ha rinnovato la sua fiducia in 12 processi elettorali consecutivi. La maggioranza condannò unanimemente l'attitudine delle emittenti private che, invece di informare del ritorno di Chavez il 14 aprile 2002, hanno emesso ininterrottamente film e cartoni animati. Secondo Barbara Vecci, del Comitato di Utenti dei Mezzi di comunicazione (CUMECO), il canale "deve aprirsi a cooperative di giornalisti e di produttori nazionali indipendenti".
Secondo lei, sono i mezzi privati "quelli che chiudono la bocca alla libertà di espressione", manifestando così un sentimento ampiamente compartito dai cittadini del paese.
Dopo alcune forti pressioni da parte da Washington, l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) si piegò al conglomerato mediatico.
Criticò la decisione del governo venezuelano attraverso il suo Segretario Generale José Miguel Insulza, intervenendo così negli affari interni del Venezuela e violando in questo modo l'articolo 2 della Carta dell'OEA. "L'adozione d'una misura amministrativa per chiudere un canale d'informazione da l'impressione d'una forma di censura contro la libertà di espressione", affermò la dichiarazione ufficiale.
Il ministero degli Affari Esteri condannò le parole del Segretario Generale Insulza, accusandolo di cedere alle richieste e alle pressioni dei settori nazionali e internazionali che si oppongono al presidente Chavez. Ha esatto che si mostrasse più rispetto verso le decisioni legittime del governo e rinfacciò a Insulza che falsava la realtà del caso RCTV:
"Il segretario generale critica indebitamente che un paese membro dell'Organizzazione degli Stati americani eserciti pienamente le proprie attribuzioni e si neghi a cedere davanti al ricatto dei veri nemici della libertà di espressione, del diritto del popolo ad essere positivamente informato e della stessa democrazia, tra i quali si trovano i proprietari di questa ditta, che sono stati i promotori di vani intenti per sconfiggere un governo legittimo, istigando all'odio e alla violenza e promovendo il sabotaggio economico.
E' preoccupante che il Segretario Generale dell'OEA, invece di difendere un governo legittimo e democratico come quello del Venezuela, si faccia eco d'infondate accuse provenienti da mezzi di comunicazione, che hanno completamente ribaltato la loro funzione sociale, spaccando l'etica giornalistica e sono stati attentando permanentemente contro le istituzioni democratiche venezuelane".
Il presidente Chavez denunciò anche quest'ingerenza. "Adesso si viene a dire che il governo venezuelano non dovrebbe eseguire la decisione di non rinnovare la concessione a RCTV", notò in riferimento ad Insulza. Si lamentò per le minacce velate dell'OEA, la quale affermò che "la decisione avrebbe implicazioni politiche". "Un segretario generale che arrivi a questo livello, per dignità, dovrebbe dimettersi da questo incarico (...). Spero di incontrarlo a Managua (durante l'investitura ufficiale del presidente del Nicaragua, Daniel Ortega). Gli dirò quello che devo dirgli di fronte ai presidenti ed al mondo", aggiunse ricordando che il Venezuela era una nazione libera e sovrana.
Un settore della gerarchia ecclesiastica legato all'opposizione criticò la decisione governativa. Chavez rispose anche a queste critiche: "Lo Stato rispetta la Chiesa, la chiesa deve rispettare lo Stato. Io non vorrei tornare ai tempi del confronto con i vescovi venezuelani, però non è mia l'elezione, è dei vescovi venezuelani".
Il presidente approfittò l'occasione per enfatizzare le contraddizioni della Chiesa: "Come capire questa gerarchia cattolica che è incapace di criticare il colpo di Stato dell'aprile del 2002? Non lo criticarono e non criticarono quello che fecero queste emittenti. Non lo criticarono mai. Non vidi un solo vescovo venezuelano criticare il colpo di Stato".
L'accusa al governo bolivariano di calpestare la libertà di stampa farebbe sorridere qualsiasi conoscitore della realtà venezuelana e del ruolo pernicioso dei mezzi privati del paese. Dall'ascesa di Hugo Chavez al potere, solo un'emittente è stata chiusa temporaneamente per ragioni politiche. Si tratta del Canal 8 e fu chiuso dalla giunta fascista responsabile del famoso colpo di Stato di 47 ore, tra l'11 e il 13 aprile 2002, chiusura che fu applaudita calorosamente in quel momento da ... RCTV.
Durante la campagna elettorale del 2006, Hugo Chavez lanciò l'idea di sottomettere il rinnovo delle concessioni delle emittenti televisive private ad un referendum popolare. Invece d'applaudirla, questa iniziativa democratica sembra preoccupare i proprietari dei mezzi commerciali, alla stampa internazionale e a Washington. Per caso, temono la volontà popolare? In qualsiasi democrazia degna di questo nome, non è sovrano il popolo?
La vera questione non è domandarsi se l'affare RCTV costituisce o non un caso di censura, perché, alla fine dei conti, questa grossa accusa manca di fondamento. La domanda che dovrebbe essere apparsa nella prima pagina di tutti i mezzi internazionali è la seguente: Come è possibile che Globovision, Televen, Venevision e RCTV, che parteciparono tutte nel colpo di Stato contro il presidente Chavez, siano ancora sotto il controllo dei golpisti? Cosa sarebbe delle emittenti francesi TF1, Canal + e M6, per esempio, se appoggiassero apertamente la sconfitta del presidente Jacques Chirac?
di Salim Lamrani - tradotto da Ida Garberi
da www.prensa-latina.it

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