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Oaxaca: la storia continua...
Il 9 marzo, varie organizzazioni convocate dal Sindacato Messicano degli Elettricisti manifestavano nel “Zocalo” di Città del Messico il loro dissenso nei confronti della politica economica di Felipe Calderòn, accusato di non fare nulla per mantenere i salari dei lavoratori. Contemporaneamente, nella meridionale città di Oaxaca, si tiravano le somme della manifestazione svoltasi l’8 marzo, la quale ha mostrato la vitalità del movimento sociale e politico che da quasi un anno tiene in scacco le autorità locali e il governatore Ulises Ruiz.
Fonti locali hanno segnalato la presenza di oltre 50 mila manifestanti in quella che può definirsi la nona “megamarcia” convocata dalla APPO e la sezione 22 del sindacato dei professori per la liberazione dei detenuti politici e la democratizzazione nello Stato. E’ una dimostrazione concreta del fatto che la persistenza della cause sociali ed economiche di un conflitto irrisolto continua a generare consensi in un movimento che, sebbene debilitato, ha conquistato una dignità ed un’autonomia rilevanti anche per partecipare alle elezioni locali che si terranno nell’anno in corso.
A una settimana esatta dalla consegna al Ministero dell’Interno messicano del rapporto definitivo elaborato dalla Commissione Civile Internazionale di Osservazione dei Diritti Umani (CCIODH), che, data la parziale apatia delle commissioni ufficiali messicane, s’è incaricata di raccogliere numerose interviste a persone appartenenti a tutte le fazioni coinvolte nel conflitto, il movimento di Oaxaca si riscopre attivo e misura le sue forze anche in vista di un eventuale confronto elettorale con i partiti tradizionali (il PRI, in primis) che da decenni bloccano lo sviluppo economico-sociale della regione. E’ dello scorso venerdì la notizia della riattivazione, dopo 9 mesi, dell’emittente radiofonica oaxaqueña “Radio Plantòn”, sul cui sito(http://www.radioplanton.net/index2.html) si annuncia trionfalmente il ritorno delle trasmissioni di “questo grande movimento democratico che coinvolge oltre 70mila lavoratori dell’istruzione”. La radio era stata distrutta dalla polizia statale il 14 giugno 2006 durante il tentato sgombero violento dei professori che erano accampati nella Piazza Centrale di Oaxaca per richiedere rettifiche salariali e miglioramenti infrastrutturali. Da allora il movimento ha visto la nascita della APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) che ha spostato l’asse delle richieste verso domande di tipo politico e sociale di grande rilevanza per l’intera società e non solo per la categoria degli insegnanti.
La repressione violenta, perpetrata ai danni del movimento a partire dal mese di giugno, ha poi visto una scalata che ha portato ad altri sgomberi violenti nei mesi di ottobre e novembre, all’assassinio di almeno 23 persone innocenti e all’incarcerazione di oltre 150 persone, 63 delle quali rimangono detenute e stanno cercando di palesare la loro drammatica situazione fatta di abusi e isolamento. Per questi 63 cittadini ancora in mano ad una giustizia che s’è dimostrata chiaramente faziosa, arbitraria ed inefficiente, le cauzioni richieste, intorno ai 10-15 mila euro ciascuna, costituiscono uno sproposito economico ed un insulto morale, considerando il fatto che la maggior parte delle accuse non solo non è stata provata ma non possiede nemmeno una base reale.
La Commissione Internazionale ha identificato la pericolosità delle azioni dello Stato nel caso di Oaxaca considerando che queste sono “un anello di una strategia giuridica, poliziesca e militare, con componenti psicosociali e comunitarie, il cui ultimo obbiettivo è ottenere il controllo e la pacificazione forzata della popolazione civile in zone dove si sviluppano processi d’organizzazione cittadina o movimenti di carattere sociale non di partito”. In questo senso si spiega la timidezza della sinistra messicana, soprattutto del Frente Amplio Progresista integrato dal PRD, PT e Convergencia e dall’ex candidato presidenziale Andres Manuel Lopez Obrador, con i suoi timori e le sue altalene, nell’esprimere un’opinione chiara sul caso Oaxaca dato che questa risulta più legata a schemi di ascesa politica e accomodo, a tendenze burocratiche di raccolta del consenso e del potere che alla comprensione e al fomento di movimenti spontanei e rivendicazioni profonde delle basi.
Nonostante tutto, la stessa Commissione ha provato l’esistenza nella società oaxaqueña di un alto livello di solidarietà collettiva che permette una forte capacità di recupero da parte delle vittime dei conflitti politici ed è proprio questa la chiave dell’ottimismo che guida la prosecuzione della spinta propositiva e socialmente desiderabile del movimento.
Fabrizio Lorusso
da www.socialpress.it – 12 marzo 2007 – segnalato da Lorentz