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L'Irlanda del Nord tra sdegno e speranza

Un rapporto rivela gli abusi commessi dalle forze dell'ordine nordirlandesi e le collusioni coi paramilitari protestanti. La Belfast cattolica reagisce indignata, e intanto lo Sinn Finn, considerato da molti braccio Ira, riconosce la legittimità della polizia e si prepara a fare parte di un governo di co-gestione con cattolici e protestanti assieme.

La polizia nordirlandese era collusa con i paramilitari protestanti. Nodi segreti di un tempo non troppo lontano vengono al pettine, facendo luce sulle trame oscure di Belfast. E' quanto emerge da un documento pubblicato il 22 gennaio che ricostruisce tre anni di indagini e svela i retroscena quello che molti cattolici nordirlandesi sospettavano da tempo.
La "sezione speciale" del Royal Ulster Constabulary (Ruc, l'ex nome della polizia nordirlandese) e i paramilitari dell'Ulster Volunteer Force (Uvf), uno dei gruppi lealisti fuorilegge, in lotta perché l'Ulster resti legato alla Gran Bretagna, avrebbero intessuto rapporti continui e segreti nel corso degli anni Novanta, per combattere i gruppi indipendentisti, compiere attività di spionaggio e perfino commettere omicidi politici. In quel periodo i poliziotti del Ruc avrebbero coperto circa 15 omicidi eseguiti dai guerriglieri dell'Uvf, tra cui quello di un pastore presbiteriano e di un tassista cattolico, fornito informazioni riservate e creato legami con la malavita locale. Gli agenti speciali hanno garantito immunità ai paramilitari per oltre sessanta crimini, tra cui pestaggi, tentati omicidi, estorsioni e spaccio di droga tra il 1991 e il 2003, il tutto conducendo interrogatori fasulli, pagando decine di testimoni falsi e piccoli criminali di quartiere diventati di colpo preziosi informatori.

Il ruolo del Ruc, in Irlanda del Nord, è da sempre contraddittorio. Fondato nel 1921, è stato tradizionalmente inteso dai cattolici come forza di polizia protestante al servizio unicamente dei protestanti, un distretto esclusivo incaricato dai potenti di conservare la pace fittizia, quasi in un contesto di tregua armata, ennesima emblema dei due stati all'interno dello stesso territorio, e simbolo ulteriore delle divisioni profonde tra le due anime dell'Ulster. Il Ruc è diventato un elemento chiave dello scenario nordirlandese alla fine degli anni Sessanta, nel momento più drammatico e sanguinoso della storia del paese. A suon di violenze, torture e intimidazioni, i paramilitari costrinsero i cattolici ad indossare la divisa per difendere l'Ulster dai progetti di riunificazione con Dublino, supportati, più o meno occultamente, dal governo di Londra, e riparati sotto il vigile occhio dei servizi segreti britannici. Non a caso, Martin McGuinness, numero due dello Sinn Fein ed ex comandante dell'Ira ha usato parole di fuoco verso gli inglesi, togliendosi qualche scomodo sassolino dalla scarpa, quando ha commentato gli esiti del rapporto O'Loan: "Credo fermamente - ha detto - che durante l'era Thatcher, questa collusione fosse approvata dai più alti livelli del governo britannico, e Tony Blair non può non saperlo". Per ora si registra soltanto la reazione del primo ministro irlandese Bertie Ahern che ha definito di "straordinaria gravità" le conclusioni del rapporto, a fronte del silenzio in cui si avvolgono la corona britannica e il governo di Londra, limitandosi ad una breve sortita del portavoce del premier Tony Blair secondo il quale i fatti accertati sono motivo di "profondo rammarico".

Quello che ci si chiede adesso è se i vertici del Ruc fossero informati, o se basterà epurare qualche piccolo funzionario per far tacere lo scandalo. L'inchiesta è guidata da un commissario cattolico (la signora Nola O'Loan), che ha cominciato a indagare sull'omicidio di Raymond McCord, un 22enne protestante ex membro dell'Uvf, ucciso dai militanti del gruppo nel 1997. Ma il sospetto è che certe pratiche intimidatorie, e certi legami imbarazzanti, possano avere radici ben più lontane. La O'Loan ha inviato un documento all'attuale Capo del Psni Hugh Orde in cui svela i nomi degli alti funzionari dello Special Branch e dei loro informatori infiltrati nella Uvf, ma il direttore della procura della provincia ha già fatto sapere che nessuno verrà iscritto nel registro degli indagati. Secondo la O'Loan, però, tutto ciò non sarebbe potuto accadere senza "la conoscenza e il sostegno" dei vertici più alti del Ruc, benché Ronnie Flanagan, l'ex capo della polizia chiamato in causa, abbia negato ogni coinvolgimento. Molti adesso vogliono la sua testa, ma Flanagan, nominato nel frattempo "baronetto" e promosso ispettore capo della Polizia Britannica, sembra in una botte di ferro, protetto da una granitica corazza di buone amicizie. Se lui la passasse liscia, sarà facile che non paghino neanche gli agenti coinvolti nella vicenda, tenuto conto che ogni prova è stata frattanto cancellata dal tempo e insabbiata dai diretti interessati. La O'Loan ha confessato che condurre le indagini è stato "difficile e a tratti molto triste", auspicando che il Psni "ammetta gli errori del passato e disponga procedure e il dispiegamento di poliziotti tali da assicurare che non si verifichino ancora episodi di questo tipo".
A complicare la ricerca della verità, anche il particolare non irrilevante che dal 2001 il Ruc ha cambiato faccia, diventando il Police Service of Northern Ireland (Psni), una nuova forza di polizia che recluta molti più cattolici di una volta, proprio per rimuovere i fantasmi e le etichette del passato e per favorire gli accordi tra le parti, in vista del governo di riconciliazione politica a cui si lavora. Ma finora lo Sinn Fein, da molti considerato il braccio politico dell'Ira, non aveva riconosciuto ufficialmente il Psni, fornendo un facile pretesto al Democratic Unionist Party per frenare le trattative.

Oggi, invece, lo Sinn Fein ha messo ai voti il proprio sostegno al Psni, senza che il rapporto O'Loan abbia potuto intaccare la volontà dei militanti di far parte della forza di polizia. Anzi, alimentando la convinzione che sia necessario riformare da dentro il Pnsi dopo le prove della collusione decennale coi paramilitari. Lo scorso 28 gennaio il 90% dei 900 delegati nazionalisti riuniti in congresso straordinario a Dublino ha approvato per alzata di mano la mozione per il riconoscimento e il supporto del PSNI, con grande soddisfazione tanto di Blair che di Ahern. Tocca ora al Democratic Unionist Party dare l'assenso all'operazione, ma il leader dei protestanti, il reverendo Ian Paisley, ha già smorzato i toni, facendo sapere di essere pronto a riprendere in mano la guida del governo co-gestito, ma di voler attendere il 2008 per la riforma completa della polizia, attendendo in qualche modo al varco lo Sinn Finn, per valutarne la condotta.
Un'occasione che il leader Gerry Adams non vuole lasciarsi sfuggire, e che potrebbe essere l'alba di un nuovo giorno per tutto l'Ulster, l'inizio di un periodo di collaborazione e dialogo tra le due comunità. Se gli accordi andassero in porto, Londra potrebbe convincersi a concedere nuovamente alla provincia l'autonomia che le spetta, sospesa nel 2002 per la mancanza di un'intesa diplomatica tra le parti. Eppure, il governo inglese sembra che non riesca proprio a non ficcare il naso negli affari nordirlandesi, e sembra sia già intenzionato a imporre le proprie condizioni, intimando che il nuovo governo si formi già entro due mesi, pena il ritiro della promessa autonomia al governo di Belfast. La fitta agenda nordirlandese prevede ora le elezioni il 7 marzo, puntando a formare un governo provinciale con a capo il reverendo Paisley entro il 26 marzo. L'Irlanda del Nord è sempre sospesa tra le sue anime, ma sembra non potersi concedere mai un attimo di respiro.

Alessandro Chiappetta

da www.aprileonline.info – 30 gennaio 2007



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11 dicembre 2009