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I nodi irrisolti di Oaxaca

Messico, Oaxaca non è più al centro delle pagine dei giornali internazionali. Ma il problema resta.

In pochi giorni la città di Oaxaca, Messico, ha smesso di apparire sulle prime pagine dei giornali messicani (su quelli europei praticamente non ha lasciato traccia) e lentamente è stata rimpiazzata da altre questioni, come il dibattito sulla legge finanziaria, le operazioni militari contro il narcotraffico e il rapido aumento del prezzo del mais e della tortilla, uno degli elementi più sensibili del paniere di consumo per milioni di famiglie. Ciononostante il problema di Oaxaca non è stato risolto.

Oaxaca. L’entrata in carica del nuovo Presidente, Felipe Calderòn, il primo dicembre scorso, era stata preceduta dall’ultima grande offensiva del governo uscente di Vicente Fox contro il movimento degli insegnanti di Oaxaca. Questa offensiva era culminata il 25 di novembre con l’arresto, spesso arbitrario e brutale, di 141 persone, la morte di due manifestanti e la repressione violenta del movimento. Durante il mese di dicembre, la Polizia Federale Preventiva ha lasciato il posto a quella locale, mentre il governatore, Ulises Ruiz, azzardava statistiche irreali sul recupero del turismo e il fittizio boom dell’economia cittadina. Una calma apparente era tornata in città, anche se le vie del centro erano ancora militarizzate ed inquietanti e, a detta di numerosi operatori del settore turistico, le presenze erano scese almeno della metà rispetto all’anno precedente.

I fatti. Dopo la liberazione di circa la metà dei detenuti, il 22 dicembre è stata organizzata una marcia pacifica di protesta con la partecipazione di almeno 5000 manifestanti. Alcune persone scarcerate, la cui cauzione è stata pagata dallo stesso governo locale di Oaxaca che un mese prima le aveva catturate, hanno dichiarato di aver dovuto firmare lettere false in cui accusavano la Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani, e la sua rappresentante a Oaxaca, Yessica Sanchez, di averli spinti ad atti vandalici e ad aderire alle manifestazioni. In un'intervista, quest’ultima ha riportato una serie di testimonianze di ex-detenuti e loro familiari che denunciano le torture fisiche e psicologiche subite durante l’arresto e in carcere. Donne colpite in stato d’incoscienza, umiliazioni pubbliche, sequestri lampo di studenti e cittadini comuni, accuse completamente inventate, reiterate minacce di morte. Il tutto in un sistema legale dove vige la presunzione di colpevolezza, e non d’innocenza, e le famiglie non hanno risorse per costruire una difesa efficace.
La Appo (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) e i simpatizzanti del movimento, che ora chiedono la rinuncia del governatore e la liberazione dei detenuti politici ancora in carcere, sono stati osteggiati nei loro tentativi di manifestare pacificamente in ripetute occasioni: nella famosa “notte dei ravanelli” del 24 dicembre le bancarelle dei membri della Appo sono state allontanate dal centro con la forza mentre il 6 gennaio sono state circondate dalla polizia ed è stata impedita la loro partecipazione alle cerimonie previste. In diversi villaggi dell’entroterra gli insegnanti non possono più svolgere serenamente le loro attività regolari a causa della continua ingerenza da parte di appartenenti al PRI, il partito del governatore Ruiz.
A partire dal 13 gennaio, in seguito ad alcuni arresti arbitrari e allo sgombero violento dell’accampamento che i familiari dei detenuti avevano fissato nei pressi del carcere Cereso di Miahuatlan (Oaxaca), si sono moltiplicati gli appelli al rispetto dei diritti umani e alcuni deputati del parlamento nazionale hanno annunciato la presentazione di una denuncia contro Ulises Ruiz presso la Corte Penale Internazionale de L’Aia. La Commissione Civile Internazionale di Osservazione per i Diritti Umani, che opera nella zona raccogliendo le testimonianze delle parti in conflitto, ha accelerato i suoi lavori e ha presentato un documento con i risultati preliminari dell’indagine in una conferenza stampa tenutasi oggi, 20 gennaio, nel centro Josè Marti di Città del Messico.

Violazione diritti umani. La Commissione, che opera in Messico dal 1997, quando investigò sui terribili fatti di Acteal, Chiapas, ha portato a termine un’indagine basata su 420 interviste relative al conflitto sociale di Oaxaca, che hanno interessato attori, istituzioni statali, insegnanti, giudici e pubblici ministeri, ospedali, enti morali e religiosi, organizzazioni per i diritti umani e della società civile, comunità indigene e mezzi di comunicazione.
Il documento (http://cciodh.pangea.org) analizza le violazioni perpetrate ai danni della popolazione dall’inizio del conflitto e, soprattutto, dal 25 novembre scorso. Si considerano provate 23 morti e diverse probabili sparizioni violente nell’ambito di una strategia giuridica, poliziesca e militare di controllo della società civile. Non è stata garantita la libertà di espressione, pensiero, associazione, sciopero e, anzi, si è ricorsi alla forza pubblica e la coercizione per vulnerare questi diritti e intervenire indiscriminatamente su un tessuto sociale colpito da un'emarginazione endemica. Non sono stati garantiti i diritti minimi dei detenuti, che non venivano informati dei delitti loro imputati, erano rinchiusi in spazi privi di condizioni igieniche ed erano sottoposti a scariche elettriche, scottature e pestaggi. Gli avvocati d’ufficio, avvolti da un velo di sospetto e sfiducia a causa della loro dipendenza organica dall’ostile governo locale, hanno trovato numerosi ostacoli legali alla difesa dei loro assistiti a cui sono state chieste cauzioni sproporzionate per poter uscire da prigioni di media e massima sicurezza. Tutto questo sotto gli occhi, chiusi, delle Commissioni locali e nazionali ufficiali, che dovrebbero monitorare il rispetto dei diritti umani nel paese ma che, in realtà, non costituiscono un aiuto concreto per i cittadini coinvolti. Sono state denunciate anche violenze sessuali, attacchi selettivi a organizzazioni umanitarie e civili oltre a una repressione significativa dei mezzi di stampa. La Commissione conclude il suo documento con una serie di raccomandazioni che puntano a una riforma, fondata sul dialogo, delle istituzioni dello Stato di Oaxaca affinché possano canalizzare il malcontento profondo che sta alla base del conflitto. Lo stato di diritto deve essere ristabilito non solo attraverso il ritorno alla “vita normale” in città, ma anche tramite l’indagine e la punizione sistematica dei numerosi abusi commessi.

Fabrizio Lorusso

da www.peacereporter.net – 23 gennaio 2007



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11 dicembre 2009