Aree tematiche > Notizie dal mondo > 22esimo Anniversario del disastro chimico di Bhopal del 1984
E siamo di nuovo a dicembre, mese delle musichette natalizie, delle
feste di natale in ufficio e inoltre, ovviamente, mese
dell'anniversario della peggiore catastrofe industriale della storia -
quella del gas tossico di Bhopal. Ventidue anni fa oggi a Bhopal, India,
400.000 persone sono state oggetto di una festa di mezzanotte a base di
isocianato di metile e acido cianidrico gentilmente offerta dalla Union
Carbide Corporation, con sede negli Stati Uniti, attualmente di
proprieta' della Dow Chemical. I gas uccisero circa 8.000 persone la
notte stessa, e da allora ne ha uccise almeno altre 12.000. Infatti,
nella Bhopal di oggi la gente continua a morire, a soffrire, a bere
acqua contaminata e a preoccuparsi del futuro dei propri figli, molti
dei quali affetti da malformazioni o disfunzioni genetiche.
Oltre i confini dell'India, Bhopal e' stato importante per due motivi:
per prima cosa, perche' ha dimostrato pubblicamente l'incapacita' dei
sistemi legali e regolatori nazionali ed internazionali ad obbligare le
societa' transnazionali a rispondere delle loro azioni nei paesi poveri
- ad oggi la Union Carbide non e' stata formalmente incriminata ne' ha
ammesso le proprie responsabilita' nel disastro. I giudici negli Stati
Uniti hanno respinto la richiesta del governo indiano che si svolgesse
l'azione civile negli stessi Stati Uniti e una volta ritornato in India,
il caso si e' chiuso con un accordo 'dietro le quinte', che ha fruttato
circa $500 a persona per l'invalidita' permanente. Forse la prova piu'
eloquente dell'inadeguatezza di questo risarcimento e' stata fornita
dalla 'mano invisibile' del tanto ammirato 'libero mercato' - le
quotazioni Union Carbide sono salite di un paio di punti appena si e'
diffusa la notizia del bassissimo costo dell'accordo.
Il secondo aspetto importante di Bhopal e' stato che ha dato un chiaro
messaggio a tutte le comunita' sparse per il mondo per quanto riguarda
la sicurezza degli impianti chimici. Il rendersi conto che disastri
come quello di Bhopal avrebbero potuto realizzarsi anche in casa, negli
USA, è stato un elemento determinante nel passaggio al 'community Right
to Know Act' (diritto alle informazioni) e a parti del 'Superfund Act'(1)
Pero' a 22 anni di distanza, la gente di Bhopal continua a bere acqua
contaminata, e noi altri qui siamo sempre meno sicuri. Oggi come oggi i
problemi evidenziati da Bhopal sono piu' urgenti e piu' interconnessi di
quanto non lo fossero nel 1984.
Il perdurare della non chiamata alla Dow/Carbide a rispondere degli
avvenimenti di Bhopal, da parte dell'India come degli Stati Uniti, ha
reso ancora piu' spavalda l'industria chimica. Le misure di sicurezza
hanno un'efficienza economica soltanto in relazione al valore dato alla
vita e ai danni ambientali; e poiche' il governo indiano non ha potuto,
e quello statunitense non ha voluto, costringere Dow/Carbide ad
assumersene la responsabilita', la vita rimane una merce di scarso valore.
La Dow Chemical si rifiuta di ripulire, come anche di fornire ai medici
che curano le vittime le informazioni importanti sulla natura del gas
fuoriuscito. Le iniziative di 'autoregolazione' dell'industria, quali
la 'Responsible Care' ispirata da Bhopal, riducono la sicurezza ad un
esercizio di pubbliche relazioni miranti ad impedire che il governo
emani regolamentazioni proprie.
E intanto la Dow continua a commercializzare prodotti notoriamente
pericolosi. Il Dursban(2) , per esempio, un pesticida della Dow
Chemical proibito negli Stati Uniti per gli impatti dannosi sui cervelli
dei bambini, continua a essere pubblicizzato e venduto in India. Il
governo indiano, pressato dagli attivisti, ha continuato un lavoro
indefesso per portare avanti una causa penale contro la Union Carbide ed
il suo Presidente di allora Warren Anderson (entrambi accusati di
omicidio colposo). Nel 2003 ha presentato le relative richieste di
estradizione al Dipartimento di Giustizia americano. Gli Stati Uniti
hanno rifiutato le estradizioni, sia della Carbide che di Anderson.
E' un bel paradosso che, mentre la Union Carbide è un 'criminale'
ricercato in India, la sua proprietaria, Dow Chemical, sta pianificando
una grande espansione nel paese, con la benedizione del governo stesso.
Forse il caloroso benvenuto si deve al fatto che la Dow arriva mano
nella mano con il governo americano. Il Forum degli amministratori
delegati USA-India, tenutosi a marzo 2006 (durante la visita di George
W.Bush dal suo nuovo amico il primo ministro Manmohan Singh), ha potuto
contare ben 25 alti dirigenti statunitensi. Tra questi il sig. Andrei
Liveris, Presidente e Amministratore Delegato della Dow Chemical. La
visita di Bush si e' conclusa con accordi per l'invio di energia
nucleare in India, mango negli Stati Uniti, e la pubblicazione di un
allegro elenco di risoluzioni congiunte.
Nella prima, si insisteva sul 'dare il benvenuto al rapporto conclusivo
del Forum degli amministratori delegati USA-India'. Altri punti,
terribilmente ironici se si considera l'affare Bhopal, ribadivano gli
impegni di 'impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa'
e di migliorare 'la capacita' di risposta a situazioni di disastro'.
E' da rilevare che il gas isocianato di metile fuoruscito a Bhopal e' lo
stesso usato come arma chimica contro i curdi da Saddam Hussein, noto
rappresentante esemplare della responsabilita' civica,.
Il fatto che il governo USA e la Dow continuano a spingere l'India ad
accettare ulteriori rischi chimici, rappresenta una lezione non
imparata da Bhopal. Ma le lezioni in casa sono altrettanto allarmanti.
Negli anni 80, quando i gruppi di cittadini sono riusciti a far
passare alcune delle regolamentazioni ambientali piu' forti, ci si
preoccupava dell'eventualita' di qualche incidente mortale. Dall'll
settembre, pero', ci si preoccupa degli attentati terroristici. Nella
sola New Jersey ci sono quindici impianti dove un attentato terroristico
potrebbe ferire gravemente o uccidere oltre 100,000 persone, e almeno
uno che avrebbe il potenziale di ucciderne almeno 12 milioni.
Piuttosto che implementare leggi piu' restrittive per gli impianti
chimici, pero', l'amministrazione attuale ha sfruttato questa tragedia,
usandola come scusa per smembrare le salvaguardie implementate dopo
Bhopal - quali la legge 'Diritto all'Informazione' . Ieri la EPA(3) ha
annunciato che avviava la chiusura della sua rete nazionale di
biblioteche che forniscono informazioni ai gruppi cittadini sui rischi
chimici.
E dopo cinque anni di restringimento delle liberta' civili in nome della
sicurezza interna, le proposte finali del rapporto 9/11 pubblicato nel
2005 attribuivano agli impianti chimici USA lo spaventoso grado di
preparazione 'D' nel prevenire eventuali attacchi terroristici.
L'anno scorso, sforzi bipartisan nel Senato e nella Casa di
Rappresentanti hanno partorito una legge che avrebbe permesso una pur
minima liberta' ai singoli stati di implementare misure di sicurezza
piu' stringenti e di obbligare le imprese chimiche a sostituire i loro
componenti piu' pericolosi e volatili con alternative piu' sicure.
Pero' lo scorso settembre, un gruppo di Repubblicani che lavoravano
nell'ombra e' riuscito ad eliminare queste clausole, come altre volte a
proteggere le fonti idriche dall'inquinamento - in un emendamento al
piano finanziario 2007. Siamo meno sicuri ora di quanto lo fossimo dopo
Bhopal, in parte perche' noi non abbiamo collaborato con l'India per
assicurare alla giustizia la Union Carbide e la Dow.
Coloro che sono sopravvissuti a Bhopal reclamano non solo la propria
salute ed i propri diritti, ma cercano di assicurare che non ci siano
'Mai piu' altri Bhopal', non solamente in India, ma da nessuna altra
parte. Non riescono a dimenticare il disastro, colpiti come sono da
malattie croniche e danni genetici di seconda generazione.
Le conseguenze mediche del gas sono ancora poco comprese e poco gestite,
e molte delle vittime del gas non hanno altra scelta che bere acqua
satura di contaminanti, quali mercurio e tetracloruro, che fuoriescono
dalla fabbrica abbandonata della Union Carbide.
Devono subire non solo le esigenze ed i fallimenti del proprio governo,
ma anche il peso e l'influenza del nostro. Considerato il clima attuale
rispetto alle regolamentazioni, pero', se per caso lo zabaione che bevi
di questi tempi contenesse tetracloruro, non e' chiaro se il fatto
verrebbe rilevato o meno.
E' chiaro alla Dow, al Governo Indiano e a quello statunitense, che
Bhopal rappresenta il tallone d'Achille dei loro nuovi piani redditizi.
Questi piani sono redditizi perche' il costo di Bhopal non e' mai
stato fatturato nell'equazione finanziaria dell'industria chimica.
Fino a che cio' non sarà avvenuto, fin quando l'acqua non potra' essere
bevuta senza rischi, fin quando il sito della fabbrica non sarà
bonificato, e la Union Carbide messa sotto processo, restera' vera la
seconda lezione di Bhopal.
Perfino con questa legislatura di nuovo Democratica , far passare delle
riforme autentiche che limitino i comportamenti delle Corporation sarà
una corsa in salita fin quando l'industria chimica sara' convinta di
poter farla franca con gli omicidi.
Note
(1) Superfund Act: una legge federale del 1986 per stimolare e sostenere
attivita' di prevenzione, protezione civile e trasparenza nella
comunicazione alle comunita' della presenza sul territorio di prodotti
chimici potenzialmente pericolosi (NdT)
(2) Dursban: un pesticida a base di cloropirifos che protegge le case
dai termiti e le colture orticole da vari insetti, pero' e' altamente
tossico e ha contaminato anche gli acquiferi (NdT)
(3) EPA: Environmental Protection Agency, agenzia per la protezione
dell'ambiente (NdT)
Bridget Hanna
(Bridget Hanna sta preparando il PhD in antropologia a Harvard e inoltre
è editrice del Bhopal Reader, il libro di risorse accademico sul
disastro chimico di Bhopal)
Pubblicato martedi' 5 dicembre 2006 su CommonDreams.org
Traduzione di Lorraine Buckley
da www.italia.attac.org

Salvador Allende