Aree tematiche > Notizie dal mondo > Srebrenica, una strage senza giustizia

Srebrenica, una strage senza giustizia

Il massacro dei musulmani della città compiuto dalle truppe serbo bosniache negli anni '90 è ritornato all'attenzione dopo la decisione del governo olandese di premiare i suoi caschi blu, che della mattanza furono spettatori passivi anzichè militari schierati in difesa della popolazione civile.

Avrebbero dovuto comportarsi eroicamente, non lo fecero. Difficile condannarli per questo. Difficile però anche dargli una medaglia. I 500 soldati decorati ieri dal ministro della Difesa olandese ad Assen, invece, erano proprio loro. I caschi blu di Srebrenica.

Quel nome, Srebrenica, evoca il peggior massacro in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale. Dopo oltre tre anni di assedio, l'11 luglio del 1995, le truppe del generale serbo bosniaco Ratko Mladic riuscirono ad entrare in città. I caschi blu olandesi, inviati per proteggere la popolazione, restarono a guardare. Per la gente di Srebrenica fu l'orrore. Nei sette giorni successivi, tutti gli uomini catturati furono uccisi e gettati in fosse comuni, mentre le donne furono deportate verso Tuzla. Le vittime furono oltre 8.000.

Da allora, il nome di Srebrenica è divenuto il simbolo della pulizia etnica e della violenza razzista in Europa. Quel nome, inoltre, significa la distruzione delle Nazioni Unite in quanto strumento credibile di intervento nelle crisi internazionali. Questo aspetto non è stato il risultato della sola condotta degli olandesi. I caschi blu chiesero l'intervento degli aerei, che avrebbero potuto bloccare l'offensiva serba e proteggere la città, ma non ottennero risposta. Il cosiddetto meccanismo delle due chiavi, nelle mani di Yasushi Akashi e Bernard Janvier, rappresentante civile e comandante militare dell'Onu nella regione, si interruppe da qualche parte. Oppure, se arrivò al quartier generale della Nato, si fermò lì. Srebrenica doveva cadere, e le Nazioni Unite finire nella polvere insieme alla città. Quello che sarebbe successo alla popolazione non importava gran che a nessuno. Anche il governo di Sarajevo aveva fatto ritirare dall'area Naser Oric e gran parte dei suoi ufficiali, che stavano difendendo la cittadina.

I caschi blu olandesi hanno rappresentato solo una parte di questo ingranaggio, e i principali responsabili di quei massacri, Radovan Karadzic e Ratko Mladic, sono ancora in libertà. Perché la notizia delle decorazioni ha provocato tanta indignazione in Bosnia?

Nella ex sede degli olandesi a Potocari, presso Srebrenica, dove i civili cercarono inutilmente rifugio in quei giorni del luglio '95, c'è un indovinello. Dice: "Ha i baffi? Non ha i denti? Puzza di merda? È una donna bosniaca!" Quella scritta, vergata pigramente da un anonimo milite olandese durante i giorni del lungo assedio dell'enclave, è stata ripresa da una giovane artista di Sarajevo, Sejla Kameric, che ne ha fatto uno dei più forti atti d'accusa nei confronti delle forze Onu. Dietro la scritta ha messo la propria faccia, quella di una donna bosniaca. Il suo sguardo accusatorio nel manifesto ci aiuta a capire che, al di là degli intrighi internazionali, la fine di Srebrenica era già racchiusa in quella scritta.

Il mercato nero, lo sfruttamento degli assediati, le vessazioni operate da gran parte degli olandesi, e testimoniate dalle donne sopravvissute, non autorizzavano la speranza in un epilogo diverso. Forse perchè gli assediati erano musulmani, forse semplicemente perchè erano già diventati carne da macello.

I caschi blu non hanno cercato di opporsi a Mladic al momento della caduta dell'enclave. Chiaro, non avevano alcuna possibilità. Però i massacri sono iniziati dopo, e loro erano già partiti in gran fretta. Se fossero rimasti, anche senza combattere, forse non sarebbe stato possibile organizzare un massacro di tale entità. Forse.

Zumra Sehomerovic, delle Donne di Srebrenica, associazione che cerca ancora di rintracciare i molti desaparecidos, ha dichiarato: "Noi vittime sentiamo che i soldati olandesi sono complici e colpevoli del crimine, insieme ai soldati serbo bosniaci e all'Esercito popolare jugoslavo". Il processo di riconciliazione, nel dopoguerra balcanico, non riguarda solo serbi, croati e musulmani. E queste inutili medaglie certo non aiutano.

Andrea Rossini

da www.aprileonline.info - 05 dicembre 2006



Basato su tecnologia
Open Source
Disclaimer Ultimo aggiornamento
11 dicembre 2009