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Baciamo le Mani

Domenica 30 marzo, su Report , la trasmissione di Rai3, è andata in onda una agghiacciante ricostruzione dell'uso del denaro pubblico per finanziare, tra le altre, alcune aziende vitivinicole nel trapanese.
Qui di seguito un sunto della trasmissione con i fatti salienti.
Per leggere il testo integrale della trasmissione vedi:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/
0,7246,243%255E1077615,00.html


Nel 1992 muore la Cassa per il mezzogiorno perché prosciugava risorse pubbliche senza portare sviluppo al sud. Al suo posto nascono altri strumenti. Il più importante è la legge 488, che attraverso il Ministero per lo Sviluppo Economico dà aiuti alle imprese italiane a fondo perduto. Ad oggi sono stati deliberati 80 miliardi di euro: una parte provengono dalle nostre tasche, una parte da quelle dell'Unione Europea. L'obiettivo è sempre lo stesso, portare aiuto alle zone depresse. Ad oggi chi ha incassato di più è il gruppo Fiat con 200 milioni di euro, poi l'Enel 82 milioni, l'Eni 98, la Telecom 65, Vodafone 23, H3g 9, Rai Way 8, Air One 3, Parmalat e Parmatour altri 3 questo tanto per citare le più famose. Al sud però purtroppo c'è anche il più alto tasso di natalità e mortalità delle imprese, ovvero nascono e muoiono nel lasso di tempo che necessario per completare la pratica che serve per incassare il contributo. Ma come fa lo Stato a dare soldi su un progetto che poi non verrà completato? L'inchiesta è di Sigfrido Ranucci per conto di Report, la trasmissione domenicale di Rai3.

I casi che sono stati raccontati sono al centro di procedimenti giudiziari e si vedrà chi ha ragione. Però abbiamo capito che quando vediamo in mezzo alle campagne tanti scheletri di capannoni vuoti e immobili negli anni e ci chiediamo: "Ma cosa ci fanno là", è probabile che qualcuno sia stato costruito così: con il contributo iniziale metti in piedi la struttura, poi incassi la seconda tranche e invece di usarla per far partire l'attività te la tieni. I più onesti invece arredano il capannone e assumono qualche operaio. Poi incassano la terza tranche, che dovrebbe servire a far partire l'attività a pieno regime. Chissà com'è invece inizia la cassa integrazione, sempre a nostro carico.

Ma come funziona il meccanismo per ottenere i contributi? L'imprenditore va da un consulente specializzato e con lui costruisce il progetto. Il consulente che incassa il 5% sull'intero finanziamento, sa cosa deve scrivere per renderlo appetibile. Dopodiché la palla passa alla banca che deve verificare la sostenibilità. Secondo la commissione antimafia le filiali delle banche in Calabria dichiarano spesso la solidità dell'imprenditore senza verificarla, e ipotizza anche un sistema di relazioni con l'imprenditoria criminale. Con il sistema delle false dichiarazioni sono stati frodati allo Stato e all'Unione Europea, dal ‘96 al 2007 fino ad un massimo di 4 miliardi di euro e sempre secondo gli investigatori 1 miliardo e 2 sono finiti nelle mani della criminalità organizzata. Ma come è possibile, se per ottenere i contributi devi presentare il certificato antimafia?

E' il 26 agosto del 2006, in una villetta nei pressi di Brescia, viene sterminata la famiglia Cottarelli. La scena che si presenta agli occhi della polizia è agghiacciante: padre, madre e figlio legati e sgozzati. La gente è terrorizzata, ci sono stati 7 omicidi in pochi giorni. L'estrema destra organizza una manifestazione di protesta.

Ma gli investigatori indagano sulle attività di Angelo Cottarelli e sulle sue società, in particolare sulla Dolma, una società che aveva il solo scopo di emettere fatture false. E poco tempo dopo vengono arrestati i presunti responsabili della strage. Sono 2 cugini siciliani, Vito e Salvatore Marino e vengono da Paceco, un paesino in provincia di Trapani. Si presume che abbiano ucciso Angelo Cottarelli per una questione di denaro. Ma cosa avevano a che fare con il bresciano?

Chi vive da quelle parti (trapanese) ha visto all'improvviso una collina che ha cambiato aspetto per la costruzione di due enormi capannoni: Vigna Verde, così si chiama l'azienda dove si doveva produrre ed imbottigliare vino biologico.

L'impianto è stato finanziato con la 488 grazie al patto territoriale Trapani sviluppo nord. Questo impianto è costato circa 12 milioni di euro per lo Stato, in realtà è stato pagato sui 6 milioni di euro. I macchinari hanno l'etichetta dell'industria Guarnotta di Mazara del Vallo, ma i Marino invece di comprarli direttamente dalla ditta li hanno fatti transitare sulla carta attraverso la Dolma, la società di Cottarelli, che aveva il solo scopo di gonfiare le fatture da portare allo Stato come rimborso per le spese sostenute. False le fatture, ma falsi anche i lavoratori di Vigna Verde.
Hanno utilizzato studenti, ragazzi studenti, ma non solo ma anche gente con problemi mentali. Serviva a loro per dimostrare alle istituzioni che siccome c'era l'obbligo di assumere della manodopera, in questa maniera risultavano assunti.
Come nasce il finanziamento di Vigna Verde e dei Marino all'interno del Patto territoriale lo spiega un esperto consulente della zona che conosce i fatti e racconta subito di un'anomalia…
Non avrebbero dovuto passarla all'origine la pratica di Vigna Verde. Insomma in una provincia di Trapani dove ci sono 80 cantine, già esistenti, di cui la metà hanno chiuso…

Ai Marino si è arrivati attraverso un omicidio compiuto a Brescia. La loro azienda Vigna Verde utilizza l'imprenditore bresciano per gonfiare le fatture. Quello che però abbiamo capito che dentro al patto territoriale Vigna verde è il progetto piu' imponente, 24 milioni di euro per una cantina in una zona dove di cantine ce ne sono già tante. La cosa strana è che la cantina vale 10 invece viene valutata 40, sia da chi presenta il progetto, sia dalla banca che avalla, sia dalla regione che dal Ministero che approva. Ma chi sono questi Marino? Vito Marino è figlio del boss Girolamo Marino, ucciso 20 anni fa in una guerra di mafia. Vito eredita dal padre più di 100 ettari di terreno che nel corso degli anni li fa rendere e così i Marino da contadini che erano si trasformano in imprenditori. Siamo in provincia di Trapani, precisamente a Paceco.

Francesco Tartamella, ragioniere di Trapani, e socio di Cottarelli. E' lui che mette in contatto i Marino con il bresciano. Intorno a lui ruotano una seri di società che funzionano con il sistema della falsa fatturazione. Ad un paio di km da Paceco, in questa palazzina, dovevano essere gestiti oltre 50 milioni di euro di contributi. E' la sede del Consorzio Sikelia e di altre società, come la Venere S.r.l. della famiglia di Paolo Ruggirello, deputato del movimento per l'autonomia e destinataria di circa 5 milioni di euro di fondi. E poi c'è l'Irsa, un centro di ricerca per il vino, che fa riferimento a Tartamella, finanziato per 4 milioni di euro. Ma anche qui un giro di fatture false.

Anche Tartamella era nel giro della produzione di vino. Nella sua cantina, "Vessillo di Vita" faceva un vino dal nome "Ciuri Ciuri", "Maria Carmela", "Malandrino" ed uno dal gusto molto particolare… "Baciamolemani". Ma la sorpresa più grande è quando gli investigatori entrano nel deposito di Tartamella. Vicino a "Vessillo di Vita" c'è un grande quantitativo di vino da etichettare, che è situato nei contenitori delle ditte dei Marino. Altro che invece è stato già etichettato: "Tralci di Ida" e "Vigne di Pompea" della Tenuta Chiarelli. Ma di chi è la tenuta Chiarelli? Eccola, una vecchia Masseria ristrutturata, posata su una collina. Ai suoi piedi circa 50 ettari coltivati a vite. E siccome c'è poca acqua è stato costruito un lago artificiale.

Chiarelli si. E Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia. Sono marito e moglie: quello si chiama Cuffaro e lei si chiama Chiarelli Giacoma.

Il deposito di Tartamella è stato sequestrato dalla procura di Trapani e dentro è stata rinvenuta una partita di vino della tenuta Chiarelli, di proprietà della moglie dell'ex governatore della Sicilia Cuffaro. Cosa c'è di strano? Probabilmente nulla. Cuffaro ex governatore, manda una mail in cui scrive "per motivi di tempo non mi sono mai occupato dell'azienda di famiglia, tant'è vero che ho nominato un amministratore. Quel vino è stato dissequestrato qualche mese fa, a prova del fatto che sia io che la mia famiglia non abbiamo nulla a che fare con la vicenda giudiziaria in corso.

Abbiamo visto che nella provincia di Trapani ci sono cantine di proprietà dei figli di un boss, i Marino, che incassano corposi contributi pubblici grazie a fatture gonfiate emesse da un imprenditore di Brescia, ucciso 1 anno e mezzo fa. I presunti colpevoli sembrano essere i Marino, che ora sono in carcere. Intanto le procure di Trapani e Brescia indagano e sono state raccolte testimonianze in base alle quali i contribuiti della 488 sarebbero concessi in cambio di mazzette che transitano dalle mani dei consulenti per finire in quelle di alcuni banchieri e sottosegretari del precedente e attuale governo oltre che funzionari della regione Sicilia. Inoltre ci sono testimoni che raccontano che gli imprenditori beneficiati dei contributi pubblici sono stati chiamati a raccolta dal rag. Tartamella per finanziare la campagna elettorale di Cuffaro.

In data 8 maggio 2007 la commissione antimafia manda una lettera a Cuffaro con la quale chiede spiegazioni in merito alle erogazioni di un contributo all'azienda Vigna Verde – sequestrata – e di proprietà dei Marino di Paceco – figli del boss e accusati di omicidio per questo in carcere. La risposta arriva 3 mesi dopo il 10 agosto la regione Sicilia scrive: daremo corso alla pratica di finanziamento, nonostante le indagini, perché non ci sono arrivate comunicazioni contrarie. Ha dovuto pensarci la magistratura a stoppare questo finanziamento, altrimenti anche l'ultima tranche sarebbe finita nelle tasche dei figli del boss. Secondo la procura di Trapani che sta indagando proprio su questi fatti, il meccanismo per ottenere fondi sarebbe questo: la politica sceglie i grandi studi di consulenza e le banche che avallano i progetti. Gli stessi consulenti poi strutturano per l'imprenditore il finanziamento e lo strutturano gonfiando il progetto. In questo modo creano i presupposti per gonfiare le fatture e così si ottiene il fondo nero con il quale pagare i consulenti, i funzionari di banca,di Ministeri, di regioni e su fino al politico. Su questo sta indagando la procura di Trapani. Noi invece però torniamo in provincia di Trapani dove di denaro pubblico ne è arrivato proprio tanto, qualche progetto sarà andato a buon fine, ma qualcun'altro no. Di sicuro si è investito molto in vigneti e cantine.

Negli ultimi anni sono arrivati qualcosa come 3 mila miliardi delle vecchie lire.

Il 15 Aprile 2005 Vito Marino acquista il 20% della società Terre del Sole, nello stesso giorno cioè in cui diventa consigliere Alessandro Massinelli, fratello di Marcello. E chi è Marcello Massinelli ce lo dice lui stesso in qualità di teste nel processo a Cuffaro.

Ho avuto un'esperienza di consulenza al Ministero del Tesoro sulla programmazione negoziata. Massinelli è stato dunque consulente finanziario per la 488 per la pubblica amministrazione. Ma anche per le aziende private. Ha gestito patti territoriali e dal 2002 è anche nel consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia, dell'ente cioè che vaglia e finanzia le pratiche. Ma probabilmente sono solo coincidenze, e a proposito di coincidenze ce n'è anche un'altra: nel deposito di Tartamella con quello di Cuffaro, c'è anche il vino "Villa del Casale". La società che lo produce divide la sua sede con Euforbia, la più importante società di consulenza per i finanziamenti pubblici di Trapani nel settore vitivinicolo. Euforbia è per metà di Salvatore Calvanico e chi è Salvatore Calvanico ?

CALOGERO MANNINO
La cantina c'è e vista da fuori è molto bella. La Procura di Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex ministro, per tentata truffa ai danni dello Stato, perché a giustificazione dei lavori fatti avrebbe presentato delle fatture gonfiate.

Calogero Mannino è stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, poi la cassazione ha deciso che il processo era da rifare. Il prefetto di Palermo gli ha comunque negato il certificato antimafia, e l'ex ministro ha dovuto dimettersi dalla presidenza del Cerisdi, centro di eccellenza della Regione Sicilia, perché senza certificato antimafia Calogero Mannino non poteva amministrare fondi pubblici.

Insomma, se vuoi ottenere i contributi è richiesto di produrre il certificato antimafia, che abbiamo visto da solo non basta. Per amministrare lo Stato non è richiesto nulla. E forse è giusto così, perché non deve essere un prefetto a decidere chi ci amministra, ma i partiti quando scelgono i loro candidati. E alla politica si chiede per esempio di avere il pudore di non utilizzare il denaro pubblico né direttamente né indirettamente per farsi l'azienda vinicola di famiglia. Comunque tutto quello che abbiamo visto è finito a Bruxelles che oggi scrive: "Sicilia e Calabria hanno il primato per frodi e irregolarità sui fondi europei destinati all'Italia."

Alter-Eno

da www.vinix.it - 31 Marzo 2008


Calogero Mannino

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11 dicembre 2009