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Il Pd ci ripensa: Lumia candidato
Il vicepresidente della Commissione antimafia è stato designato come capolista democratico in Sicilia per il Senato. Una scelta che arriva dopo una giornata di polemica e critica a seguito della sua iniziale esclusione.
Alla fine ha prevalso il buon senso, morale e politico. Messe da parte le logiche di partito, gli equilibrismi, i personalismi, Beppe Lumia resta nel Pd e fa il suo ingresso in Sicilia come capolista per Palazzo Madama. Ora è tutto un sospiro di sollievo, un apprezzamento per la presenza del vicepresidente della Commissione antimafia nelle file democratiche, una promessa per il suo ruolo futuro, ma resta comunque l'amarezza. Perché se è vero che l'importante è rimediare ai propri errori, al contempo non si può non ammettere che forse, in questo caso, l'errore era assolutamente evitabile. Lo sostengono in molti e da molto vicino al segretario, come per esempio il foglio dalemiano Velina Rossa, il quale nel pomeriggio ha scritto: "non si può soltanto oggi dire che la decisione premia la Sicilia del cambiamento. Se questo fosse stato il pensiero della dirigenza del Pd, come mai non era stato tenuto in considerazione prima?". Ci sono infatti volute 48 ore di proteste e polemiche da parte di esponenti politici isolani e non solo, della società civile che lotta contro le mafie, delle organizzazioni impegnate contro il racket (compresa la Confindustria regionale), del sindacato e degli intellettuali, per arrivare all'annuncio odierno di Walter Veltroni: si, Lumia è dentro, marcia indietro è fatta. Oltre al pressing proveniente da tutte le direzioni, avrà sicuramente contribuito anche il fatto che sia l'Italia dei valori che la Sinistra arcobaleno avevano cominciato a corteggiare il deputato di Termini Imprese, simbolo della battaglia per la legalità. Perderlo per il Pd avrebbe significato un autogol dal punto di vista elettorale, oltre che un duro colpo a quell'immagine di formazione nuova e riformista che Veltroni ha cucito addosso alla sua creatura politica.
"La battaglia contro le mafie, contro la criminalità organizzata, per la difesa della legalità, è al centro non solo del programma e della concreta azione del Pd, ma della sua stessa identità", ha dichiarato Veltroni, specificando però al contempo, come già fatto dal salotto di Bruno Vespa, che "la lotta alla mafia è una concreta e difficile pratica" quindi "non è sufficiente legarla ad una persona". Al di là di tutto, Lumia è comunque un simbolo ed una personalità che si è contraddistinta per il suo impegno contro cosa nostra, verso cui, ammette Veltroni, è "indispensabile schierare e spendere tutte le migliori energie della società e delle istituzioni". In questo pantheon, dunque, il vicepresidente della Commissione non poteva mancare, perché del resto una sua assenza sarebbe stata difficile da giustificare agli occhi dell'opinione pubblica: "perciò -ha spiegato l'aspirante premier- ho chiesto al professor Ignazio Marino, candidato anche nel Lazio, di rinunciare alla sua doppia candidatura per far posto, come capolista al Senato in Sicilia, a Beppe Lumia". L'altro, il presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama, anche lui siciliano, ha rinunciato con grande stile: "faccio un passo indietro- ha affermato- perché la Sicilia possa fare passi avanti", "la legalità e la lotta alla criminalità organizzata vengono prima di tutto, prima delle candidature, prima delle ambizioni personali" ha aggiunto. Lumia ha salutato il dietrofront del partito come un regalo alla Sicilia del cambiamento, rinnovando l'impegno a fianco di Anna Finocchiaro con cui, ha detto, "siamo pronti ad offrire una proposta di governo autorevole (...) per dare voce e rappresentanza alle istanze di cambiamento e di concreta lotta alla mafia". Un grazie lo ha poi indirizzato "a Antonio Di Pietro e quelle personalità della Sinistra arcobaleno e tutti gli esponenti degli altri partiti che mi hanno sostenuto". Soddisfatta anche la senatrice che aspira a varcare la porta di palazzo D'Orleans: "ho lavorato molto in queste ore perché si arrivasse a questo risultato", ha sostenuto la Finocchiaro.
Lo strappo è ufficialmente ricucito tra i vertici del partito, la politica locale e lo stesso Lumia che, nelle scorse ore, insieme a molte altre voci critiche, non aveva nascosto il timore che la scelta di non candidarlo potesse mettere a rischio la sua stessa vita e quella di tanti altri impegnati contro la mafia, di fatto un segnale di rinuncia verso cosa nostra, di fatto un lasciarla padrona indisturbata (ancora) della politica, degli affari, del potere. Parole di preoccupazione, citazioni di tragici precedenti (Pio La Torre per tutti), accuse pesanti mosse allo Stato e alla politica che molti hanno percepito come un deja vu: il 28 luglio del 1985, in viaggio verso Ponticello dove era stato assassinato il capo della Sezione Catturandi Giuseppe Montana, Ninni Cassarà disse a Paolo Borsellino: "convinciamoci che siamo cadaveri che camminano". Parole che a tanti devono essere suonate di grande attualità.
Marzia Bonacci
da www.aprileonline.info - 6 marzo 2008