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Non c'è più tempo

Ricordando il giudice Falcone e le altre vittime di Cosa Nostra, la prima cosa che mi viene in mente è l'affermare quanto di positivo è stato già fatto contro le mafie. Dopo le stragi c'è stato tutto un movimento che si è mosso nel nostro paese, sono partiti grandi progetti nelle scuole, sono nate delle fondazioni, è nata l'associazione Libera con oltre 1300 realtà territoriali. Molto è stato fatto dalla base, dai singoli cittadini, dalla normativa sulla confisca dei beni e il loro riutilizzo, dal grande impegno di magistrati e forze dell'ordine e dall'attuale Commissione parlamentare antimafia che sta portando avanti il suo lavoro con serietà, tempestività e determinazione.
Detto questo, devo dire che ci sono territori che vivono in regime di libertà controllata, nel senso che la presenza criminale mafiosa crea ansia, paura, disorientamento. Tiene in ostaggio intere aree del nostro paese. Ci sono enti pubblici a sovranità limitata per le infiltrazioni mafiose al loro interno.

Insomma, non dimenticando gli aspetti positivi e i risultati fino ad oggi ottenuti, dobbiamo ricordare le tante zone grigie che ancora di circondano. La mafia ha bisogno di compiacenza, ha bisogno di un dialogo con il corpo sociale e continua a trovarlo dentro pezzi della società. Perché le mafie continuano ad essere collegate con segmenti dell'economia, con segmenti della politica, con altri poteri. Proprio nel momento in cui la mafia fa silenzio e uccide apparentemente di meno (oggi parliamo di Cosa Nostra, ma non dimentichiamo le altre mafie che continuano la loro violenza criminale) continua a fare i suoi affari, cerca di cambiare pelle, di aprire nuove strategie. E' certamente importante colpire il gruppo mafioso, i suoi affari ma è indispensabile - ed è questo il dato più inquietante - anche colpire le sue relazioni, quel bacino d'acqua dentro al quale il pesce continua ad alimentarsi. Un bacino fatto di deviazioni, di negatività, di persone che si prestano lucidamente: non è certamente con personaggi come Tonino Provengano che riescono a portare in borsa le azioni criminali e mafiose, che riescono ad accreditarsi nel mondo della grande finanza internazionale, ad inserirsi in grandi operazioni di riciclaggio. Ci sono quindi delle professionalità, delle competenze, delle alleanze che si mettono in gioco ieri come oggi.

La mafia ha una capacità di trasformazione, di penetrazione. Il suo obiettivo è potere, possesso denaro, forza, controllo. In questo senso, mi sembra che bisogna chiedere alla politica di accelerare i tempi per definire ed approvare, in tempi rigidi, un testo unico della legislazione antimafia e dare dunque più vigore al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura. Servono leggi chiare, pene certe, strumenti più efficaci e serve l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie: è nel programma del governo, di questa maggioranza. Ci sono però degli ostacoli, ci sono rallentamenti da parte di forze politiche della stessa maggioranza che non vogliono una agenzia a sé stante. Il tempo che si trascina fa il gioco esattamente delle mafie.

Chiediamo una maggiore risposta alla domanda di giustizia dei famigliari: oggi ci sono corsie diverse tra vittime del terrorismo, vittime del dovere, vittime della mafia. Chiediamo un'attenzione che li metta sullo stesso piano, con la stessa dignità, gli stessi strumenti.
Bisogna dirci, una volta per sempre, che il problema da colpire è il legame tra mafia e politica: e se è così, allora c'è la revisione del reato di voto di scambio! Il codice di autoregolamentazione per i candidati, votato dalla Commissione parlamentare antimafia rappresenta un passaggio positivo, importante. Noi ci auguriamo che venga trasformato in legge, perché chi ha delle vicende giudiziarie pesanti, legate al gioco mafioso non deve essere candidato, non può nascondersi dietro i banchi delle aule consiliari o del Parlamento.
Dobbiamo combattere il lavoro nero, il caporalato, l'abusivismo edilizio, la tratta. Metterci testa rispetto al mercato degli stupefacenti. Dobbiamo riformare la normativa in materia di appalti e subappalti, in materia di opere pubbliche.
Insomma ci sono dei punti che abbiamo gridato con forza, ora bisogna accorciare i tempi. Perché sono troppo trascinati, troppo lunghi. Ancora una volta, il miglior modo di fare memoria è quello di impegnarsi di più, tutti.

Don Luigi Ciotti

da www.aprileonline.info – 23 maggio 2007



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11 dicembre 2009