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Palermo, operazione antimafia in manette esponente dell'Udc

Nicola Notaro, ex segretario della Cdu di Villabate, sarebbe stato il link tra il parlamento siciliano e le cosca di Mandalà. A stretto contatto con l'attuale leader regionale dell'Udc

Palermo – Per avere un proprio rappresentante nel parlamento siciliano, la cosca di Villabate si sarebbe rivolta a Nicola Notaro, allora segretario cittadino del Cdu (da cui nascerà l'Udc), e ritenuto il «trait d'union» con esponenti politici di spicco. Siamo nel 2001, vigilia delle elezioni regionali. Proprio tramite un politico che conta, Saverio Romano, attuale numero uno dell'Udc in Sicilia ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, Notaro sarebbe riuscito a ottenere un posto nella lista del 'Biancofiore' apparentata con l'allora candidato della Cdl alla presidenza della regione, Salvatore Cuffaro (poi eletto). In quella casella Nicola Mandalà, figlio del boss Antonio, piazzò Giuseppe Acanto, poco esperto di politica e più noto a Villabate per essere stato uno degli esattori del «mago» Sucato, l'uomo che moltiplicava i «piccioli» e ucciso da Cosa nostra dopo essere sparito con un bel po' di denaro, truffato a centinaia di persone, tra cui anche qualcuno al quale non doveva fare quel torto vendicato col sangue.
Questo contesto di rapporti politico-mafiosi è alla base dell'inchiesta della procura di Palermo che ieri ha portato all'arresto di sei persone, mentre un settimo mandato di cattura è stato notificato ad una persona già in carcere. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip sono per associazione mafiosa ed estorsioni. Tra gli arrestati c'è anche Nicola Notaro che secondo gli inquirenti avrebbe gestito i rapporti con la politica per conto di Antonino e Nicola Mandalà, detenuti in carcere durante la campagna elettorale del 2001.
Coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, dai pm Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo, l'inchiesta prende spunto dalle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate, che ha svelato i rapporti tra mafia e politica, tirando in ballo anche il governatore Salvatore Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato nel procedimento giudiziario in corso a Palermo sulle «talpe» alla dda.
Campanella ha ricostruito ai magistrati le mosse della cosca Mandalà, che gestì il viaggio a Marsiglia dell'allora latitante Bernardo Provenzano, della campagna elettorale del 2001. In un primo momento il nome di Acanto sarebbe stato proposto a Forza Italia che però si sarebbe opposta per i trascorsi legami dell'uomo con il «mago» Sucato. Notaro allora, racconta Campanella, avrebbe bussato alla porta di Saverio Romano. Il pentito parla di un incontro tra lui, Notaro e Acanto con l'attuale segretario Udc nei locali di una scuola, in via Libertà a Palermo, utilizzati come segreteria politica da Cuffaro. Romano, dice Campanella agli inquirenti, accettò di inserire il candidato di Mandalà nella lista del «Biancofiore». Acanto risulterà il primo dei non eletti, ma riuscirà ugualmente a ottenere quel posto all'Assemblea regionale subentrando a Antonino Borzacchelli, l'ex carabiniere eletto nell'Udc, arrestato con l'accusa di associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sulle «talpe» e sulla clinica Santa Teresa di Bagheria dell'imprenditore Michele Aiello, considerato uno dei prestanome di Provenzano.
Oltre a Notaro sono finiti in carcere anche alcuni esponenti della famiglia mafiosa Galatolo dell'Acquasanta, quartiere alla periferia di Palermo; in questo caso le ordinanza di carcerazione riguardano il secondo filone d'indagine, quello sulle estorsioni.

Alfredo Pecoraro

da www.ilmanifesto.it – 23 febbraio 2007


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11 dicembre 2009