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Rossellini: un'Italia senza mafia

Presentato a Palermo «Diritto di sognare» il documentario di Renzo Rossellini, ispirato alle parole del giudice Caponnetto: «Se ci siete battete un colpo».

Per presentarlo in anteprima nazionale - qualche ora dopo averne concluso il montaggio - ha scelto un cinema di frontiera di Palermo, e una piccola platea fatta soprattutto di studenti di varie scuole medie della città, i cui nomi evocano la lunga lista di «vittime»: la Mattarella, la Padre Puglisi, la Basile: Renzo Rossellini torna all'impegno col film «Diritto di sognare (un'Italia senza mafia)», e lo fa nel nome del padre, per celebrare a suo modo il centenario della nascita del grande Roberto, di cui lui, il figlio maggiore, ha ben presente il carattere etico delle opere, quelle «battaglie civili contro tutte le violenze, le prepotenze, e contro la sopraffazione di uomini su altri uomini. «E cos'è la mafia...?», dice, per introdurre la proiezione che si è svolta ieri mattina al Lubitsch, il cinema inventato da Ciprì e Maresco e un paio di eroici soci a Bonagia, periferia della periferia le cui vie non compaiono neppure sullo stradario di Palermo.
«La mafia è un fenomeno più grave di quello che crediamo. Ogni anno ha un giro di affari che è pari alla Finanziaria, è un fenomeno locale che inquina tutto il sistema politico, tutto il Paese», asserisce Rossellini, che cita anche il giudice Caponnetto e il suo appello «agli italiani onesti» per raccontare l'origine di «Diritto di sognare». «Se ci siete battete un colpo, aveva detto - spiega ancora - e io ho voluto battere questo colpo. Questo film è il mio umile contributo a una guerra che dovrebbero combattere tutti gli italiani, di cui ognuno di noi dovrebbe farsi carico», si infiamma. Nei circa 60 minuti di pellicola non c'è traccia della sua indignazione: «Ho scelto la strada di non dire nulla di personale - spiega - di non esprimere miei convincimenti, ma di far parlare i protagonisti del fronte antimafia», molti dei quali in prima fila in quel pool palermitano che Rossellini definisce «uno strumento magicamente intelligente, efficace, poi demolito e distrutto».
Il documentario si snoda attraverso il racconto di questi protagonisti, dagli ex procuratori di Palermo Giancarlo Caselli e Piero Grasso, a Rita Borsellino; dall'inventore delle associazioni antiracket siciliane Tano Grasso, ai ragazzi della nuova battaglia «Addiopizzo»; al pm di Caltanissetta Nicolò Marino; fino ai rappresentanti della città più emblematica della nuova mafia, Gela, centro-motore del documentario ai cui bambini è affidata la conclusione, con un film nel film da loro realizzato, per raccontare gioiosamente i loro sogni. E c'è il «sindaco comunista» Rosario Crocetta - unico politico presente ieri alla proiezione (Rita Borsellino, neodeputata, ha fatto sapere di essere stata trattenuta in assemblea regionale) tra gli ispiratori del film insieme a Beppe Cino.
Ognuno racconta senza censure, né interruzioni, né risse verbali. E snocciola dati incredibili e tesse il filo che collega l'inferno di Gela all'imprenditoria del nord, le tangenti imposte allo Sma all'allora numero 3 di Fiat, «perché attenzione - dice Crocetta - non c'è un cancro in un corpo sano, siamo ormai alle metastasi».

Patrizia Abbate

da www.ilmanifesto.it – 15 novembre 2006



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11 dicembre 2009