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La nuova mafia fa il giuramento di Ippocrate
Continuano le disavventure giudiziare dell'Udc siciliana.
Stefano Bianchi: «Mafia, sanità e politica in Sicilia»
I Santoro boys non esistono più, sono cresciuti e ballano da soli. I collaboratori storici di Michele Santoro, trovatisi orfani del capo, portano avanti quel giornalismo d’inchiesta con linguaggio cinematografico che aveva decretato le fortune di Sciuscià, una delle ultime trasmissioni del giornalista salernitano. Due di loro, Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, hanno da poco presentato nelle principali città italiane un documentario intitolato “La mafia è bianca”. Il reportage, un vero e proprio film con musiche del premio Oscar Nicola Piovani, indaga a fondo i rapporti tra politica, mafia e sanità in Sicilia. Naturalmente si sono già accese le polemiche: il Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, uno dei principali protagonisti dell’inchiesta, è furioso e dice che non si lascerà intimidire. Stefano Bianchi ci racconta la realtà siciliana per come l’ha osservata e riportata nel film.
Come è iniziato il vostro lavoro?
Negli ultimi lavori per Sciuscià ci eravamo occupati di Sicilia affrontando la crisi idrica e il rapimento di Caterina, la bambina di Alcamo. Poi c’è stato l’allontanamento di Santoro dalla Rai e il gruppo si è disperso. Abbiamo cercato di mantenere vivo lo spirito di Sciuscià, autoproducendoci l’inchiesta su Imi-Sir/lodo Mondadori. Per continuare però, ci servivano dei finanziatori così ci siamo rivolti a Michele Santoro, che ci ha messo in contatto con la Bur. Hanno accettato,e anche grazie all’appoggio di investitori australiani e all’Ambra Jovinelli, abbiamo ripreso il nostro lavoro. Siamo tornati in Sicilia dopo aver letto le 1500 pagine relative all’Operazione Ghiaccio, l’inchiesta della magistratura sui rapporti tra sanità, mafia e politica nell’isola.
Quando la mafia ha deciso di entrare nel business della sanità?
Dopo l’arresto dei fratelli Graviano, i mandanti dell’omicidio di don Puglisi, la cupola mafiosa li ha sostituiti con un medico, per la precisione un chirurgo, Giuseppe Guttadauro. Guttadauro è il boss del mandamento di Brancaccio e come tale si comporta: nomina i primari, piazza i medici, coordina le cliniche.
E la politica?
La politica è agganciata a questa vicenda soprattutto nella persona del presidente Cuffaro e di numerosi esponenti della sua maggioranza, tutti dell’Udc, che sono stati indagati, inquisiti o arrestati per reati collegati alla mafia. Il tramite tra Guttadauro e Cuffaro è un altro esponente dell’Udc, l’ex assessore alla Salute di Palermo Domenico Miceli, arrestato proprio per essere collegato a Guttadauro.
È l’unico elemento che collega Cuffaro alla mafia?
No, il pentito Angelo Siino, ex “ministro” dei lavori pubblici di Cosa nostra ha raccontato ai pm Maurizio de Lucia e Nino Di Matteo di un suo incontro con Cuffaro che gli chiedeva aiuto per le elezioni. Cuffaro dice che all’epoca non sapeva che Siino fosse mafioso. Posto che sia vero, noi pensiamo che uno che occupa una posizione come quella di Cuffaro dovrebbe rendere conto politicamente delle sue frequentazioni. Perché si è rivolto proprio a Siino? Cuffaro nel 1991 ha partecipato a una cena "elettorale" a Villa Grazia, dove Siino, di sua iniziativa, ha mandato cinque mafiosi di rango, tra cui Nino Gioé e Santino Di Matteo detto mezzanasca, due dei killer di Giovanni Falcone.
È tutto?
C’è un’altra figura fondamentale nella vicenda della sanità siciliana: Michele Aiello. Aiello, amico di Cuffaro, è un imprenditore che si è arricchito costruendo strade interpoderali di campagna. C’è un intercettazione in cui Angelo Siino dice di voler costruire una determinata strada; gli viene risposto di lasciar perdere per non pestare i piedi alla persona che sta dietro a Michele Aiello. Per gli inquirenti Aiello sarebbe un uomo del superboss Bernardo Provenzano. Aiello si è poi buttato nel business della sanità aprendo una delle cliniche private più lussuose della Sicilia, Villa S.Teresa, a Bagheria. C’è stato un incontro in cui Cuffaro e Aiello, per loro stessa ammissione ai pm, parlano del tariffario regionale della sanità, in pratica fissando i prezzi per gli accreditamenti statali. Un fatto che non è il massimo esempio di trasparenza. Inoltre, quando Aiello ha deciso di entrare nella sanità, ha comprato un laboratorio di analisi mediche dalla moglie di Cuffaro e da Miceli.
Il business della sanità privata in Sicilia quanto vale?
Parecchio. Il sistema degli accreditamenti vale in tutta Italia. Però, mentre in Lombardia ci sono una settantina di centri accreditati, in Sicilia sono1720, il più importante dei quali è proprio Villa S.Teresa. Se la mafia è entrata in questo gioco, vuol dire che qualcuno li ha informati.
Negli ultimi mesi sono stati implicati un gran numero di politici siciliani, tutti dell’Udc.
L’Udc è un partito pieno di medici. Tutti ricoprono posti di rilievo. La magistratura ha scoperto coinvolgimenti a tutti i livelli, dal presidente Cuffaro all’ultimo dei consiglieri comunali. L’assessore al bilancio Cintola, è stato indicato dalla pentita Giusi Vitale come uomo di Enzo Brusca. È un partito pesante, non solo in Sicilia. Esprime i vertici anche a livello nazionale. Negli ultimi giorni è stato arrestato anche l’ex assessore alla presidenza David Costa, che si vantava di essere il delfino del presidente della Camera. Casini finora ha taciuto. Prima o poi qualcuno dovrà dire qualcosa.
Alessandro Giberti
da www.magcity.it - 18 novembre 2005

Peppino Impastato