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"Ecco le prove che inchiodano la Thyssen"

L´atto di accusa della procura: gli operai mandati a morire per denaro. Un lungo elenco di omissioni e superficialità: così un risparmio valeva sette vite. Le contestazioni all´ad Espenhahn imputato di omicidio con dolo eventuale.

Il j´accuse della procura è pesantissimo. È un lungo elenco di omissioni in cui si sottolinea la superficialità e la leggerezza con cui i sei dirigenti della ThyssenKrupp avrebbero affrontato il problema della sicurezza nello stabilimento di corso Regina Margherita dove hanno perso la vita, lo scorso 6 dicembre, i sette operai della linea cinque.

Nella quindicina di pagine dell´atto di fissazione della prima udienza preliminare - che si terrà il 1° luglio - sono raccolte tutte le prove e le centinaia di testimonianze raccolte. Sono elencati uno per uno i capi d´accusa a cominciare da quello più grave, di omicidio volontario, contestato all´amministratore delegato Harald Espenhahn, per una lunga serie di motivi che «rappresentavano la concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali sulla linea cinque di Torino».

La procura parte dalla descrizione della complessa dinamica del rogo nella linea cinque: «L´incendio si è sviluppato a causa dello sfregamento del nastro contro la struttura metallica dei macchinari o contro grumi di carta ivi accumulatisi. Gli operai accorsi venivano pertanto investiti da una vampata di fuoco ("flash fire"), che si è prodotta con improvvisa violenza a seguito della rottura di un tubo contenente olio idraulico ad elevata pressione che in buona parte nebulizzava, generando uno spray di vapori e di goccioline minutissime, che trovava un innesco nel focolaio di incendio già in atto, e decedevano in conseguenza delle ustioni riportate». E contesta ad Espenhahn di «aver omesso di adottare misure tecniche, organizzative e procedurali, di prevenzione e protezione contro gli incendi nella linea cinque, di «ricottura e decapaggio».

Considerato che il luogo era «ad elevato rischio di incendio per la presenza di olio idraulico a pressione, di olio da laminazione, e di carta imbevuta di olio», e che «rientrava nell´ambito delle industrie a rischio di incendi rilevanti», era tuttavia sprovvisto sia «del certificato di prevenzione incendi e di misure quali l´adeguata e completa valutazione del rischio antincendio» sia «di una effettiva organizzazione di percorsi informativi e formativi nei confronti dei lavoratori», e ancora «di un sistema automatico di rilevazione e di spegnimento incendi», misure queste «rese ancora più necessarie per la situazione creata a causa della disposta chiusura dello stabilimento, che aveva determinato la drastica diminuzione del numero dei dipendenti e il venir meno delle professionalità più qualificate».

Espenhahn dunque, secondo l´accusa, ha accettato il rischio del verificarsi di infortuni mortali pur essendo a conoscenza di una serie di fatti. Innanzitutto «l´incidente del 22 giugno del 2006 sulle linee di ricottura e decapaggio KL3 e GBL3 dello stabilimento tedesco di Krefeld, considerato dalla stessa Thyssen talmente distruttivo e devastante che solo per miracolo non vi erano stati morti né feriti gravi»; inoltre «la ricostruzione del rischio antincendio da parte della compagnia assicurativa in seguito all´incendio di Krefeld quale rischio talmente elevato da imporre per le linee di ricottura e decapaggio del gruppo, compresa la linea 5, una franchigia specifica di 100 milioni di euro, ben superiore alla precedente pari a 30 e doppia rispetto a quella di 50 prevista per altri tipi di impianti, e da escludere la riduzione della franchigia in assenza di efficaci sistemi di prevenzione antincendio».

E ancora: «La decisione del comitato esecutivo della ThyssenKrupp Stainless illustrata al meeting di Krickebeck del 17 febbraio 2007, che prevedeva appositi investimenti per la sicurezza antincendio in linea con le indicazioni tecniche della Working Group Stainless (WGS) e in particolare l´installazione di un sistema di rilevazione e spegnimento incendi sulle linee quali l´Apl 5 di Torino». Inoltre «la relazione del 16 marzo 2007 predisposta dall´ingegnere Andrea Brizzi, consulente tecnico della società assicurativa Axa, che raccomanda l´installazione di un sistema antincendio automatico mediante spray ad acqua o sprinkler sulle linee di decapaggio e ricottura di Terni», quindi «la relazione del 26 giugno 2007 predisposta dall´ingegner Brizzi che raccomandava uguali precauzioni nella linea cinque di Torino» e quella «del 31 luglio predisposta dall´ingegnere Uwe Weber, consulente tecnico dell´Axa, che raccomanda l´istituzione di un sistema di spegnimento incendio anche nella linea 5 di Torino». Infine «la richiesta di autorizzazione agli investimenti per i lavori di prevenzione incendi del 5 ottobre 2007 che descrive la linea 5 di Torino come "non conforme" alle indicazioni tecniche dell´assicurazione, del comando provinciale dei vigili del fuoco, e del WGS».

Malgrado tutti questi elementi, contesta la procura, Espenhahn avrebbe accettato il rischio di infortuni anche mortali «poiché in virtù degli effettivi poteri decisionali inerenti alla sua posizione, delle sue specifiche competenze e della delega in materia di sicurezza del lavoro e prevenzione incendi a Torino e Terni, prendeva dapprima la decisione di posticipare dal 2006/2007 al 2007/2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone programmato la chiusura, e poi la decisione di posticipare l´investimento per l´adeguamento dell´Apl 5di Torino alle indicazioni tecniche dell´assicurazione, dei vigili del fuoco e del Wgs ad epoca successiva al suo trasferimento da Torino a Terni, nonostante la linea 5 fosse ancora in piena attività e vi continuassero a lavorare gli operai rimasti in uno stabilimento in condizioni crescenti di abbandono e insicurezza».

Gli altri cinque dirigenti imputati - difesi, oltreché dall´avvocato Ezio Audisio, anche dal collega Maurizio Anglesio - rispondono di accuse gravissime quali l´omicidio colposo aggravato dalla previsione dell´evento e l´omissione dolosa e aggravata di cautele antinfortunistiche. In particolare i consiglieri delegati Gerald Priegnitz e Marco Pucci «omettevano di sottolineare l´esigenza di adottare le necessarie misure di protezione antincendio non appena venuti a conoscenza della loro necessità». Al responsabile dell´area tecnica Daniele Moroni vengono contestate le medesime omissioni «in sede di pianificazione degli investimenti per la sicurezza e prevenzione degli incendi, malgrado avesse ricevuto ripetute sollecitazioni dal gruppo».

Il direttore dello stabilimento torinese Raffaele Salerno e quello della sicurezza Cosimo Cafueri, «malgrado la diretta e piena conoscenza della situazione di grave e crescente abbandono e insicurezza dello stabilimento», sono accusati di non aver adottato indispensabili misure di prevenzione sulla linea cinque: «estintori a lunga gittata in luogo di quelli esistenti»; «sensori nella zona compresa tra l´aspo svolgitore e la saldatrice in grado di rilevare la posizione non corretta del nastro e di arrestare automaticamente la marcia del nastro»; «una procedura operativa che in caso di incendi prevedesse l´azionamento immediato e sistematico del pulsante di emergenza già esistente»; «un pulsante di emergenza in grado di disattivare l´alimentazione elettrica delle centrali oleodinamiche alla linea Apl 5, e di togliere pressione ai condotti dell´olio e evitare la fuoriuscita ad alta pressione in caso di rottura dei tubi». Quanto alla situazione creata dalla chiusura dello stabilimento, ai due dirigenti si contesta «l´aver ridotto il numero di dipendenti e il venir meno delle professionalità più qualificate, sia dei capiturno manutenzione a cui era demandata la gestione dell´emergenza incendi, sia degli operai più esperti e specializzati», oltre all´»aver ridotto gli interventi di pulizia e manutenzione delle linee».

Sarah Martinenghi

da http://torino.repubblica.it - 28 maggio 2008


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11 dicembre 2009