Aree tematiche > Lavoro > Baratto Thyssen

Baratto Thyssen

I sindacati hanno lanciato un grido d'allarme in merito al comportamento dell'azienda nel cui stabilimento di Torino morirono sette operai. I dipendenti hanno infatti firmato verbali in cui oltre ad ottenere una buonuscita, rinunciano al diritto di costituirsi parte civile nel processo. Il tutto è stato possibile, secondo Fiom, Uilm, Fim, inserendo clausole di cui soltanto gli esperti potevano capire le implicazioni.

La denuncia proviene dal sindacato e non è certo rassicurante, perché proietta un'ombra negativa sull'intento di tutelare la dignità dell'occupazione e quel senso di giustizia che, se garantiti, restano l'unica risposta appropriata ad una delle più grandi tragedie del lavoro che la storia d' Italia ricordi: quella che sconvolse la ThyssenKrupp di Torino lo scorso 6 dicembre provocando la morte di sette operai impiegati nella linea 5. In occasione della conferenza nazionale degli Rls tenutasi venerdì nel capoluogo piemontese, come raccontano oggi diversi quotidiani fra cui La Repubblica, si stava infatti discutendo l'ipotesi che i lavoratori del colosso dell'acciaio tedesco con sede in Italia si costituissero parte civile al processo a carico dell'azienda per il tragico incidente, quando uno di questi ha spiegato che pur approvando l'idea, non poteva in realtà farlo per via di un documento sottoscritto proprio con i vertici aziendali. "Io sono d'accordo a presentarmi in tribunale - ha detto ai legali del sindacato il lavoratore - ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa".
Superato lo smarrimento iniziale, la verità si è presto materializzata davanti agli occhi dei rappresentanti sindacali. Nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l'azienda (la Thyssen di Torino è infatti un polo che dovrà essere dimesso) è stato scritto che il lavoratore accetta l'incentivo alle dimissioni "a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio" e che "rinuncia pertanto" "a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo...2043, 2059, 2087...del codice civile".
Ovvero degli articoli che si riferiscono al danno ingiusto, al danno morale e alla messa a repentaglio dell'integrità fisica dei lavoratori, a cui si rifanno le ipotesi di reato prospettate dal procuratore Raffaele Guariniello nella sua richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen. Di fatto, quello che è stato imposto ai lavoratori è un baratto iniquo che mercanteggia un loro diritto, ovvero la richiesta di giustizia da perorare in tribunale, con qualche decina di euro (30mila più o meno) attraverso un incentivo di buonuscita.

"Un ulteriore esempio di arroganza", come lo ha definito il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, che ora mette a rischio la possibilità di procedere alla costituzione come parte civile dei lavoratori a cui tanto si stavano impegnando gli stessi sindacati. Perché, come ha spiegato l'avvocato Sergio Bonetto, "se il verbale è stato firmato alla presenza di un sindacalista è molto difficile impugnarlo". Effettivamente il documento è stato sottoscritto dai dipendenti e dall'azienda alla presenza di un rappresentante della Uilm, Michele Carbonio, che ha spiegato che "si tratta di moduli scritti due anni fa, quando venne chiuso il reparto del Magnetico a Terni".

Ci spiega Giorgio Airaudo, della Fiom torinese, che cosa è accaduto precisamente e come e perché lo stesso Carbonio sia stato, anche lui, vittima di una politica aziendale oscura e insidiosa. "Il funzionario sindacale era convinto di trovarsi in presenza di un documento conciliativo tradizionale riguardante le dimissioni dei lavoratori e la conseguente buonuscita". La Thyssen è infatti una azienda che ha attuato una cassaintegrazione di due anni che prevede il ricollocamento dei suoi dipendenti o, in caso di impossibilità a trovare un nuovo impiego, la messa in carica di questi lavoratori alla stessa azienda. Per dare un quadro: da dicembre (mese della tragedia consumatasi nello stabilimento che stava già in dimissione) ad oggi, sono stati più o meno 100 i lavoratori ricollocati, mentre restano da sistemare 95 operai e 19 impiegati. Proprio tale contesto aziendale spiega perché i dipendenti si siano presentati a firmare il documento in questione. "L'azienda per tutelarsi - dice Airaudo- ha fatto sottoscrivere due verbali: un primo (tradizionale) con cui il lavoratore accetta di dimettersi prendendo un indennizzo, e un secondo, al momento in cui si ritira l'assegno e stipulato in sede conciliativa, dove compaiono questi articoli civili e penali in cui di fatto si sottende la rinuncia del dipendente a costituirsi parte civile". Il tutto, secondo Airaudo, attraverso modalità discutibili perché ingannatorie, inserendo articoli e clausole che avevano implicazioni di cui ci si poteva rendere conto "solo se si era un avvocato specialista". Per questo, "non si può scaricare sul funzionario Uilm la responsabilità, la quale è invece da attribuire ai vertici aziendali: Carbonio era convinto di trovarsi sul tavolo un documento classico", aggiunge il delegato Fiom.

Ora saranno certamente le organizzazioni dei lavoratori (Fiom, Fim, Uilm) a costituirsi come parte civile, mentre appare difficile da ottenere la costituzione degli operai, a cui "come sindacati abbiamo lavorato unitariamente e con grande convinzione", dice Airaudo. Un obiettivo importante che poteva anche condurre ad un altrettanto importante risultato, soprattutto se si tiene conto "della capacità dimostrata dal procuratore Guariniello e dalla intera procura di Torino di agire in tempi brevi, ipotizzando per l'azienda reati molto pesanti come quello dell'omicidio volontario", spiega sempre il rappresentante Fiom. Del resto, quanto accaduto il 6 dicembre è stato "una strage che ha molto emozionato l'opinione pubblica anche perché la Thyssen è un campione della tanto invocata globalizzazione economica. Così, giustamente, la procura ne ha fatto un caso di alto valore simbolico".

L'azienda si difende sostenendo che il modulo "è identico da anni" e che le clausole oggetto della polemica "sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale". Sul quotidiano di Ezio Mauro giustamente Paolo Griseri si chiedeva allora perché, dopo il rogo di dicembre, non si fosse proceduto alla loro abolizione, e si riportava la risposta fornita dallo stesso sindacalista Uilm che ha presenziato molte stipulazioni. "Ne abbiamo discusso con i nostri avvocati ma va anche detto che in queste settimane è difficile chiedere a un lavoratore di rinunciare a 30 mila euro per una questione di principio", ha detto Carbonio evidenziando così la complessità e la delicatezza del caso.

Marzia Bonacci

da www.aprileonline.info - 9 aprile 2008


Basato su tecnologia
Open Source
Disclaimer Ultimo aggiornamento
11 dicembre 2009