"In "Schiavi Moderni" il legame tra flessibilità ed occupazione è
dimostrato essere falso. Quello che dovrebbe far riflettere politici ed economisti è
che la storia dimostra che quando una merce è scarsa il suo prezzo aumenta. Perchè i
salari italiani sono tra i peggiori d'Europa se la disoccupazione è così bassa? I
salari in Italia non sono bassi per colpa del fisco, ma per un lavoro che non c’è.
Ci spiega Mondragone dell'ISFOL:
“In un mercato del lavoro duale (15% di occupati precari), la presenza di lavoratori
atipici mal pagati contribuisce all'azione calmierante delle tensioni nel mercato del
lavoro, alimentando un esercito di riserva interno, ovvero si è creato un sistema di
sottomissione contrattuale di un 15% di lavoratori che altrimenti avrebbe sostenuto
rivendicazioni (in primis salariali) che invece in questi anni sono state
estremamente modeste e largamente inferiori a quelle dei paesi europei.” Altro che
favorire l'inserimento lavorativo dei giovani!
Statisticulation (manipolazione statistica al fine di spacciare il falso col vero), è
un neologismo che Darrell Huff introdusse oltre 50 anni fa in: “How to lie with
statistics” (Come mentire con la statistica). E’ un libro pieno di esempi sul come
ingannare “scientificamente” le persone: grafici di dubbia validità, figure riportate
a metà, campioni viziati, risultati inaffidabili etc... Non saper leggere le
statistiche è un problema di ignoranza, ma travisarne il significato per avallare
interpretazioni false (è quello che stanno facendo i politici e la grancassa
dell’informazione schierata) da cui far discendere decisioni di politica economica
che incideranno nelle vite dei nostri figli e delle nostre è irresponsabile, e per
giunta esser trattati da cretini non ci va più.
Secondo l’ISTAT, la disoccupazione nel 2007 in Italia ha un tasso del 6,1%, in calo
dal 6,8% del 2006. Un calo, precisano i ricercatori, in realtà strettamente connesso
all'aumento dell'inattività: lo scorso anno, infatti, il numero di persone in cerca
di occupazione è calato del 10 per cento rispetto a un anno prima (-167mila), in
particolare al Sud, dove le donne inattive sono in crescita continua dal 2004, e nel
2007 hanno raggiunto i 4,5 milioni. Forse sarà opportuno ricordare che il tasso di
disoccupazione è misurato dal rapporto tra numero di disoccupati che cercano lavoro e
numero di lavoratori attivi . Essendo una divisione, basta che il numeratore
diminuisca per far calare il tasso di disoccupazione: appunto quel che succede in
Italia dal 2004. Un argomento portato a supporto dell’efficacia della legge 30/Maroni
è che, da quando è stata introdotta, il tasso di disoccupazione si è ridotto. Da noi
la quota di persone che non cercano lavoro è aumentata molto di più negli ultimi anni
che nel resto d´Europa. Secondo l’OECD il rapporto tra chi non cerca lavoro e forze
lavoro è passato dal 2% del 2001 a oltre il 6% del 2007, mentre negli altri paesi
europei c´è stata un´inversione di tendenza: non sorprende l’esplosione dei
lavoratori che non cercano più, soprattutto giovani e donne residenti nel Sud, che
trovano impiego nel lavoro nero.
Un altro problema ignorato da politici e mass media, è che nel primo trimestre 2007 i
disoccupati in Italia sono circa 1.600.000: per l’ISFOL 900.000 di questi sono
precari, ovvero più della metà dei disoccupati in Italia è precaria. Quando un
precario è disoccupato nessuno gli versa contributi per quella pensione “da fame” che
si ritroverà tra qualche anno (almeno un milione di precari negli ultimi 10 anni ha
lavorato con contributi che daranno pensioni sotto la minima). Il reddito netto annuo
di un “permanente” è in media di 15 mila € e di un “precario” di 10 mila €. O ancora:
il 12% occupati è atipico (ma tra i giovani la percentuale sale ad oltre il 40%) e
questo numero è destinato a salire in quanto ogni anno il rapporto tra “nuovi”
precari e precari che si stabilizzano (diventano cioè lavoratori a tempo
indeterminato) è di 2 a 1. La questione precari è destinata ad esplodere: dove sono
le proposte della politica? Oltre ad abolire l’articolo 18, si intende. Un abbraccio
un po’ scoraggiato.”
Mauro Gallegati