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Torino, un morto sul lavoro e un morto per il (non) lavoro
È morto a mezzanotte, mentre era al lavoro. Antonio Stramandinoli aveva 37 anni e lavorava per la Comau, ditta che ha in appalto la manutenzione delle presse alla Mac di Chivasso (Torino), azienda di stampaggio per diverse case automobilistiche. Un cuscinetto si è improvvisamente rotto mentre lavorava ad una pressa e lo ha colpito allo stomaco. I colleghi e i medici del 118 hanno provato a soccorrerlo ma Antonio non ce l’ha fatta.
I sindacati dell’azienda, subito dopo l’incidente, hanno proclamato otto ore di sciopero, e lo stipendio relativo a due ore di lavoro sarà destinato alla famiglia dell'operaio. Il polo di Chivasso, denominato Pi.Chi, è una zona di reindustrializzazione vicino a Torino, che si è sviluppata dopo la dismissione della Lancia da parte della Fiat. La Mac, che ha 500 addetti, è la più grande azienda della zona e fa parte di un gruppo di stampaggio con stabilimenti in tutto il mondo e un totale di circa 20.000 dipendenti. Lavora prevalentemente per la Fiat, ma anche per l'industria automobilistica tedesca. A Torino ha un altro stabilimento a Cascine Vica, anche questo oggi in sciopero.
L’operaio morto martedì notte era dipendente del Comau, azienda del gruppo Fiat, che ha in appalto da tredici anni la manutenzione alla Mac. Proprio su questo punto era in corso una trattativa tra le due aziende. «Sarà la magistratura ad accertare le eventuali responsabilità in questa morte – ha dichiarato il segretario della Fiom di Torino Giorgio Airaudo – ma quello che al momento si può osservare è che quasi tutti incidenti avvenuti nel torinese si sono verificati in un contesto in cui gli impianti lavorano a ciclo continuo, cioè non si devono mai fermare. Quest'operaio è morto nelle prime ore del turno ed è morto per far ripartire una macchina. Sta andando tutto troppo veloce – prosegue Airaudo – le macchine non si devono mai fermare, i lavoratori devono essere costantemente a disposizione: è in atto una mercificazione del lavoro. Bisogna rimettere gli esseri umani al centro, cioè rallentare questo ciclo. E naturalmente accertare – conclude – se le manutenzioni ordinarie e straordinarie erano state fatte in modo corretto sulle macchine».
Se Antonio è morto sul lavoro, Luigi Roca è morto di lavoro. Di mancanza di lavoro. Lavorava in un'azienda del gruppo Thyssenkrupp, la Berco di Rocca Canavese. Come interinale. Dopo il rogo che a dicembre ha ucciso 7 operai delle acciaierie di Torino, ha saputo che l'azienda non lo avrebbe confermato. Senza lavoro ha deciso di farla finita impiccandosi in casa. Lascia moglie e due figli. In una lettera scrive alla moglie: «Ho perso il lavoro e con quello la dignità. Scusami».
Per la Fiom di Torino è «una nuova tragedia della precarietà». Qualche delegato sindacale del gruppo Thyssenkrupp ha avanzato l'ipotesi che il suo contratto non fosse stato rinnovato perchè l'azienda si preparerebbe a fare posto ai lavoratori dell'acciaieria di Torino, chiusa dopo il rogo del 6 dicembre. Un sospetto che viene però respinto da Fabio Carletti della Fiom: «Non c'è alcun accordo sindacale di questo genere. I cento lavoratori della fabbrica di Torino, attualmente in cassa integrazione - spiega - possono usufruire degli incentivi all'uscita e c'è un percorso di ricollocamento in due anni. Per quelli che rimangono se ne riparlerà nel 2010. È un dramma, ma non non c'è alcun collegamento con gli impegni da noi assunti». Una parte dei lavoratori dello stabilimento torinese della Thyssen ha già in corso colloqui con l'Alenia e altri grandi gruppi del torinese.
Anche l'azienda ha smentito l'ipotesi di un collegamento tra il suicidio e l'accordo per il ricollocamento del lavoratore.
da www.unita.it - 12 marzo 2008