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L'Europa sposa la libertà di licenziare

Pubblicato il 27 giugno, ad una settimana dalle conclusioni del Consiglio europeo, alla fine della presidenza tedesca, l'ennesimo documento sulla flexicurity: la protezione e la stabilità del lavoro non sono abbastanza "moderni", sono un ostacolo alle performance economiche a cui l'economia europea è chiamata, per contrastare le sfide della globalizzazione. Niente di nuovo sotto il sole. Né a Bruxelles né a casa nostra

L'instancabile e produttiva Commissione Europea presieduta da Barroso, ha pubblicato il 27 giugno, ad una settimana dalle conclusioni del Consiglio europeo, alla fine della presidenza tedesca, l'ennesimo documento ("comunicazione") sulla flexicurity.

Note le questioni più volte sottolineate dalla Commissione, ed ancora una volta riprese in questo documento: la protezione e la stabilità del lavoro non sono abbastanza "moderni", sono un ostacolo alle performance economiche a cui l'economia europea è chiamata, per contrastare le sfide della globalizzazione. Niente di nuovo sotto il sole. Né a Bruxelles né a casa nostra.

Ma colpiscono un paio di elementi: 1) la Commissione non ha ancora pubblicato i risultati della consultazione lanciata con il famoso Libro verde ("Modernizzare il Diritto del Lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo"), che già pubblica un nuovo testo ribadendo esattamente le stesse teorie, 2) riafferma ancora che la precarietà e la temporaneità dei posti di lavoro realizzatasi negli ultimi anni in UE è dovuta essenzialmente alla rigidità delle tutele del lavoro stabile ed a tempo indeterminato. Si è trattato di una sorta di costrizione, dice la Commissione, sulle imprese, che hanno quindi privilegiato forme meno tutelate; non solo, il cuore della "teoria" comunitaria, è che la libertà di licenziamento potrebbe essere uno degli elementi di dinamicità del mercato del lavoro (flessibilità) per aumentare produttività e mobilità dei lavoratori (un art.18 in salsa bruxellese). Un punto rimane oscuro: dove stanno la sicurezza e le tutele per i lavoratori, tanto reclamizzate con la flexicurity?

Le organizzazioni sindacali europee, ma non solo, rimandano al mittente queste proposte, e ribadiscono la pericolosità di idee, il cui unico scopo sembra essere quello dello smantellamento del modello sociale europeo e non della sua difesa, come dovrebbe essere, secondo quanto sancito dai trattati, il ruolo proprio della Commissione europea.

Per quanto riguarda i risultati del Consiglio e la strada verso il nuovo trattato, considerando la situazione complessiva, gli ostacoli posti dal governo britannico, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, il giudizio è moderatamente positivo. Le decine di compromessi che sono alla base del nuovo testo, non aiutano nell'interpretazione giuridica e dunque nei prossimi giorni (almeno fino alla prossima conferenza intergovernativa, che partirà a settembre) si dovrà studiare nei dettagli quali potrebbero essere i possibili punti di scontro, i vuoti o le ambiguità di interpretazione, ecc.

Per quanto riguarda la Carta dei diritti fondamentali, che è stata fino alla fine la ragione delle nostre ripetute richieste, culminate con una manifestazione il 20 giugno davanti al Consiglio, a Bruxelles, ci sembra un risultato accettabile che la Carta diventi vincolante per gli stati membri, anche se inserita sotto forma di Protocollo, ed anche se, ancora una volta, questo non varrà per la Gran Bretagna. Elemento questo che potrebbe creare un precedente molto pericoloso.

Per quanto riguarda la politica di concorrenza dell'Unione, sarà aggiunto un nuovo protocollo ai Trattati relativi ai valori ed ai principi dell'Unione, che saranno emendati secondo quanto stabilito dalla Conferenza intergovernativa del 2004 . Sarà eliminato il principio che sanciva la libertà di concorrenza senza distorsioni, dagli obiettivi del nuovo trattato così come dovrebbe essere chiarito che la libera concorrenza non fa parte degli obiettivi dell'UE, ma va piuttosto definita come uno strumento.

Detto questo, la prima lettura è che questo principio non cambia poi molto il ruolo della Commissione in materia di concorrenza anche per il futuro, anche perché questo è stato più volte ribadito dalla Corte di Giustizia europea. Quindi, poiché tale suggerimento è arrivato esplicitamente da Sarkozy, va interpretato come un segnale politico alla società francese.

Per quanto riguarda il protocollo relativo ai Servizi pubblici, da una prima consultazione con la Federazione europea dei Servi pubblici, con i servizi giuridici del PES, ed altri esperti, il giudizio complessivo non è negativo, ma ancora molto incerto nella sua valutazione giuridica. Le conclusioni del Consiglio del 21-22 giugno potrebbero rappresentare le base per un definitivo quadro di regole per i servizi pubblici, naturalmente se così verrà confermato dalla Conferenza Intergovernativa del 2007 e se sarà ratificato con la stessa versione dagli Stati membri.

Viene confermata la nuova base legale per i servizi pubblici (art.16 del nuovo trattato) che prevede l'adozione di una regolamentazione, e non più una legge comunitaria. Per quanto riguarda la nuova regolamentazione inoltre, il nuovo Protocollo, che avrà lo stesso valore legale del Trattato dovrebbe confermare gli stessi principi essenziali per questo settore, come ad esempio la supremazia della competenza degli stati membri (principio di sussidiarietà), il rispetto delle diversità nazionali e degli obblighi fondamentali per garantire la fornitura di servizi di alta qualità, salute, sostenibilità, universalità e protezione dei consumatori.

Rimane comunque irrisolta da un punto di vista giuridico la spinosa questione relativa alla linea di demarcazione tra servizi economici e non economici di interesse generale, in particolare perché si riafferma la competenza degli Stati membri per quanto riguarda i servizi "non economici". Senza nuovi elementi destinati alla definizione, senza che vi sia alcun riferimento al sistema di finanziamento di questi servizi, non è davvero chiara la linea di demarcazione tra le competenza della Commissione e quelle dei singoli Stati.

Sulla conferenza intergovernativa e sulle proposte che ne scaturiranno dobbiamo vigilare. La corretta informazione e forme di partecipazione e di consultazione dei cittadini e dei lavoratori europei dovranno essere garantite. Questa sarà la nostra priorità nei prossimi mesi.

Susanna Florio
Responsabile per l'Europa centrale e orientale
Ufficio Internazione Cgil - Italia

da www.aprileonline.info – 29 giugno 2007


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11 dicembre 2009