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Tfr e fondi pensione. Una scelta difficile
La riforma della previdenza integrativa riprende il suo tortuoso cammino. Il via vero e proprio dovrebbe arrivare con un anno di anticipo. Dopo attese, accordi mancati, rinvii, siamo quindi al dunque. Mancano infatti solo poco più di due mesi prima che, salvo contrordini, la previdenza integrativa provi davvero a decollare. Sì perché dal primo gennaio 2007 si potrà cominciare a decidere. Se utilizzare l’accantonamento annuale del Tfr (trattamento di fine rapporto) per costituirsi una seconda pensione o se invece continuare a tenere la liquidazione in azienda.
Dovrebbero essere coinvolti dalla riforma circa sedici milioni di dipendenti italiani: dodici milioni di dipendenti privati e 3,5 milioni di dipendenti pubblici. Per chi lavora nel settore pubblico però le cose non sono così semplici. Nella maggior parte dei casi manca il fondo di previdenza complementare di categoria (esiste solo il fondo Espero per i dipendenti della scuola) e non è prevista la clausola del silenzio-assenso. A questo proposito, ieri il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ha sottolineato l’urgente bisogno di costituire fondi per i dipendenti pubblici.
Ma come andranno le cose? La riforma riguarda esclusivamente le quote future del trattamento di fine rapporto (e non toccherà invece la liquidazione già maturata al 31 dicembre 2006) e si poggia ancora sulla formula del silenzio-assenso. Ovvero, se il dipendente entro i sei mesi di tempo (che vanno dal 1 gennaio 2007 alla fine di giugno 2007) non esprimerà alcuna scelta, le quote future del Tfr andranno a finanziare la sua pensione integrativa attraverso un fondo pensione negoziale.
Quindi, per fare in modo che le quote future del Tfr restino in azienda, il dipendente deve esplicitamente esprimere tale scelta nelle modalità che verranno precisate nei dettagli dalle future norme. Le quote resteranno presso le imprese se queste hanno meno di 50 dipendenti mentre invece verranno girate a un fondo Inps per tutte le imprese con più di 50 dipendenti. La transizione al fondo Inps, come chiesto da Confindustria, dovrà essere ridiscussa per il 2008.
Secondo la gran parte delle stime, chi inizia a lavorare in questi anni si ritroverà, per effetto delle riforme pensionistiche degli ultimi dieci anni, poco meno del 40 per cento della sua ultima retribuzione rispetto al 70 % per cento di chi andava in pensione con il sistema retributivo (la pensione calcolata in rapporto all’ultima retribuzione).
Il ministro del Welfare Cesare Damiano ha detto che secondo le previsioni il "37% del Tfr maturando andrà ai fondi pensione negoziali". A fine 2005 gli iscritti ai fondi pensione negoziali erano poco più di 1,15 milioni su un complesso di oltre 3 milioni di iscritti a forme di previdenza complementare.
Per i dipendenti di aziende con più di 50 addetti che vedranno "migrare" le quote future di Tfr verso il fondo Inps non dovrebbe cambiare nulla. Il ministro del Welfare Cesare Damiano ha confermato, così come il segretario Cisl Raffaele Bonanni, che i dipendenti potranno chiedere le anticipazioni della liquidazione con le stesse regole valide ora per il Tfr presso l’azienda.
Il ministro Damiano ha anche confermato nei giorni scorsi che la tassazione dei rendimenti dei fondi pensione dovrà essere inferiore a quello delle rendite finanziarie e che dovrebbe essere mantenuta all’11 per cento. I sindacati hanno chiesto che la tassazione dei rendimenti dei fondi "sia azzerata" o comunque ridotta di molto.
Secondo i dati della Cgia di Mestre saranno interessate dal trasferimento all’Inps solo lo 0,6% delle imprese italiane che però danno impiego al 46,3% dei dipendenti occupati in Italia. Per tutte quelle persone che si troveranno ad essere assunte solo in seguito a tale periodo, queste avranno comunque sempre sei mesi di tempo a partire dal primo giorno dell’assunzione per decidere cosa fare delle quote del Tfr maturando.
Quanto ai rendimenti, secondo i dati comunicati dalla Covip a settembre, dalla fine del 2002 a oggi, i fondi pensione di nuova istituzione hanno garantito un ritorno cumulato del 22% contro il 10,5% della rivalutazione netta del Tfr. Ma le due forme di accontamento, è bene ricordarlo, svolgono due funzioni diverse: il Tfr è un serbatoio di liquidità, a cui il lavoratore può accedere secondo le norme, che grazie alla modalità di rivalutazione lo mette al riparo da cattive sorprese circa il suo ammontare. I fondi pensione partecipano invece alla formazione di una pensione previdenziale e chi li sceglie affronta un rischio finanziario.
Sarà opportuno così he il dipendente possa avere a disposizione le più chiare informazioni possibili sui costi di gestione (molto più elevati nel caso di polizze individuali pensionistiche rispetto ai fondi negoziali) e sui rendimenti. Senza dire che è sempre opportuno valutare con attenzione se si ritiene di avere un'alta probabilità di dover chiedere in anticipo tutto o parte del capitale versato.
Federico Pace
da www.kataweb.it – 24 ottobre 2006