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Caparezza: “Nulla peggiora il Paese più del disimpegno”

In un'intervista su arte, cultura e mass media, il cantautore pugliese spiega i motivi per cui ha aderito all'appello per un format giornalistico indipendente.

Caparezza, perché hai firmato l'appello di Megachip per un'informazione libera?

Per due ordini di motivi. Il primo è per la causa di Megachip, per la volontà di costruire un format giornalistico che non abbia influenze di sorta, politiche od imprenditoriali: è un'iniziativa lodevole, sarei un pazzo a non sostenere un progetto così genuino! Spero che abbia successo, perché ci sono stati tentativi simili ma non hanno avuto esito positivo.
Il secondo motivo per cui ho firmato l'appello è la mia totale stima nei confronti di Giulietto Chiesa, di cui ho seguito alcuni seminari in Puglia e grazie al quale ho conosciuto Megachip.

I media come trattano il tema della musica e in generale dell'arte?

La musica, come tutte le altre forme d'arte, è un po' snobbata dai media, anche se questo non è ovviamente il mio caso, perché io godo di una certa visibilità. A parte il fatto che i media s'interessano pochissimo del sottobosco artistico e non lo valorizzano, in questo momento l'arte, per colpa di una distorta idea comunicativa, è diventata gossip: nella maggior dei casi i programmi che trattano d'arte - in particolare la danza o la musica - tendono a “realityzzare” questo mondo, per cui nascono tutta una serie di programmi che di facciata si propongono di promuovere artisti validi, però poi tali artisti diventano popolari non per la loro bravura, ma per il contesto da reality che si è creato nel programma: l'audience è basato tutto sulla lacrima, sulle storie d'amore, sulla competizione tra i partecipanti.
Quindi credo che bisognerebbe valorizzare di più l'arte rimanendo sull'argomento, senza preoccuparsi troppo della sfera privata dell'artista: c'è ancora molto voyeurismo, e devo dire che mi dà fastidio l'interesse spasmodico nei confronti del gossip, che è andato a sostituire l'interesse per l'arte in sé.

Il sistema dei mass media non è libero - la televisione innanzitutto ma anche la carta stampata - ed è per questo che viene avanzato il progetto di un format giornalistico indipendente. Con le grandi etichette discografiche cosa accade?

Io lavoro con una major, ma non farei mai questo mestiere se qualcuno si permettesse di modificare i miei pezzi o dirmi cosa e come devo scrivere. Non credo che le major abbiano un colore, piuttosto sono interessate alle vendite. È l'artista che deve essere onesto con sé stesso: spesso chi fa musica s'impone dei limiti da solo.
Il musicista non ha i limiti d'opinione che può incontrare un giornalista, il quale deve rispettare una certa linea editoriale, ma può avere paura di perdere pubblico se prende una certa posizione, e questo può essere un fattore di condizionamento.
Secondo me un artista che non si espone non si rende conto che può spostare, ad esempio, molti più voti di chi prende posizione: nulla cambia o peggiora il Paese più del disimpegno e dell'indifferenza nei confronti di ciò che accade.
Bisogna poi dire che c'è anche un discorso di responsabilità: il giornalista ha precisamente il dovere di informare, mentre questo non è il compito dell'artista, anche se può decidere di trattare tematiche d'interesse pubblico.

Caparezza, l'arte può avere il pregio di decifrare la realtà e rivelarsi profetica: una canzone del tuo ultimo album tratteggia la svalutazione della storia come riferimento culturale e valoriale, soprattutto per i giovani, tanto che la Costituzione diventa nel tuo pezzo “l'ultima hit da spiaggia”. Risalgono a poche settimane fa le esternazioni di Marcello Dell'Utri riguardo una supposta retorica resistenziale nei libri di storia...

Certe cose si percepiscono. Noto una deculturizzazione generale del nostro Paese, chiamiamola così: l'Italia sta diventando sempre più conservatrice, sino a un livello estremo, tanto che oggi il capro espiatorio dei mali della società è diventato il diverso. In questo processo di deculturizzazione assume un ruolo importante il revisionismo di cui parlo in “Pimpami la storia”, che mi è stata ispirata da alcune considerazioni su Garibaldi, sul 25 aprile e la Costituzione. Culturalmente credo che nel nostro Paese stiamo vivendo una fase involutiva.

Quanto il sistema dei mass media - la televisione in primis - ha influito nel processo di deculturizzazione che descrivi?

Io penso che tale processo sia iniziato negli anni ‘70 con l'ascesa della tv privata, alla quale è stata data la possibilità di diventare diretta concorrente della tv di Stato.
La tv di Stato dovrebbe essere sempre guidata da un intento educativo, ma questa aspirazione è venuta meno, perché oggi la tv pubblica si è trovata a competere con il voyeurismo ed il pettegolezzo della tv commerciale, che non ha nessun interesse a realizzare programmi culturali. Questo errore che è stato fatto all'epoca ha dato sicuramente inizio a quello che stiamo vivendo oggi, ed a mio parere ha causato anche una determinata svolta politica.

Nel tuo ultimo album parli dei nuovi mezzi di comunicazione, come Live Space, che utilizzano i giovani grazie allo sviluppo di Internet. Credi che la rete contribuisca all'accrescimento della cultura e della responsabilità civile della società?

Come tutte le grandi invenzioni anche Internet può essere usata molto male, è il lato oscuro della medaglia. La rete è libera, ed in quanto tale ha un grande valore: ad esempio è possibile ottenere informazioni che nella televisione non passerebbero mai. Tuttavia, come accade per la televisione, anche Internet può diventare un pianerottolo del pettegolezzo, sta alla criticità ed all'intelligenza dell'utente utilizzarla in modo responsabile.
Perciò penso che l'utenza dovrebbe essere aiutata, incoraggiata in un utilizzo consapevole della rete: il progetto di un format giornalistico indipendente visibile anche tramite Internet assume enorme importanza, ma per raggiungere gli obiettivi che si pone il progetto deve rivolgersi al grande pubblico, e nel caso di Internet deve essere capace di far arrivare i navigatori delle rete alla piattaforma del format.
L'arte potrebbe essere a tal fine un ottimo traghetto, perché con la sua originalità è in grado di suscitare l'interesse del pubblico.

Daniele Ferro

da www.megachip.info - 4 giugno 2008





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Ultimo aggiornamento
26 novembre 2008