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Rai, il pluralismo della censura

Siamo in campagna elettorale e scatta l'assalto all'informazione. Non tutta, solo quella che osa mostrare, sugli schermi del servizio pubblico, il lato "B" della politica. Che si tratti dello scandalo Bergamini-Saccà, o del comportamento dell'ex ministro della giustizia Mastella, o del sistema di potere dell'Udc in Sicilia, il risultato non cambia. Il Consiglio dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in silenzio sul vero scempio mediatico di questi anni, i processi al sangue a reti unificate, richiama all'ordine il programma Annozero di Michele Santoro, giudicando lesive del pluralismo alcune puntate dedicate al rapporto tra politica e malaffare. L'accusa è attentato alle regole, l'individuazione dei corpi del reato è un trittico che disegna già le linee di intervento del centrodestra.
Raccontare al telutente che l'ex presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, per sua stessa ammissione, aveva rapporti con chi sapeva essere persone processate e condannate per reati di mafia, non si può. Se non in presenza del politico medesimo. Diversamente, si fanno processi mediatici. E' una balla ma va per la maggiore. Si dice pluralismo e si intende lottizzazione, la stessa che si rappresenta nella composizione dell'Autorità: quattro membri del centrodestra, quattro del centrosinistra (tra i quali un ex deputato dell'Udeur).
L'obiettivo politico è sfacciato: avvertirne uno per educare tutti gli altri all'autocensura, preparando così il terreno al prossimo editto bulgaro. Oggi più facile di ieri. Per il clamoroso fallimento del centrosinistra sulle leggi di riforma del settore televisivo, perchè Enzo Biagi non c'è più, perché Santoro lavora scortato dalle sentenze della magistratura del lavoro, perché i telegiornali sono già così prudenti, da evitare, come ha fatto il Tg1, di inserire nei titoli della sera la sentenza dell'Unione Europea contro l'abusivismo di Rete4.
Non conta nulla che Cuffaro, invitato, abbia rifiutato di partecipare ad Annozero. Non importa che a difendere le sue relazioni pericolose ci fosse un dirigente del partito.
Discutere con parlamentari e ministri di ogni orientamento, non dei reati commessi dall'illustre esponente dell'Udc, ma del suo codice di comportamento, è lesivo dell'obiettivà. Non interessa neppure che a parlare della moralità pubblica di due dirigenti Rai, fossero, in par condicio, un esponente dell'opposizione e uno del governo. In questo caso si trattava delle intercettazioni telefoniche tra due alti dirigenti Rai: Deborah Bergamini (firma di prima pagina del Riformista) e Agostino Saccà. Attentato al pluralismo (il terzo avvertimento) anche aver intervistato i due magistrati (Luigi De Magistris e Clementina Forleo) protagonisti dell'ultima bufera tra giustizia e politica.
Se negli Stati Uniti uno dei candidati in corsa per le primarie fosse stato condannato da un tribunale a cinque anni (per qualunque reato), potrebbe presentarsi alle elezioni, come probabilmente verrà chiesto a Cuffaro? La tramissione Annozero si chiudeva con questa semplice domanda. Purtroppo retorica.

Norma Rangeri

da www.ilmanifesto.it - 2 febbraio 2008



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Ultimo aggiornamento
26 novembre 2008