Sabato 24 novembre, attentato suicida a
Pagman, a 20 chilometri da
Kabul. Obiettivo della bomba le truppe italiane
impegnate
nell'inaugurazione di un ponte: un soldato e' morto, altri tre
sono
rimasti feriti.
All'ospedale di Emergency ci prepariamo
ad accogliere gli altri
feriti: al momento dell'esplosione, Mazhab e Farad,
12 anni, stavano
camminando verso la scuola; Mustafa', 25 anni, sorretto
dalle sue
stampelle, guardava i soldati al lavoro; Nazir osservava la scena
dal
tetto della sua casa.
In pronto soccorso si stabiliscono le
urgenze, in sala operatoria il
chirurgo arresta le emorragie e rimuove le
schegge.
Mustafa' e' gia' nel suo letto, immobile e muto: l'esplosione
gli ha
bruciato il volto, le schegge gli hanno procurato ferite al dorso
e
alle braccia. Quando l'infermiera alza il lenzuolo per la
medicazione,
si vede che Mustafa' e' gia' stato «vittima di guerra». Ha
subito
quella che tecnicamente si chiama «disarticolazione di
anca»:
un'amputazione radicale a cui si ricorre in caso di
devastazione
completa degli arti inferiori. Dieci anni fa, a 15 anni,
Mustafa' e'
saltato su una mina.
Per approfondimenti sull'attivita' di
Emergency in Afganistan:
www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=007&ln=It
Per sostenere le attivita' di Emergency:
www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&P=177&ln=It
dalla Newsletter di Emergency n. 45 del 30 novembre
2007