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Hanefi libero
Oggi il mediatore di Emergency protagonista nel rilascio di Daniele Mastrogiacomo è stato prosciolto dall'accusa di complicità con i Talebani e liberato dopo una detenzione illegittima durata quasi tre mesi
La notizia. Mercoledì sarebbero diventati 92 i giorni della prigionia di Ramatullah Hanefi, ma la clessidra del tempo si è interrotta oggi quando il mediatore afgano, protagonista nella difficile partita del rilascio di Daniele Mastrogiacomo, è stato riconsegnato alla libertà. La notizia riferita dallo staff di Emergency e riportata dal sito Peacereporter è stata confermata dal ministero degli Esteri e accolta con un coro di apprezzamento da parte della politica e dello stesso Mastrogiacomo.
Al momento, stando a quanto reso pubblico dalla ong che fa capo a Gino Strada, Ramatullah si troverebbe nell'ospedale della stessa organizzazione a Kabul. Una giornata importante per molti, macchiata però dallo preoccupazione per lo stato di salute in cui verserebbe il mediatore che tanto si è adoperato per il rilascio del giornalista di Repubblica: "Non sta bene, è ricoverato in ospedale", ha infatti riferito Maso Notarianni, attivista di Emergency e direttore del sito di informazione Peacereporter.
L'accusa. Attraverso la firma di un decreto di proscioglimento, per il dirigente sanitario di Emrgency è caduta l'accusa della presunta complicità con le forze talebane all'interno della vicenda del sequestro del giornalista italiano, del suo autista e del suo interprete (questi ultimi due uccisi dalle milizie integraliste). Hanefi ha così potuto vedere il suo avvocato: diritto che fino ad oggi gli era stato negato dalle autorità afghane. Come spiegato nel comunicato della ong, "la scarcerazione conseguente avverrà in tempi brevi, in seguito ad adempimenti procedurali", comunque si è di fatto raggiunta "la chiusura del procedimento a suo carico". Vauro Senesi, portavoce di Emrgency, ha specificato che "questo proscioglimento è stato deciso dal procuratore generale che ha valutato i fascicoli presentati dai servizi segreti afgani che non riteneva contenessero prove sufficienti per la sua incriminazione". Un'ipotesi, quella di collaborazionismo, che era stata da subito respinta dalla stessa ong, che indicava al contrario una volontà politica da parte di Kabul di punire la libertà e l'indipendenza che da sempre ha caratterizzato l' azione sanitaria di Emergency, che nel Paese ha curato indistintamente talebani e civili, tralasciando qualsiasi forma di discriminazione sociale, politica o religiosa. Proprio alla luce di questo convincimento, l'organizzazione aveva scelto qualche mese fa di lasciare l'Afghanistan temendo che fossero venuti meno la collaborazione con il governo di Kabul e le condizioni di sicurezza per il suo lavoro.
La polemica. Proprio su questa critica si fondava la richiesta avanzata ieri dalla sinistra italiana di annullare la conferenza sulla giustizia in Afghanistan prevista per il 6 luglio a Roma. Un appuntamento che appariva paradossale vista la completa illegalità della detenzione del mediatore di Emergency. "Non è accettabile che il governo italiano organizzi a Roma la Conferenza sulla giustizia in Afghanistan il prossimo 3 luglio, mentre sono calpestati i più elementari diritti umani, proprio a partire dalla detenzione illegale del rappresentante di Emergency, Rahmatullah Hanefi", hanno scritto in una interpellanza al ministro degli Esteri i senatori Franco Turigliatto (sospeso dal Prc), Mauro Bulgarelli (Verdi), Haidi Giuliani e Fosco Giannini (Prc), Franca Rame (Idv) e Fernando Rossi (espulso dal Pdci ora nel gruppo misto). I quali chiedevano inoltre al governo Prodi di far pressione sull'esecutivo di Karzai e di annullare la Conferenza, una "vera e propria beffa" frutto di un atteggiamento paradossale visto "che l'Italia finanzia con 50 milioni di euro un sistema giudiziario che per nefandezze è simile a quello dei Talibani e abbandona al suo destino chi ha aiutato il governo italiano mettendo a rischio la sua vita".
Le reazioni. "È proprio una bella notizia, eravamo preoccupati, ma abbiamo sempre lavorato con discrezione, con serietà, perché fosse fatta giustizia prima di tutto. Ero informato regolarmente su quanto faceva il nostro ambasciatore a Kabul", ha commentato Romano Prodi, aggiungendo: "Mi auguro anche che Emergency possa ritornare presto a svolgere la sua opera di cure e di assistenza in un Paese che ne ha tanto bisogno".
Gli scenari. Proprio sul ritorno della ong nel Paese per una ripresa delle sue attività ancora non ci sono posizioni univoche. Se per Vauro la liberazione di Hanefi "apre la possibilità per un ritorno", Gino Strada appare più cauto: "Aspettiamo, Hanefi non è ancora fisicamente libero, anche se dovrebbe esserlo a breve. La sua liberazione era solo una delle condizioni per la riapertura degli ospedali di Emergency in Afghanistan. La seconda era la garanzia di sicurezza per il personale e per i pazienti. Certo, la prospettiva di riprendere quel lavoro così freneticamente abbandonato e così intensamente costruito, è il sogno di sempre di Gino Strada.
Marzia Bonacci
da www.aprileonline.info – 16 giugno 2007

Ramatullah Hanefi