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Cecenia, torture senza fine

I racconti dei civili rapiti e torturati dai militari russi e dai miliziani kadyroviti

Queste sono alcune delle storie contenute in un rapporto che Human Rigths Watch ha presentato a Ginevra in occasione della 37esima riunione del Comitato Contro al Tortura delle Nazioni Unite.
Nel documento si denuncia il sistematico ricorso al rapimento e alla tortura nei confronti di civili ceceni innocenti, da parte di due strutture diverse che agiscono secondo logiche diverse. I militari russi dell’Orb-2 (Secondo Ufficio Investigativo Operativo) – allo scopo di ottenere false confessioni di colpevolezza per crimini e azioni commessi dai ribelli – e i miliziani ceceni di Ramzan Kadyrov – che invece di solito vogliono informazioni sui guerriglieri dai loro famigliari.

Rapiti dall’Orb-2. Marzo 2006. Sulim, 29 anni “Stavo andando al lavoro quando dieci uomini armati mi hanno fermato e costretto a entrare in un’auto. Mi hanno bendato, ammanettato e immobilizzato sul fondo dell’auto, sotto i sedili. Sono stato portato in una struttura detentiva dell’Orb-2 dove hanno iniziato a interrogarmi perché confessassi un crimine: potevo scegliere tra un attentato a un autobus, l’uccisione di due poliziotti o l’assassinio di una donna. Hanno fatto passare scariche elettriche applicando elettrodi alle mie dita e alla mia lingua. Mi hanno soffocato con una maschera anti-gas con il respiratore chiuso, mi hanno messo al muro con le gambe larghe e mi hanno preso a calci sui genitali. Poi mi hanno abbassato i pantaloni e minacciato di sodomizzarmi. E che avrebbero fatto lo stesso a mio fratello”.
Una settimana dopo, anche Salambek, fratello di Sulim, viene prelevato dagli uomini dell’Orb-2. “Hanno iniziato a picchiarmi in macchina, senza dirmi niente. Pensavo fosse perché nel 1999, prima dell’occupazione di Grozny, avevo aiutato a scavare, come tutti, trincee attorno alla città. Invece poi mi hanno detto che dovevo confessare attentati e uccisioni. Mi hanno torturato con l’elettricità e con una maschera anti-gas. Mi hanno preso a calci sui reni e poi steso a terra, schiacciandomi con gli scarponi la cassa toracica fino a fermarmi il cuore e il respiro. Hanno preso una mazza e hanno minacciato di sodomizzarmi con quella. Poi hanno detto che avrebbero preso mia moglie e l’avrebbero violentata davanti ai miei occhi. Alla fine ho sentito le urla di mio fratello, dalla cella accanto”.

Rapiti da Kadyrov. Giugno 2006. Magomed, 24 anni. “Gli uomini di Kadyrov hanno preso me e quattro miei amici fuori dal mio villaggio e mi hanno portato in una delle basi kadyrovite del villaggio di Tsentoroi. Ci hanno portato in un campo dietro la casa, dove ci hanno picchiato con bastoni per almeno cinque ore, orinandoci di dare loro informazioni sui ribelli del mio villaggio. Ma io non sapevo niente. Dopo diversi giorni mi hanno rilasciato, dicendo che se avessi parlato mi avrebbero ripreso e sarei sparito”.
Aprile 2006. Khamid, 60 anni, muratore. “I kadyroviti hanno fatto irruzione in casa mia e mi hanno portato in una base dell’Atc. Mi hanno accusato di fornire cibo e armi ai ribelli. Mi hanno picchiato, preso a calci e poi mi hanno collegato a una macchinetta infermale che dava scosse fortissime. Io soffro di cuore. Avevo paura di morire. Pur di farli smettere, gli ho detto che ero disposto a firmare qualsiasi accusa e che non avrei raccontato niente a nessuno. Poi sono stato male di cuore e ricoverato in ospedale”.
Dicembre 2005. Balaudi Malkaev è stato prelevato casa sua da uomini di Kadyrov con il volto coperto e portato in una base dell’Atc. Grazie a conoscenze all’interno dell’Atc, la famiglia di Balaudi è venuta a sapere che il ragazzo era stato trasferito alla base russa di Khankala. Sono andati a chiedere, ma hanno scoperto che non era più nemmeno lì. Hanno fatto denuncia di rapimento alle autorità cecene, che nell’aprile 2006 hanno aperto un’inchiesta: per omicidio. Da allora di Balaudi non si è saputo più nulla.

Enrico Piovesana

da www.peacereporter.net – 17 novembre 2006



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Ultimo aggiornamento
26 novembre 2008