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Massacro di civili nell'alba di Gaza
L'artiglieria israeliana colpisce Beit Hanoun alle 5.30 del mattino. Distrutta un'intera famiglia di palestinesi, colpiti nel sonno. Le vittime sono 19, in maggioranza bambini e donne. Hamas: romperemo la tregua. Tel Aviv, «addolorata», apre un'inchiesta
Il fuoco d'artiglieria vicino ad aree popolate aumenta di molto la probabilità di vittime civili. Perciò l'affermazione dei militari che non intendevano uccidere civili è una giustificazione disonesta». È stata questa la risposta del centro israeliano per i diritti umani, Betselem, a chi vorrebbe far passare come un semplice «errore» la strage compiuta ieri dalle forze armate dello Stato ebraico a Beit Hanoun, a nord di Gaza. I 19 morti, quasi tutti bambini (tra cui una neonata, Dima) e donne, pesano come un macigno e il massacro rischia di far precipitare la situazione. Hamas ha promesso vendetta ed ha esortato tutte le fazioni palestinesi a partecipare alla «punizione» d'Israele. Il governo Olmert da parte sua ha proclamato lo stato d'allerta.
Il massacro, hanno raccontato alcuni testimoni, è avvenuto poco dopo le 5.30 del mattino mentre, nelle proprie abitazioni, le famiglie colpite godevano della prima notte di completo riposo, dopo una settimana di paura in cui Beit Hanoun era stato teatro dell'operazione militare israeliana «Nubi d'autunno», che aveva lasciato sul terreno 60 morti. All'improvviso potenti esplosioni hanno investito sette case in Via Hamad, alla periferia nord del villaggio. «Dopo il primo colpo, la popolazione si è riversata in strada ed è finita sotto i colpi successivi. Ho assistito a qualcosa di orribile, di indimenticabile, temendo di venir colpito a mia volta», ha riferito Mohammed Adwan, un vicino delle famiglie prese di mira. Subito è apparsa evidente l'enormità dell'accaduto: cadaveri dilaniati e anneriti dalle esplosioni, pozze di sangue ovunque, mentre le ambulanze cercavano di raggiungere i feriti attraversando le strade semidistrutte dall'operazione «Nubi d'autunno». Nel corso della giornata è apparso chiaro che una famiglia, la Athamnah, era stata distrutta, con la morte di 17 dei suoi componenti. Tra questi i due fratellini Ahmed e Mohammed, 9 e 8 anni, che la mamma avrebbe svegliato appena passate le sei, per il primo giorno di scuola dopo l'operazione militare israeliana. Dai loro lettini Ahmed e Mohammed invece non si sono più alzati. Con loro sono morti altri 11 membri della famiglia, inclusa una cuginetta di un anno, Dima. «I proiettili sono caduti nelle camere, proprio nelle camere», urlava ieri disperato Ibrahim Athamneh, zio di Saed e Sadi. Nel pomeriggio è stata scavata una grande fossa comune, per seppellire le vittime, tra cui diversi dei 60 palestinesi uccisi durante l'ultima offensiva israeliana. Al cimitero non c'è più spazio.
L'orrore per la tragedia di Beit Hanoun ha suscitato dure reazioni fra i dirigenti palestinesi. Abu Mazen ha decretato tre giornate di lutto nazionale. «Faccio appello al mondo intero affinché guardi a questo terribile massacro. Queste operazioni barbare di Israele devono cessare», ha detto il presidente chiedendo l'intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Poi si è recato all'ospedale Shifa di Gaza city per donare sangue per i feriti con il premier di Ismail Haniyeh. Il portavoce del governo, Ghazi Hamad (Hamas), ha accusato Israele di essere «uno Stato di belve e di gangaster» che dovrebbe essere espulso dall'Onu e cancellato dalla carta geografica. Un altro dirigente, Nizar Rayan, ha assicurato Israele che gli attentati riprenderanno molto presto. Da Damasco è intervenuto anche il capo in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, minacciando Israele di rappresaglie e di mettere fine alla tregua unilaterale che la sua organizzazione rispetta da 20 mesi. «La nostra condanna non sarà di parole ma con i fatti. La resistenza risponderà. Invito tutte le fazioni ad unirsi in questa azione». Mashaal ha imputato agli Stati Uniti la responsabilità indiretta nel bagno di sangue a Beit Hanoun: sia per il sostegno incondizionato che danno a Israele, sia per i frammenti di un colpo di cannone trovati sul terreno che recavano la scritta «Made in Usa». Qualche ora dopo proteste sono esplose in Cisgiordania, per la strage a Gaza e per l'uccisione di cinque militanti palestinesi da parte di una squadra speciale israeliana vicino Jenin. Duri gli scontri ad Hebron, dove centinaia di manifestanti hanno attaccato con pietre alcune postazioni dell'esercito israeliano. Durante la giornata una quindicina di razzi sono stati sparati da Gaza verso le città di Sderot e di Ashqelon.
Il premier Ehud Olmert e il ministro della difesa Amir Peretz hanno espresso «dolore» e persino offerto «aiuti umanitari» ai palestinesi. Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha deplorato la «tragedia» e ha ricordato che essa è avvenuta nel contesto «di una lotta imposta dai palestinesi con i lanci di razzi». Il ministro Livni ha dimenticato che da quando Hamas ha vinto le elezioni (25 gennaio), Israele attua una forte pressione economica su Gaza - con effetti disastrosi - con la chiusura pressoché totale dei valichi commerciali e trattiene centinaia di milioni di dollari destinati ai palestinesi derivanti dalla raccolta dei dazi doganali e dell'Iva. Da parte sua il comandante della regione militare sud, Yoav Galant, ha detto che ieri mattina l'artiglieria ha sparato salve di 12 proiettili, per due volte successive, verso una zona deserta di Beit Hanoun a 500 metri dalle case colpite. «È abbastanza chiaro che le vittime sono state colpite dal nostro fuoco», ha ammesso, aggiungendo che l'inchiesta controllerà i sistemi di puntamento dei cannoni impiegati. Ma al termine delle indagini verranno presi provvedimenti? I palestinesi potranno chiedere giustizia? Galant a ciò non ha fatto alcun accenno. Il massacro di Beit Hanoun diventerà un altro «tragico errore», un danno collaterale della «lotta al terrorismo».
Michele Giorgio - Inviato a Beit Hanoun
da www.ilmanifesto.it – 9 novembre 2006