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Lodo Alfano, il fronte dell'abrogazione
Presentata la raccolta delle firme per la promuovere il referendum contro la legge che sospende i processi che coinvolgono le quattro più alte cariche dello stato. Con Di Pietro, Rifondazione, Pdci, Sd e i parisiani. Si parte sabato, banchetti anche alla manifestazione romana della sinistra.
Per tentare di abrogare il lodo Alfano - quello che sospende i processi alle quattro più alte cariche dello stato - tramite referendum ci saranno, oltre all'Italia dei valori, Rifondazione comunista, Sinistra democratica, il Pdci e "Democratici per la democrazia", il comitato dei parisiani nel Pd. La raccolta delle firme partirà sabato prossimo in 350 piazze italiane, tra cui le romane piazza Navona, piazza della Repubblica e piazza della Bocca della Verità. Le ultime due sono rispettivamente il punto di partenza e di arrivo del corteo organizzato dai partiti della sinistra contro il governo e Confindustria. Si punta a mettere assieme il mezzo milione di adesioni richiesto dalla Costituzione entro la fine dell'anno, la consegna in Cassazione è prevista per l'otto gennaio prossimo. L'iniziativa - accolta con diffidenza da tutto il Pd (escluso Arturo Parisi) che teme il boomerang di un eventuale fallimento - è stata presentata alla Camera dei deputati. Presente un rappresentante per ogni partito e movimento che la sostiene: Antonio Di Pietro per l'Idv, il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, poi Parisi, Carlo Leoni per Sd e Manuela Palermi per il Pdci.
Secondo Di Pietro la battaglia referendaria "è la naturale conseguenza di una legge voluta a tutti i costi dal presidente del Consiglio. Il lodo Alfano sancisce il passaggio dalla libertà provvisoria all'immunità provvisoria, che diventa di fatto permanente. E siccome noi riteniamo che la giustizia sia uguale per tutti, il referendum diventa necessario, anche alla luce delle decisioni di due tribunali (quelli in cui è imputato Berlusconi per il caso Mills e i fondi neri di Mediaset, ndr) che hanno spedito gli atti alla Corte Costituzionale". Alle obiezioni di chi sostiene l'inopportunità della consultazione popolare prima della sentenza della Consulta, l'ex pm risponde che la Corte giudica sulla legittimità, i cittadini sulla moralità. Per questo l'Italia dei valori punta "a sollecitare l'opinione pubblica in materia di diritto". A dimostrazione della "universalità" dell'iniziativa, Di Pietro ha anticipato che i moduli per la raccolta delle firme non recheranno simboli di partito o di qualsivoglia "primogenitura politica".
Andrea Scarchilli
da www.aprileonline.info - 7 ottobre 2008
