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Il lager di Bolzaneto

Sono passati sei e anni e mezzo, e qualcosa comincia finalmente ad uscire fuori. Non tanto su quanto accaduto nelle famose tre giornate del G8 di Genova, aperte giovedì 19 luglio dalla manifestazione migranti, e chiuse sabato 21 con il vergognoso sistema provocatorio, minaccioso e violento tenuto dalle forze dell'ordine nei confronti di trecentomila cittadini italiani e stranieri, condito nel finale dal sangue dei giovani che dormivano nella palestra Diaz. Nel mezzo, purtroppo indimenticabile, il pomeriggio di venerdì 20 luglio, con la morte di Carlo Giuliani.

Su tutto questo, bene o male, la verità comincia ad emergere; anche se, da come i processi si stanno svolgendo, chiudendo, o andando in prescrizione, già si è capito che verità non farà rima con giustizia. Ma chi non fosse stato a Genova in quei giorni, e volesse capire come in realtà si svolsero i fatti, con un minimo di ricerca e senso critico oramai un'idea abbastanza precisa può farsela attraverso video, documenti, fotografie, libri, testimonianze. Poi ci sono quelli che non vogliono vedere, altri che disinvoltamente nascondono l'evidenza. Ma questa è un'altra storia.

Adesso finalmente comincia invece a uscire fuori quanto accaduto nei giorni immediatamente successivi, e in particolare alla caserma di Bolzaneto, dove vennero trasferiti molti degli arrestati, che fu trasformata in un luogo di torture fisiche e psicologiche. Ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati (minacciati anche di essere sodomizzati), che passavano in mezzo a un corridoio formato da agenti pubblici che allegramente intonavano cori come "Uno-due-tre, Viva Pinochet!; quattro-cinque-sei, a morte tutti gli ebrei; sette-otto-nove, il negretto non commuove". Veri poeti da girone infernale, se non ci fosse già passata gente come Viriglio e Dante.

Questi e altri alcuni dei particolari rivelati nella seconda parte della requisitoria dei pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, iniziata lunedì mattina, nel corso del processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto. Gli imputati sono 45 appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia di stato, carabinieri e medici, spesso ai comandi delle operazioni, durante le quali ordinavano ai fermati di stare in piedi per ore e ore, nella posizione "del cigno" o "della ballerina", abbaiare come cani, mentre venivano affettuosamente colpiti da schiaffi alla testa e alla nuca; molto di mode, pare, anche lo strappo di piercing dal corpo, parti intime comprese. E poi molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti, anche in infermeria. "L'infermeria - sono state le parole del pm Miniati - divenne un luogo di ulteriore vessazione".

Non sono mancati nella requisitoria i riferimenti ad alcune testimonianze delle parti lese. Tra queste quella di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento: "Gli agenti mi hanno preso in giro per la mia bassa statura, insultandomi con "Nano buono per il circo", "Nano di merda", "Nano pedofilo". Il pm ha ricordato che il ragazzo per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, facendosi addosso i suoi bisogni e rimanendo sporco a lungo, "perchè gli impedirono di pulirsi".

Chissà cosa avranno da ribattere gli avvocati della difesa dei 45 imputati. Attendiamo con particolare curiosità, consapevoli che la fantasia spesso in queste circostanze può raggiungere livelli inimmaginabili, salvo poi trasformarsi magicamente in verità costruita, capace di assolvere i colpevoli.

Emiliano Sbaraglia

da www.aprileonline.info - 25 febbraio 2008




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11 dicembre 2009