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Scamarcio tra piombo e sangue. "Ma aspettate a giudicare il film"

In attesa dell'uscita nelle sale, arriva il trailer di "La prima linea" di De Maria, tratto dal libro autobiografico "Miccia corta": la storia di Segio e della Ronconi. Pallottole, esplosioni e momenti intimi per un pezzo della nostra storia recente. Il produttore Occhipinti replica alle polemiche: "E' il nostro Vietnam, va raccontato".

ROMA - Il trailer della pellicola italiana più preventivamente criticata degli ultimi anni - La prima linea di Renato De Maria, dal libro autobiografico Miccia corta di Sergio Segio - è racchiuso tra due frasi, poste strategicamente all'inizio e al termine della breve sequenza di immagini. Si comincia con la voce fuori campo del protagonista, Riccardo Scamarcio: "Negli anni Settanta sono stato tra i fondatori del gruppo armato... abbiamo fatto cose da pazzi... eravamo convinti di avere ragione: avevamo scambiato il tramonto con l'alba". Mentre alla fine appare una scritta che rimanda alle polemiche che hanno riempito le pagine dei giornali: "Un film - si legge - di cui tutti hanno parlato, e nessuno ha ancora visto".

Due frasi che rappresentano due punti di vista importanti, per capire il senso dell'opera: il primo è quello di Segio, appunto, cioè di uno di quelli che ha vissuto in prima persona la folle stagione del terrorismo. E che qui spiega (in maniera ovviamente parziale, personale) la visione distorta che lo ha portato a uccidere. Il secondo, invece, è il punto di vista del regista e del produttore, Andrea Occhipinti (lo stesso che ha permesso la realizzazione del Divo di Paolo Sorrentino). I quali, indirettamente, ricordano che un film va giudicato solo dopo averlo guardato. E non prima.

Cosa che, nel caso specifico, non è avvenuta. Visto che poche pellicole state tanto discusse "a monte" come questa. A spiegare, in parte, questa anomalia, c'è il fatto che la materia trattata da La prima linea è e resta incandescente, in un Paese che ancora non ha fatto i conti col suo passato recente: la storia, infatti, raccontata in prima persona, è quella di Segio (interpretato da Scamarcio) e della sua compagna Susanna Ronconi, che lui - è questo il cuore del film - fa evadere dal carcere. In un'azione violenta che lascia sul campo una vittima innocente: il passante sessantaquattrenne Angelo Furlan.

Da qui le proteste delle associazioni delle vittime del terrorismo. Indignate soprattutto per il finanziamento pubblico, il milione e mezzo ottenuto dal Ministero. Ecco perché il film, prima di uscire nelle sale (il prossimo 27 novembre), è stato presentato in un festival molto lontano dall'Italia e dai suoi dibattiti troppo roventi: il Festival di Toronto, dove è stato accolto bene da pubblico e critica.

E adesso, in attesa dell'arrivo ormai imminente nei cinema, ecco il trailer. Meno di due minuti di sequenze tese, cupe come cupa è stata quella stagione, centrate su tre elementi principali. L'intensità dei volti di Scamarcio e di Giovanna Mezzogiorno, nei panni dei due terroristi che si amano. Il rumore delle pallottole e delle esplosioni, che diventa parte della loro vita. E l'ambiguità del personaggio di Segio: che all'inizio del trailer fa sì autocritica, ma che nel resto delle sequenze, quelle del suo periodo militante, sembra convintissimo della strada scelta. Pronto a mentire senza fare una piega, pur di andare avanti nel suo percorso insanguinato.

Dunque tra colpi di mitra e carceri assaltate, tra scene passionali tra i due protagonisti e irruzioni della polizia, scorre comunque un pezzo importante di una stagione oscura della nostra storia. In un film che ha convinto non solo i tecnici del Ministero (che prima di erogare il finanziamento chiedono visione della sceneggiatura e garanzie sulla solidità produttiva del progetto), ma ha conquistato anche i fratelli Dardenne. Registi importanti, vincitori di Palma d'oro a Cannes, che hanno deciso di co-produrre il film, e che, per manifestare il loro completo sostegno, parteciperanno anche alla conferenza stampa di presentazione, che si svolgerà a Roma nei prossimi giorni.

Certo, come inevitabile, alla Lucky Red - la società di Andrea Occhipinti - in questi giorni si respira una certa preoccupazione: il timore è che, ancora una volta, il rumore della polemica politica soffochi un film che indubbiamente va visto e giudicato per quello che è. In questo senso, secondo il produttore, la prova delle sale sarà decisiva, per ristabilire il valore e l'equilibrio dell'opera: "Chi ha erogato il finanziamento pubblico ci ha pensato bene - spiega Occhipinti a Repubblica.it - non credo siano tutti pazzi. Non credo siano pazzi i fratelli Dardenne, o Euroimages, o le altre società o istituzioni che sono coinvolte nel progetto. Io sono orgoglioso di aver fatto questo film: credo sia un contributo importante, per parlare della nostra storia recente. Credo abbia ragione il regista, Renato De Maria: quegli anni sono stati il nostro Vietnam. Ed è giusto raccontarli, anche al cinema".

Quanto alle famiglie delle vittime, Occhipinti conclude dicendo che "fanno bene a essere incazzate: perché lo Stato le ha dimenticate, abbandonate".

di Claudia Morgoglione - 3 novembre 2009

da http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/la-prima-linea/la-prima-linea/la-prima-linea.html

Riccardo Scamarcio


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11 dicembre 2009